Siviglia, la rivincita di Monchi:«Ho un gruppo e così vinco»

Sabato 22 Agosto 2020
Da una parte Dani Alves, Gameiro, Rakitic, Reguillon, Koundè. Dall'altra Bianda, Pastore, Karsdorp . E la domanda è: chi è davvero Ramon Rodriguez Verdejo, in arte Monchi? Di sicuro, ieri è stato un cacciatore di talenti che si è preso la sua rivincita sul calcio italiano, e sulla città di Roma. Dalla quale è andato via da perdente, lui che aveva fatto del Siviglia un piccolo gioiello in grado di dominare l'Europa League e monetizzare i giocatori scoperti e valorizzati. Tranne poi sbagliare gli acquisti (tutti o quasi: di Zaniolo la leggenda narra addirittura non lo volesse) all'ombra del Colosseo. La Spagna celebra, con la nuova coppa della squadra andalusa, le lacrime di Lopetegui. Ma a risaltare agli occhi dei tifosi italiani, non solo quelli della Roma che l'hanno incrociato ai quarti perdendo, sono le nuove imprese del ds ex giallorosso. «E' stato un anno molto difficile sul piano personale. Ho perso mio suocero, ho perso amici, e ho sofferto tanto prima, durante e dopo la partita - le sue parole dopo aver sconfitto l'Inter di Conte - Sono molto orgoglioso di questo gruppo, perché sono una famiglia. Bastava vedere come siamo arrivati allo stadio, cantando, scherzando. E poi come la squadra è scesa negli spogliatoi,e come ha fatto il riscaldamento. Una follia, è difficile perdere con un gruppo così».

Il segreto sta forse lì. Ambiente e gruppo. Risultato, sei Europa League in 15 anni, tutte con squadre costruite dall'ex portiere che da Roma scappò inseguiti dagli improperi di tifosi e Pallotta, come non fosse adatto alla serie A. «La filosofia del club - ha spiegato Monchi all'indomani della vittoria di Colonia - è provare a stare più vicini possibile al calciatore, aiutare la persona, non solo il giocatore, ad adattarsi quanto più velocemente possibile: più rapido è questo adattamento, prima riescono a manifestare il loro talento». D'altra parte, Siviglia è una bolla, un esperimento difficilmente esportabile: lo dimostra Jesus Navas, capitano che ha alzato ieri la Coppa: l'aveva già vinta, poi nel 2013 il trasferimento per 18 milioni al City, il mezzo flop, il ritorno tre anni fa a parametro zero e la nuova vittoria. De Jong, autore di una doppietta nella finale contro l'Inter, era uno scarto di Newcastle e Dortmund. Che ieri ha esultato, per un'altra rivincita di Monchi.

© RIPRODUZIONE RISERVATA