Hamilton-Vettel ad alta tensione, il Circus scopre la nuova rivalità

Martedì 27 Giugno 2017 di Claudio Russo
Il sogno del duello che entrambi invocavano, duro ma leale, è svanito in un attimo. Litigi, polemiche e la prospettiva che il campionato possa continuare con ipotesi di rischi inaccettabili, di scontri non soltanto verbali. Una rivalità che potrebbe trasformarsi in un odio insano. Ora debbono essere le squadre a intervenire, a gettare acqua sul fuoco. Ci vorrebbe un chiarimento, un faccia a faccia per spiegarsi, ma loro non si sono ancora parlati. E fra due settimane si ritroveranno in pista per il GP d'Austria. «C'eravamo tanti amati, per un anno e forse più...», era la prima strofa di una celebre canzone (Come pioveva), scritta nel 1918. Potrebbero interpretarla anche Vettel e Hamilton. È già finito per loro il tempo delle strette di mano e delle pacche sulle spalle. Queste ormai se le danno in pista con le macchine.

SCINTILLE
Domenica a Baku il falso idillio fra i due piloti è andato in onda al 19° giro di una gara che per tutta la sua durata è stata costellata da incidenti e colpi di scena, tanto da diventare una delle più emozionanti e spettacolari degli ultimi tempi. Uscita da curva 15: l'inglese in testa alla corsa dietro alla safety car rallenta improvvisamente, da circa 100 km orari alla metà e Vettel che lo segue da vicino lo tampona leggermente. Rovinando l'ala anteriore della sua Ferrari e l'estrattore della Mercedes di Lewis. Sebastian gesticola con entrambe le mani alzate, poi la sua vettura affianca sulla sinistra quella del rivale e la colpisce sul lato destro. Un gesto, quello del tedesco, che i commissari sportivi sanzionano con 10 secondi di penalità in una sosta ai box.

 

Poi la corsa termina con un podio imprevedibile, vittoria di Ricciardo davanti a Bottas e Stroll, e una serie di pesanti accuse fra i due protagonisti dell'episodio, in parte decisivo, dell'incidente. «Non capisco - dice in sintesi Vettel - perché hanno punito me e non lui. Ha fatto una frenata nel momento in cui avrebbe dovuto accelerare. È stata una manovra pericolosa per chi stava dietro». La replica non si fa attendere. Hamilton dichiara: «È talmente palese quello che è successo che non c'è neanche bisogno di parlarne. Posso solo dire che non è la condotta che ci si aspetta da un quattro volte campione del mondo».

SCONTRI ACCESI
La F1 è un'antologia di alterchi e risse, in pista e fuori, tra piloti. Una volta a Estoril Senna chiuse Mansell contro un muretto. Nella sua biografia Nigel ha scritto: «Dopo quell'azione da pazzo sono andato a prenderlo per la gola». Il brasiliano è stato protagonista di una clamorosa serie di incidenti con Prost mentre entrambi lottavano per il titolo. Nel 1989 da compagni alla McLaren, il francese lo aveva stretto mandandolo fuoripista a Suzuka. L'anno dopo, sempre in Giappone, quando Alain era passato alla Ferrari, Senna lo investì alla prima curva. Solo qualche tempo dopo confessò: «Era una manovra premeditata». Per stare agli ultimi decenni, nel 1992, durante delle prove a Hockenheim, Senna e Schumacher vennero divisi dai meccanici mentre stavano per gettarsi uno contro l'altro per un'incomprensione mentre viaggiavano a 300 all'ora. Nel 98 a Spa, Coulthard rallentò improvvisamente sotto una pioggia battente e venne tamponato da Schumacher che era in testa ed ebbe la macchina distrutta. Michael venne fermato da Domenicali mentre stava per aggredire lo scozzese. Ci vorrebbero pagine e pagine per raccontare di questi scontri avvenuti anche fra compagni di squadra. Adesso però sarebbe necessario calmare gli animi prima che la situazione degeneri. Qualcuno dovrebbe spiegare a Hamilton, recidivo nei rallentamenti pericolosi, che sarebbe meglio evitarli. E la Ferrari dovrebbe chiedere a Vettel di essere meno impulsivo e nervoso. Bisogna dire che Toto Wolff, capo della Mercedes ha già fatto un passo avanti: «Non credo che il gesto di Seb sia stato premeditato. E sono convinto che con questa rivalità il campionato sarà più bello e avvincente». E tutti sperano che abbia ragione.
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