Serie A, un cantiere aperto: società impoverite, il mercato non decolla. E il campionato è alle porte

Serie A, un cantiere aperto: società impoverite, il mercato non decolla. E il campionato è alle porte
di Andrea Sorrentino
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Martedì 10 Agosto 2021, 07:30 - Ultimo aggiornamento: 11 Agosto, 10:28

E’ trascorso un mese scarso dall’estasi collettiva dell’Europeo manciniano, quando tutto ci appariva possibile. In quei giorni, aruspici e fratacchioni vari rassicuravano sulle magnifiche sorti e progressive del calcio italiano, che sarebbe rinato di colpo grazie all’effetto della vittoria. Pie illusioni, dall’ottimismo un po’ curiale o un po’ superficiale. Non tenevano conto della realtà. Ora che la tregua olimpica è evaporata, e l’ultimo fotogramma è giusto che sia il sorriso in kimono dell’indimenticabile Sara Simeoni al Circolo degli anelli, bisogna rimettere l’elmetto e far fronte al disastro e alle macerie di tutti i giorni, ovvero all’impoverimento progressivo della serie A. 
CI SMEMBRANO
Tecnico, in primo luogo. Se già a maggio avevamo perso il miglior portiere del torneo (Donnarumma, dal Milan al Psg), il miglior esterno (Hakimi, dall’Inter al Psg) e uno dei migliori centrocampisti (De Paul, dall’Udinese all’Atletico Madrid), alla ripresa del vero mercato, quello di agosto, se ne vanno il miglior difensore (Romero, dall’Atalanta al Tottenham) e il miglior attaccante (Lukaku, dall’Inter al Chelsea). E occhio ad altri top, tipo Kessié. Ci smembrano, prendono fior da fiore le nostre eccellenze e tanti saluti. Un vero esproprio, per nulla proletario e del tutto capitalista, con la pura forza del denaro, alla Gordon Gekko: chi ne ha tanto, schiaccia chi non ne ha. E noi ne abbiamo pochissimo, anzi c’è un Everest da scalare: il sistema ha 5 miliardi di debiti (cit. Paolo Dal Pino, presidente Lega calcio). 
CHI TANTO E CHI NIENTE
Una delle più inguaiate è proprio la prima, la Juventus, che non a caso continua a tenere in caldo la fuga verso la Superlega, ma al tempo stesso è l’unica ad avere la cura, ossia una montagna di denaro di famiglia: le due ricapitalizzazioni in tre anni, per la mostruosa cifra di 700 milioni, evidenziano il disagio ma anche la differenza incolmabile con le altre. A cominciare dall’Inter, la cui proprietà non ricapitalizzerà mai più un centesimo (giù la maschera ormai: l’Inter è di Suning, ma in realtà è diventato un asset, non più gradito, del governo cinese in Italia) quindi deve mollare giocatori, come era stato detto a Conte già a maggio, infatti scappò in fretta, e ora Simone Inzaghi ha in mano un cerino grande quando il Pirellone. Le altre, una pena. Nei campetti con le probabili formazioni della prossima stagione, ci sono ben poche novità sostanziali, anche se la cessione di Lukaku smuoverà le acque. 
LIQUIDITÀ 
In questa estate di miraggi, i tifosi hanno conosciuto un nuovo concetto o un nuovo incubo, perché nella vita non si finisce mai di imparare: questo è il mercato del famigerato “indicatore di liquidità”, il rapporto tra attività e passività correnti, che se non è attivo non ti puoi muovere, come capita a Lazio e Samp in particolare, ma ci badano tutti. La Lazio se non vende Correa non può stapparsi, ed è un bel problema, da lì dipenderà tutto e Sarri ci spera, anche se è inquieto: deve arrivare gente a centrocampo ed è già tardi, magari anche un attaccante e un portiere, che non se ne parla mai ma secondo noi urge. C’erano molte aspettative sulla Roma dei Friedkin, eppure i 100 giorni di Mourinho nell’Urbe magari non finiranno con una Waterloo ma stanno stingendo nella delusione: sia José sia i tifosi si aspettavano qualche aiutino, è arrivato poco finora e in più se ne va Dzeko. Eppure la scelta di affidarsi a giocatori di prospettiva anche se non giovanissimi, gente di gamba e di voglia su cui lavorare, come Shomurodov o Viña, a nostro avviso è una strategia intelligente, viste le ristrettezze, però anche alla Roma il tempo stringe e in fondo diciamolo, si sperava che i Friedkin facessero un gran colpo. Del resto i giocatori ultratrentenni, quindi in fisiologica fase calante, e con ingaggi pesanti o pesantissimi sono un fardello insostenibile per molti club, che sia la Roma con Dzeko ma persino il Barça con Leo Messi o il Madrid con Sergio Ramos. Tanto c’è sempre in giro qualche sceicco a cui piazzarli. Per questo uno come Cristiano Ronaldo è un extralusso ormai senza senso. Se non riuscisse a liberarsene, e ormai dispera, la Juve rimarrebbe con in mano un cerino grande quanto la Mole Antonelliana. Che è più alta del Pirellone.

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