Sarri va di fretta. La Lazio già convince

Sarri va di fretta. La Lazio già convince
di Alberto Abbate
3 Minuti di Lettura
Lunedì 23 Agosto 2021, 07:30 - Ultimo aggiornamento: 24 Agosto, 10:14

Un colpo di fulmine al primo sguardo. Sono tutti già innamorati di Sarri e della nuova Lazio. È bastata la prima fiammata di Pedro, la catapulta di Milinkovic, la sgommata di Lazzari e il solito Ciro al bersaglio a rendere meraviglioso il debutto e ad alimentare il sogno di un altro calcio. Perché Maurizio fissa ancora il cantiere aperto, ma ha gettato il cemento e tutti già fremono per vedere l’opera al completo. La prima vittoria e i complimenti aiutano a lavorare meglio, non c’è la pressione di vedere tutto e subito. Anche se c’è un popolo che vive aspettando il massimo godimento. Guai però a fissare le aspettative troppo in alto. Sarri è stato chiaro dal primo giorno in cui ha messo piede a Formello. Soprattutto sul piano comunicativo al momento ha vinto, oltre che sul campo. Tifosi e giocatori pendono dal suo verbo: Lazzari è pronto a trasformarsi in terzino goleador, la prossima volta senza perdersi l’uomo dietro. Se anche Acerbi e Luiz Felipe, oltre a murare tutto e ad applicarsi al massimo nella nuova linea a quattro, recepiranno sui movimenti il suo lavaggio del cervello, in pochi mesi sarà compiuto un capolavoro. 
ATTEGGIAMENTO
Il fuoco del Sarrismo arde, ora non dovrà spegnersi al primo alito di vento. Adesso non è più solo un concetto astratto, adesso c’è più di un esempio. È un atteggiamento di dedizione che vale più di un gol. Gli esterni badano al sodo: Felipe è diligente ed efficace e meno fumoso. Per istruirlo e alternarlo, non è un caso che Maurizio abbia scelto un altro suo fedelissimo come Pedro, dopo Hysaj e Reina titolare in porta indiscusso. Solo chi lo conosce davvero, può facilitare la diffusione del suo credo. Non ha avuto nemmeno il tempo di completare le visite, l’esterno spagnolo, lo farà oggi in Paideia alle 8. Ma a 34 anni ci ha messo il veleno di un giovanotto. Persuaso anche il laziale più scettico. 
DOMINIO
Anche in questo aveva ragione, Maurizio. Uno che ha avuto subito il coraggio di rinunciare al genio di Luis Alberto e di farne trarre a Milinkovic giovamento. Sergej in terra e in cielo, a Empoli padrone col suo strapotere fisico e tecnico e con un raggio d’azione più avanzato. Emblema del caratteraccio conservato anche dalla nuova Lazio, che sa soffrire come un tempo, reagire e ribaltare il risultato con tre tocchi, gol. Questo è Sarrismo nel pareggio e nel raddoppio. E finalmente persino nei calci d’angolo: ci sono schemi, non più gli sterili tiri a giro sul primo palo. Tutti davanti all’assalto, anche se talvolta fra i reparti manca un po’ di equilibrio. Maurizio vuole trovarlo, ma ora conta più trasmettere la mentalità vincente al gruppo, senza paura di un passo falso. Anche quando nella ripresa cala il ritmo, il tecnico non pensa solo a conservare il risultato, ma a spaventare l’avversario: manda in campo Luis Alberto, Muriqi e Raul Moro. Mezz’ora al ragazzino e anche questo è un segnale per il futuro. Vanno lanciati i giovani cresciuti nel vivaio, anche se sbaglieranno. Non fallisce invece mai, Immobile, all’esordio. Ricomincia dal dischetto la corsa al mito Piola, bomber assoluto della storia della Lazio, ora a -8 gol. Ciro non è ancora al meglio dopo la preparazione posticipata per le fatiche all’Europeo, eppure resta un infallibile cecchino. Il 4-3-3 in teoria non è il modulo che possa esaltarlo, eppure era stato proprio il centravanti a pressare Lotito per avere Sarri al posto d’Inzaghi ad ogni costo. Sotto il caldo d’agosto, il capitano è già lo studente modello al primo banco.

© RIPRODUZIONE RISERVATA