Russia 2018, in panchina pochi nomi di prestigio

Mercoledì 13 Giugno 2018 di Gianfranco Teotino
Poi magari andrà a finire con uno scambio clamoroso, di quelli che fanno impazzire gli amanti del calcio mercato: Lopetegui sulla panchina del Real Madrid, e questo da ieri è già ufficiale, e Zidane sulla panchina della Spagna, magari, anziché su quella della Francia, come da giorni dicono tutti. Sì, perché Lopetegui e Zidane sono due facce dello stesso tipo di allenatore, quello ideale per una nazionale, più selezionatore che tattico o formatore, più gestore di campioni che maestro di calcio. Ideale per una nazionale, ma anche per il Real Madrid.

MODELLI
E’ un modello di ct di successo che si avvale, come Zidane, del suo status di fuoriclasse o comunque grandissimo giocatore, oppure, come Lopetegui, dell’esperienza lungamente maturata nei settori tecnici federali. L’allenatore scelto dal Real Madrid, che con la sua politica societaria di club dei “galattici” è quanto di più simile ci possa essere a una rappresentativa nazionale, perché i giocatori bisogna scegliergli e gestirli, ma poi lasciarli liberi in campo, ha 51 anni e in carriera ha allenato la Spagna Under 19, Under 20 e Under21, prima di arrivare alla nazionale maggiore, con l’intermezzo di un’unica breve esperienza al Porto. Con la Spagna dei grandi è uno dei favoriti del Mondiale che parte domani, anche perché, a ben vedere, negli ultimi trent’anni a vincere sono sempre stati allenatori senza grande pedigree, per quanto riguarda la panchina. Uniche eccezioni, forse Scolari (Brasile 2002) e sicuramente Lippi, con il colpaccio dell’Italia 2006. Vale la pena ricordare gli altri: 1990 Beckenbauer (poi mai più allenatore), 1994 Carlos Alberto Parreira (specialista di Brasile e altre nazionali), 1998 Aime Jacquet (settore tecnico federale), 2010 Del Bosque (Real Madrid e Spagna, percorso inverso rispetto a Lopetegui), 2014 Low (settore tecnico federale).

I MAGHI
Grandi maghi in panchina, o comunque tecnici di primissimo livello internazionale, a Russia 2018 non ce ne sono. Gli allenatori con più esperienza di club sono il brasiliano Tite e l’argentino Sampaoli, molto discusso e contestato, un altro però che il meglio l’ha dato con una nazionale, il Cile. Anomalo il caso di Roberto Martinez, quello che di dice di avere escluso Nainggolan per ragioni tattiche, quando tutti sanno che non lo può vedere per altri motivi: spagnolo, onesto calciatore professionista con carriera in Inghilterra e Galles, poi allenatore in Gran Bretagna (con discreto successo all’Everton) e improvvisamente e un po’ misteriosamente scelto come ct del Belgio. Poi ci sono vecchie volpi come Cuper e Tabarez, fuori da tempo dal grande giro, e oscuri specialisti nel recupero delle nazionali minori. Né alle nazionali africane né a quelle asiatiche è riuscito stavolta il colpo di convincere qualche nome importante, per quanto sul viale del tramonto.

GLI SCHEMI
Da un punto di vista tattico, vedremo poco o niente di nuovo. Ma anche questo è abbastanza ovvio per un Mondiale, un po’ per la posta in palio, un po’ per il livello di stanchezza accumulata in stagione dai giocatori migliori. Stavolta poi, oltre all’Italia, mancheranno anche gli allenatori italiani, maestri di tattica. In Brasile ce n’erano tre: oltre a Prandelli, Capello (Russia) e Zaccheroni (Giappone). Il ct più pagato, fresco di rinnovo fino al 2022, è il campione del mondo uscente, il tedesco Low, con 3 milioni e 850mila euro. Sul podio con lui, il francese Deschamps e il brasiliano Tite, (entrambi tre milioni e mezzo). A seguire proprio Lopetegui (3 milioni) e il russo Cherchesov (2,6 milioni). Singolare che il movimento calcistico più ricco del mondo, quello inglese, figuri soltanto all’ottavo posto di questa classifica con i 2 milioni garantiti a Southgate (altro tecnico proveniente dai ranghi della Federazione). Maglia nera il ct del Senegal Aliou Cissé: prenderà soltanto 200mila euro. E pensare che ha giocato per tre anni nel Paris St. Germain. Erano altri tempi, però.
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