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«Io, pilota per sempre» Biaggi e il ritorno in pista a Misano, a tre anni dall'addio alla Superbike

«Io, pilota per sempre» Biaggi e il ritorno in pista a Misano, a tre anni dall'addio alla Superbike
di Luca Semprini
3 Minuti di Lettura
Lunedì 22 Giugno 2015, 05:27 - Ultimo aggiornamento: 10:41

Il primo amore non si scorda mai. Lo sa bene Max Biaggi, che a (quasi) 44 anni ha deciso di rimettersi in gioco, anche se solo per un fine settimana, e sfidare i suoi presunti eredi nel GP di Misano della Superbike. Una sfida solo apparentemente giocosa, che ha sconvolto gli equilibri in pista e riportato tifosi e addetti ai lavori indietro nel tempo. Primo al venerdì e quinto in qualifica, ma a soli 21 millesimi dal secondo tempo, il Corsaro è salpato a caccia di nuovi tesori nella Riviera romagnola, raccogliendo due sesti posti che valgono oro. «Ho provato così tante emozioni che per almeno sei mesi posso campare di rendita - ha commentato il sei volte iridato - Sono contento del risultato. Avrei potuto fare di più, ma in questi casi è anche questione d'abitudine. Resta un po' d'amaro in bocca, ma non come quando correvo di professione». Tempi alla mano, però, Biaggi non solo è ancora pilota, ma anche in grado di sfidare i suoi successori ad armi pari. «Sono ancora veloce e costante - ha detto - Quando abbasso la visiera, sono di nuovo solo contro tutti, ma con meno armi addosso e 20 anni in più. Tornare a correre davanti al mio pubblico è stata una festa senza secondi fini, la cattiveria agonistica non è quella di una volta. Rispetto al passato, sono uno zuccherino». Una bugia bianca, quella di Biaggi, che ha messo il sale sulla coda dei protagonisti del campionato, soprattutto gli “ufficiali” Aprilia. «Sotto questo punto di vista, l'operazione ha avuto successo. Ma non ambivo al primo posto, non sono più un pilota da corsa, semmai da compagnia». Ride.

UNA SCELTA DIFFICILE
Tornare e confermarsi ad alto livello a quasi tre anni dall'ultima gara - nel 2012 a Magny Cours, dove vinse rocambolescamente il mondiale per mezzo punto - potrebbe dare adito ripensamenti, se non addirittura rimpianti. Una scelta chiara e decisa, quella di Biaggi, ma non per questo facile. «Soprattutto il primo anno, quando ho visto le prime gare dall'esterno, una prospettiva inusuale per me - ha raccontato il romano, passato al ruolo di commentatore con Mediaset - È difficile fare a meno della routine alla quale ero abituato. Cadalora mi aveva avvertito: “mi svegliavo e cercavo il casco, per poi capire che ero nel letto di casa”. È tutto vero». Forse anche per questo, Biaggi ha continuato a macinare chilometri con le due ruote. Inizialmente con il supermotard, ma le sirene della velocità lo hanno presto sedotto e riportato ai templi della velocità. Inizialmente per qualche test occasionale con la MotoGp, e poi come collaudatore a tempo pieno per Aprilia, Casa con la quale ha vinto cinque dei suoi sei titoli mondiali. L'appetito vien mangiando e, lentamente quanto inesorabilmente, Biaggi ha deciso di tornare “Max” per una volta. «L'idea è nata alla fine dell'anno scorso, ma la conferma definitiva è arrivata solo dieci giorni fa» ha raccontato. Quasi un secondo debutto, visti i quasi mille giorni dall'ultima bandiera a scacchi. «Ma nel 1991 ero molto più teso - ha confessato - Non sapevo cosa aspettarmi, era tutto nuovo. Ora sono più consapevole ed esperto, anche se, a volte, questo può rappresentare un freno». Ad attenderlo nei box, la fedele compagna di tante avventure - l'Aprilia RSV4 - che però, quest'anno, ha dovuto rifarsi il look per adattarsi ad un regolamento tecnico più vicino al prodotto di serie. «Ne hanno castrato le prestazioni - ha osservato Biaggi - Ora è meno veloce e meno facile da mettere a punto. Il fatto che Aprilia abbia deciso all'ultimo di continuare con la SBK è un alibi vero, ma intanto Kawasaki e Ducati ne hanno approfittato». Biaggi avrà comunque occasione di prendersi la rivincita. Manca solo l'ufficialità, ma il romano disputerà un'altra gara wild-card nel GP di Sepang (2 agosto). «Sarebbe la ciliegina sulla torta - ha detto - Questo è stato un rodaggio per me. Non voglio darmi un voto ma so che, se continuassi a correre, mi avvicinerei ancora». Quando si nasce piloti, lo si resta per sempre.