Morbidelli: «Le mie vittorie nel segno di Valentino»

Morbidelli: «Le mie vittorie nel segno di Valentino»
di Flavio Atzori
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Venerdì 3 Novembre 2017, 15:46

Storia di un campione della porta accanto, di un ragazzo cittadino del mondo con sangue romano, animo della terra dei motori e sfumature a passo di samba. Franco Morbidelli, classe 1994, fresco iridato in Moto2, ha l'entusiasmo e il disincanto di chi apprezza la vita, nella sua bellezza così come nelle sue difficoltà, nel quotidiano come su di una moto. Ragazzo divenuto uomo in fretta, ha saputo coniugare la spensieratezza di una serata con gli amici con la professionalità di chi è cosciente che, senza umiltà, dedizione e fatica non si diventa campioni, anche se si è dotati di un talento come il suo. Lui, persona di parola, campione lo è diventato.
A inizio anno si era posto come obiettivo il campionato del mondo. Obiettivo centrato...
«È vero, ma non è stato semplice. Anche quando sembrava che dominassi le gare non c'era nulla di facile. È stata una stagione bellissima, fantastica, il mio anno più bello sportivamente parlando, me lo ricorderò per tutta la vita. Ho vinto otto gare, non capita spesso. Abbiamo festeggiato tanto e gioito tanto, certo, ma ci sono stati anche dei momenti difficili. A Brno per esempio quando stavo vincendo ma è iniziato a piovere e in quella gara sprint ha vinto Luthi, o a Misano quando sono caduto in gara. Era il mio gran premio di casa, volevo fare bene e forse ho esagerato. Anzi, senza forse, ho esagerato (ride, ndc). Io però sono rimasto sempre tranquillo: sapevo che in un campionato del mondo non può essere sempre rose e fiori, e proprio in quei momenti più duri bisogna dare il massimo ancor più di quando si sta vincendo».
Il mondiale Moto2 è arrivato. Il 2018 sarà l'anno della MotoGp.
«Sarà interessante, sarà bellissimo e ringrazio il mio team che mi dà questa opportunità, ringrazio la Honda, sarà interessante. È una moto bellissima. Credo che in questo momento del campionato sia la moto più in forma di tutte. Sono molto contento, mi aspetto tanta più potenza nel motore, nei freni, in ogni aspetto: dovrò essere pronto a imparare in fretta».
Il prossimo anno dunque correrà contro Valentino Rossi. Quanto è stato importante il rapporto con lui per la tua crescita?
«Dirti una sola cosa nello specifico che ho appreso da Valentino che mi ha permesso di vincere o migliorare come pilota o nella vita è veramente difficile. È da quando ho 13 anni che lo conosco e da quando ho 13 anni che sto insieme a lui spessissimo, quindi è difficile dire cosa ho imparato da lui e cosa ho messo di mio per migliorarmi in pista come nella vita. Posso dire però che la situazione nella quale si allena l'Academy è da sogno, incredibile. Gli allenamenti sono di livello altissimo e questo grazie a quello che ha creato Valentino. Questo è sicuramente un fattore che mi ha permesso di diventare il pilota che sono e anche che mi ha fatto vincere questo mondiale».
Babucce, vicino Tavullia, è la sua città adottiva. Qui papà Livio la portò a dieci anni scommettendo sul tuo talento. Che rapporto ha con questa realtà?
«Mi son trovato subito bene qui, è un paesino piccolino. Da un paio d'anni mi sono trasferito proprio a Tavullia, in centro... (ride, ndc). Ho un sacco di amici, faccio una vita normale, esco, vado al bar, andiamo in discoteca... È una vita normale».
Fino a dieci anni però ha vissuto a Roma, sua città natale. Che ricordi ha?
«È la città più bella del mondo. Io vivevo a San Giovanni, all'Alberone. Ho ancora la mia famiglia là, mia zia, mia nonna, e anche la famiglia paterna e mio cugino al quale sono molto legato. Non mi ricordo l'ultima volta che sono stato a Roma; sarà stato quattro anni fa... Dovrei passarci un po' più spesso a trovare la mia famiglia, o i miei amici di infanzia».
Quanto c'è in lei di quell'animo brasiliano che viene dalla mamma?
«Mia mamma mi ha insegnato il portoghese. Poi sai, da piccolo c'erano queste feste brasiliane a Roma a cui partecipavo con lei e la famiglia, veramente belle. Sono andato più volte in Brasile, l'ultima quest'estate. Io mi si sento per la maggior parte italiano, se dovessi darti una percentuale ti direi che mi sento all'80% italiano. Poi c'è anche questa sfumatura di brasilianità che è presente. Sono tipo da relax come ho scritto sulla maglietta celebrativa del campionato del mondo a Sepang. Chiaro, mi sento italiano, è il paese dove vivo e dove sto benissimo».
Italiano, romano, romagnolo, brasiliano, poco importa. Si sente più che altro cittadino del mondo?
«Alla fine è bello capire un po' tutte queste culture».
Ragazzo profondo Morbidelli, portatore di quei valori semplici e naturali che vanno oltre la sua grandezza di pilota.

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