Da Sarri ad Alisson a Felipe: l’Italia fa la Premier League (sempre) più bella

Venerdì 10 Agosto 2018 di Benedetto Saccà
Come ogni anno, la Premier League piove prima di Ferragosto, a spegnere l’estate del pallone. Da oggi si ricomincerà a regalare spettacolo in un viaggio che si concluderà il 12 maggio. La prima partita si giocherà questa sera all’Old Trafford e opporrà il Manchester Utd di Mourinho al Leicester City (ore 21, Sky Sport Football). Dunque, prima di riposare per le nazionali, si giocheranno quattro turni: ed è logico che a beneficiarne saranno le diverse selezioni.

Grande novità dell’estate del 2018 è stata l’anticipo della fine del calciomercato. In un panorama senza increspature la finestra si è chiusa giusto ieri sera. Di grandi affari in extremis non si è intravista neppure l’ombra: anche se, va detto, lo scenario era immaginabile, considerando che nel corso dell’estate le 20 società della Premier hanno registrato un passivo totale di oltre 900 milioni di euro.

Nonostante i debiti, e le polemiche, e gli anni che ormai scivolano, la Premier League resta comunque il campionato più affascinante e incerto d’Europa: perché conosce il segreto esatto per evolvere e mutare (rimanendo fedele a sé), sfruttando la potenza della tradizione. È la tradizione ad agire e ad attrarre capitali e, quindi, allenatori e giocatori di spessore. E la tradizione, per capirsi, è il riflesso di un cammino secolare, intrecciato alla cultura e al grado di civiltà di un Paese. Non si compra certo spendendo 100 milioni a Madrid.

Nel trasformarsi la Premier League quest’anno ha salutato Wenger, che ha lasciato l’Arsenal dopo 22 anni in favore di Emery, e ha accolto con una certa curiosità l’estro di Maurizio Sarri, planato – in giacca e cravatta – sulla panchina del Chelsea per sostituire Antonio Conte. E sarà interessante, tra otto giorni, alla seconda giornata, guardare proprio il Chelsea e l’Arsenal sfidarsi nel primo derby della stagione.

Volendo valutare bene il valore e la statura delle rose, comunque, né i Blues né i Gunners sembrano meritare al momento i favori dei pronostici per il trionfo finale. Piuttosto, a Sarri e a Emery ora appare più connaturale l’abito dell’inseguitore. Del resto le due squadre londinesi vivono il periodo embrionale di una gestione tecnica e, dunque, senz’altro avranno bisogno di un cammino di rodaggio e assestamento tattico nell’arco dei prossimi mesi. A spiccare, a Londra, naturalmente è stato l’arrivo di Kepa in blue, pagato la pazzia di 80 milioni e divenuto il portiere più caro della storia.

E non è tutto. Si è trasferito a Stamford Bridge anche Jorginho, decollando da Napoli per seguire Sarri. E, allora, dal fondo del campionato inglese va risalendo da settimane una tendenza che adesso affiora sulla superficie dell’attualità. Perché tanti sono stati i protagonisti che durante l’estate hanno camminato dalla nostra Serie A alla Premier, tra l’altro allargando lo scarto che già separava tra i due tornei. Di Sarri e Jorginho si è detto. Così all’elenco bisogna aggiungere Alisson, passato dalla Roma al Liverpool, e Felipe Anderson, partito dalla Lazio per atterrare al West Ham. Insomma l’Italia ha versato quattro gocce di puro talento nel fiume inglese. È vero che si è arricchita sotto il profilo economico, ma non è falso che si sia impoverita sul piano delle cifre tecniche.

A condividere la seconda fila con i Blues saranno il Tottenham di Pochettino – cui evidentemente dev’essere piaciuto intonare un inno all’immobilità durante l’estate – e il Manchester Utd, che ha accolto (accolto...) solo Fred e Diogo Dalot, e infatti Mou ha cominciato subito a protestare e a prefigurare ipotesi di fallimenti. Non bastasse, ha incassato pure il gran rifiuto di Godin. Davanti a tutto, e a tutti, però, saranno due squadroni: cioè: il Manchester City campione e il Liverpool. Guidati da quel genio di Guardiola, i Citizens hanno posato, su un’intelaiatura già prossima alla perfezione, i guizzi di Mahrez. E, non per caso, hanno vinto il Community Shield in scioltezza contro il Chelsea qualche giorno fa. Invece i Reds hanno speso un mare di sterline per avere Alisson, Naby Keita e Fabinho. Tutto e ogni cosa dipenderanno, però, dalle fortune di Pep. Meravigliare: lui è fatto per quel gesto.
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