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Superlega, De Zerbi: «Non vorrei giocare con il Milan». Guardiola: «Non è più sport»

Martedì 20 Aprile 2021
Superlega, De Zerbi: «Non vorrei giocare con il Milan». Guardiola: «Non è più sport»

La Superlega lede i diritti delle squadre più deboli. Ne è certo il tecnico del Sassuolo, Roberto De Zerbi, che a proposito del nuovo torneo oggi ha dichiarato: «Sono molto toccato e arrabbiato di questa cosa a tal punto che ne abbiamo parlato con la squadra per una mezz'ora. È giusto fermarsi come ogni tanto accadeva a scuola. Sono arrabbiato perché è stato fatto un colpo di stato nel calcio», così il ct del Sassuolo. Alla vigilia della sfida di campionato con il Milan, De Zerbi ha poi aggiunto che si tratta di «un comportamento che va a ledere il diritto che il più debole possa farsi strada, come se un figlio di un operaio non possa sognare di fare il chirurgo o l'avvocato. Domani non avrei piacere a giocare la partita perché il Milan fa parte di queste tre squadre», così l'allenatore del Sassuolo.

Guardiola

Ovviamente, la decisione di 12 club di dar vita alla "secessione" del campionato europeo ha raccolto più di una critica anche da parte di allenatori del calcio estero. Lapidario, a tal proposito, il tecnico del Manchester City Pep Guardiola: «La Superlega non è sport», ha dichiarato criticando il sistema chiuso ad inviti, che caratterizza la nuova competizione. «Quando non esiste relazione tra l'impego e il risultato, non è più sport - ha dichiarato il tecnico catalano alla vigilia della partita contro l'Aston Villa -. Ma stiamo parlando solo di un comunicato. Sono altre le persone che devono chiarire, che hanno l'obbligo e il dovere di uscire allo scoperto al più presto e di spiegare a tutto il mondo quale è la situazione e il perché della loro decisione. L'Ajax ha vinto quattro o cinque Coppe dei Campioni e non c'è? Devono spiegarlo a tutti noi», così Guardiola.

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Ulivieri

Ma De Zerbi e Guardiola non sono gli unici che - in queste ore - hanno usato parole molto dure nei confronti del nuovo torneo: «La Superlega è una porcheria nei confronti del sistema calcio» ha commentato senza mezzi termini il presidente dell'Associazione italiana allenatori di calcio (Aiac), Renzo Ulivieri. Che oggi è intervenuto al programma Un Giorno da Pecora, in onda su Rai Radio1. Infatti la Superlega è «anche ai livelli inferiori, pensata per risolvere i problemi economici delle squadre che hanno sbagliato tutto nella gestione delle società. Questo è un duro colpo ai campionati nazionali. Juventus, Inter e Milan non possono continuare a stare nella Serie A», così Ulivieri.

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«La Juve - ha concluso il presidente dell'Aiac - ha vinto molti campionati perché si è organizzata meglio, perché ha speso più soldi ma anche perché ha fatto molti debiti. Negli ultimi tre anni hanno fatto errori gravissimi indebitando la società Escluderla dalla Serie A con Inter e Milan? Credo verrà fatto, forse non da questa stagione. Non possono continuare a stare nella Serie A andando nella Superlega», così Ulivieri.

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Ranieri

Anche il ct della Sampdoria Claudio Ranieri, che in Premier League ha realizzato l'impresa del Leicester, ha voluto dire la sua: «Leggendo quello che vogliono fare alcuni club europei - ha dichiarato - la prima cosa che mi è venuta alla memoria è stata l'impresa del Leicester. A prescindere che ci sia di mezzo anche io. Il bello del calcio è proprio questo: dove il più piccolo può competere con i grandi giganti del calcio mondiale». Queste le parole dell'ex allenatore del Leicester in una conferenza stampa. «Quello che stanno cercando di fare - prosegue Ranieri alla vigilia del match contro il Sassuolo - è sbagliato, non è giusto, non è calcio. Mi auguro soltanto una cosa: che Fifa e Uefa abbiano gli strumenti idonei per lottare contro questo grosso gigante e che abbiano la volontà di lottare», così Ranieri.

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Mihajlovic

Ci va giù pesante anche l'allenatore del Bologna, Sinisa Mihajlovic: «Per me è una cosa brutta, il calcio è lo sport più seguito al mondo, più amato, perché dà la possibilità qualche volta alle squadre piccole di vincere contro le grandi. I ricchi diventano più ricchi e i poveri ancora più poveri. Non è questo lo spirito dello sport. Non la condivido e non mi piace. È solo una questione di soldi e toglie al calcio la possibilità di competere. Nello sport i piccoli possono battere i grandi», così Mihajlovic sulla nascita della Superlega.

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«Poi chiaro - ha concluso il ct del Bologna - un big match è sempre bello da vedere. Le 12 incasseranno 350 milioni subito? Gli piace vincere facile, facciano un campionato tutto loro. Ma la mia opinione sarebbe la stessa anche se fossi allenatore di Juventus, Milan e Inter. Cosa facciamo? Il Bologna magari prende 30 milioni e loro 300, diventa più grande il gap. Il Leicester potrà mai rivincere uno Scudetto così?», così Mihajlovic in conferenza stampa alla vigilia del match con il Torino.

Cosmi

Caustico anche Serse Cosmi. L'allenatore del Crotone, in particolare, si è detto un sostenitore del calcio fatto di emozione e merito: «A chi sostiene la Superlega - ha dichiarato - dicendo in modo sprezzante "tenetevi Crotone-Spezia" dico: intanto sono due società che hanno meritato la Serie A. E poi andate a vedere Spezia-Crotone: anche se abbiamo perso, è stata una gara spettacolare con 10-15 occasioni. Altre gare non hanno suscitato queste emozioni», così Cosmi a proposito della nuova Superlega.

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«Il calcio - aggiunge Cosmi - teoricamente è dei ricchi, di chi dispone di possibilità economiche per poter far si che esistano le società. Chi vive il calcio in quel modo può comprare tutto. Però è una ricchezza senza senso. Il senso del calcio non sono i profitti, il senso di calcio è nelle emozioni che regala. È amato perché dà emozioni. Se poi bisogna creare qualcosa perché, come dice Florentino Perez, sono società in grande difficoltà economica, mi faccio una domanda: e le società che hanno lavorato e non sono in difficoltà perché devono essere private di un sogno?», così il ct del Crotone.

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Che poi ha proseguito: «Uno da bambino sogna di giocare con la Juve ma anche contro la Juve. È un ennesimo attacco a chi vuol vivere per andare oltre, per affrontare una lotta impari e conquistarsi un senso di libertà. Non capisco perché vogliono toglierci anche questo dopo che è stato tolto tanto a questo calcio». Per Cosmi, ad ogni modo, si tratta di una storia già sentita: «Da una decina di anni girava la proposta. I distratti di oggi mi fanno sorridere. Non credo che abbiano apparecchiato la tavola in un giorno. I tifosi sono quelli che capiscono sempre molto prima quello che può accadere proprio perché vivono di emozioni non per introiti. E quindi per primi hanno capito che stava prendendo una piega sbagliata. So che siamo nel 2021 e che le cose sono cambiate ma per esempio bisognerebbe vivere il calcio con una distribuzione equa diversa da quella che c'è stata», così Serse Cosmi.

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Ultimo aggiornamento: 21 Aprile, 11:05
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