Scossa Ferrari, si demette Domenicali
«Le cose non vanno? Colpa mia»

Scossa Ferrari, si demette Domenicali «Le cose non vanno? Colpa mia»
di Giorgio Ursicino
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Martedì 15 Aprile 2014, 09:51 - Ultimo aggiornamento: 18:30

dal nostro inviato

NEW YORK Terremoto alla Ferrari. Si è dimesso il “team principal” del Cavallino, il responsabile della Gestione Sportiva come storicamente è definito quel ruolo nella squadra di F1 più importante e famosa del pianeta. Al suo posto, a Maranello, arriva Marco Mattiacci, un romano di 43 anni, attuale Ad di Ferrari North America (il primo mercato per l’azienda), un manager di grande esperienza commerciale, ma meno di corse e, soprattutto, di F1. Lascia il numero uno, quindi, lo strappo più forte nell’era ormai ultra ventennale del presidente Montezemolo. Un periodo a cavallo fra due millenni fatto di trionfi e vittorie, organizzazione e strategie, soprattutto di continuità. Sicuramente l’epoca più gloriosa per la nazionale dei motori italiana. «Mi assumo tutte le responsabilità, lascio per dare una scossa», ha salutato Domenicali.

I RINGRAZIAMENTI DI RITO

Montezemolo lo ha ringraziato: «Ho stima e affetto per lui, ha fatto tanto. Anche in questo momento in cui ha messo gli interessi della squadra davanti ai suoi». Tre anni fa, più o meno di questo periodo, un altro dei ragazzi del Presidente aveva “abbandonato” la nave: il direttore tecnico Aldo Costa che poi è passato alla Mercedes e disegnato l’attuale Freccia d’Argento che pare imbattibile. L’ingegnere di Parma, che tanto aveva contribuito ai successi di Schumi, era “solo” il Direttore Tecnico. Domenicali molto di più: era l’uomo che aveva in pugno la squadra, la scelta e la gestione dei piloti, i rapporti con la Federazione e con Ecclestone, il controllo dell’evoluzione dei regolamenti. Proprio quest’ultimo aspetto è forse la causa principale dell’avvicendamento. Domenicali è infatti il manager che ha seguito passo passo la nascita della nuova F1 poco gradita a Montezemolo (consumo e rumore) e che ora è così difficile da cambiare. Nel 2011 Costa lasciò dopo un inizio di stagione altrettanto negativo (nelle primi 5 gare 4 le vinse Vettel, per Alonso un solo podio) che seguì la disfatta 2010 di Abu Dhabi. Ora come allora la decisione dei manager è condivisa dal Presidente che ha sempre avuto con i suoi uomini rapporti strettissimi e agito nell’interesse della squadra.

UNA STAGIONE DIFFICILE

Per il numero uno del Cavallino l’inizio di stagione più complicato e forse amaro da quando alla fine del 1991 è tornato a Maranello con i massimi poteri per rilanciare il team e l’intera azienda, obiettivi centrati con risultati andati oltre ogni aspettativa. Proprio nei giorni in cui Cda approvava il bilancio migliore della storia (utili record a 246 milioni abbassando addirittura la produzione), tristezze e delusioni arrivavano dalla parte sportiva. Prima il dramma dell’amico fraterno Michael, poi la scoperta che la F14T non era affatto l’astronave della riscossa. Infine le risposte indirette e un po’ piccate di un altro suo grande ex collaboratore (insieme hanno scritto le pagine più vincenti della Ferrari) alla richiesta di rivedere le nuove regole per il bene della F1. «Cambiare cose appena cambiate? Non siamo mica la repubblica delle banane», aveva dichiarato con poca classe il presidente della Fia Todt a Sakhir. Domenicali lavorava da 23 anni alla Ferrari, era arrivato come Montezemolo nel 1991. Con il Cavallino è cresciuto, il Presidente lo ha promosso e sostenuto anche nei momenti difficili. In più occasioni gli ha dato chance per uscire dalla palude. Ha pagato anche errori non suoi, ma questa è la vita dei numeri uno. Pure tanta sfortuna come con Massa nel 2008 e Alonso nel 2010. Domenicali era al comando quando Costa si dimise ed era al comando quando arrivò Pat Fry che ha combinato ben poco, come per il momento non è stata una scelta troppo vincente il ritorno di James Allison considerato il mago della Lotus. In molte di queste mosse la pressione messa da Alonso per cercare di migliorare la situazione (Fernando aveva lavorato con Fry alla McLaren e con Allison alla Renault).

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