La Fiorentina di Paulo Sousa è la rivoluzione: dopo il Trap e Batistuta può lottare per il titolo

Lunedì 7 Dicembre 2015 di Gianfranco Teotino
Dallo sprofondo viola di un'estate vissuta fra i mugugni, al viola shocking di un sogno inconfessabile (ma ora non più) di tornare a competere per lo scudetto, 16 anni dopo Trapattoni e Batistuta, o addirittura di vincerlo, 47 anni dopo Pesaola e De Sisti. La Fiorentina di Paulo Sousa e Kalinic è il grande rebus del campionato: i più continuano a ritenere si tratti di una magnifica avventura destinata a terminare, ma cresce il numero di chi incomincia ad arrendersi alla realtà della classifica. Un miracolo sportivo non previsto da nessuno. A partire dai tifosi viola, così delusi dalla campagna acquisti da contestare pesantemente la proprietà. "Per vincere bisogna spendere", i cori allo stadio. "Valutiamo da clienti, mercato da pezzenti" gli striscioni. Tanto da indurre Andrea Della Valle a parlare, a campionato già in corso, di "clima inquietante" intorno alla squadra. In effetti, al di là delle esagerazioni del tifo, tutto nella nuova Fiorentina sembrava di livello inferiore rispetto alla stagione precedente.

EFFETTO KALINIC
A partire dall'allenatore, dopo il divorzio da Montella, tutt'altro che consensuale e abbastanza incomprensibile. Sousa veniva sì da due ottime annate, ma una nel Basilea che vince sempre pur cambiando tecnico ogni estate e una nel campionato israeliano. E poi i giocatori. Erano andati via campioni presenti, passati e futuri, come Neto, Savic, Pizarro, Aquilani, Joaquin, Salah. Sostituiti dai vari Sepe, Astori, Gilberto, Blasczykowki, Verdu, Suarez, semisconosciuti o reduci da delusioni o infortuni importanti. Persino il centravanti…

Certo, Gomez a Firenze si era inabissato e tuttavia il suo curriculum vantava molte più credenziali di quelle di Kalinic. Che invece sta dimostrando di avere tutto: forza, intelligenza, fiuto del gol. Gran parte del merito spetta a mastro Sousa. Contro di lui c'era pure il pregiudizio anti-juventino. E' riuscito a neutralizzarlo con un insieme di comportamenti, grandi aperture e piccole sensibilità, che hanno subito conquistato la tifoseria. Poi, il lavoro. La Fiorentina è squadra vera: aggressiva a tutto campo, ricca di idee, equilibrata. Non ci sono grandissimi campioni? Forse, ma occhio a Bernardeschi. Durerà? A furia di chiedercelo fra un po' finisce il campionato. Ultimo aggiornamento: 17:45

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