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Roma, Svilar: «Da bambino avevo la maglia di questo club. Un sogno essere allenato da Mourinho»

Roma, Svilar: «Da bambino avevo la maglia di questo club. Un sogno essere allenato da Mourinho»
di Gianluca Lengua
4 Minuti di Lettura
Sabato 2 Luglio 2022, 13:54

Il secondo portiere della Roma Mile Svilar si presenta a Trigoria introdotto dal gm Tiago Pinto: «Sono molto contento di poter portare Svilar a Roma. Stiamo parlando di un giocatore che è il simbolo di quello che vogliamo fare di questo progetto guardando il presente e il futuro. Ha un percorso diverso rispetto a quello degli altri in due club molto importanti. Il Benfica è un grande club dove ha guadagnato tanta esperienza. Tutte gli specialisti riconoscono le qualità tecniche e velocità, sono contento di portarlo a Roma. Sono sicuro che sarà importante per il presente e il futuro della Roma». Ecco la conferenza stampa integrale di Mile Svilar

Quali sono le motivazione che l’hanno portato a venire alla Roma? Pensa di potersi giocare chance da titolare?

«Ho scelto la Roma perché è un grandissimo club, il progetto che mi è stato presentato mi è piaciuto moltissimo. Sono qui per lavorare duro, giorno per giorno e il futuro ci dirà quello che sarà». 

Vi siete incrociati con Mourinho, che effetto le fecero all’epoca le sue parole? Poteva immaginarsi all’epoca che sarebbe diventato il suo allenatore?

«Quelle parole hanno avuto su di me un effetto molto forte perché pronunciate da uno degli allenatori più grandi di sempre. Non potevo immaginare che mi avrebbe allenato anche nei sogni più ottimistici. Sono qui in un grande club con grandi tifosi e in Paese in cui si parla una lingua molto bella». 

Ha parlato con Matic? Quante lingue parla?

«Conosco Matic da una decina di anni. Quando sono andato al Benfica mi ha parlato bene di quel club e io lì sono stato molto bene. Non ci ho parlato prima di venire alla Roma, perché a parlare bene della Roma ci ha pensato il gm Tiago Pinto. Sono nato in Belgio, ma mi sento Serbo. Parlo cinque lingue, ma l’italiano comincio a capirlo». 

Si trova meglio a giocare con la difesa o a lanciare lungo? La preoccupa il fatto che lo scorso anno il secondo portiere ha giocato molto poco?

«Mi piace giocare sia corto sia lungo a seconda delle circostanze della partita e delle condizioni tattiche. Non sono preoccupato, sono qui per lavorare duro e quando avrò le mie occasioni sarò pronto a coglierle». 

Andare via dal Benfica è un modo per tornare ad essere il talento che era?

«Sono partito molto forte al Benfica, poi qualcosa è successo. Non sono sceso nel Benfica B, anzi ho avuto l’opportunità di fare esperienza nella seconda serie portoghese. Non credo che la Roma sia il trampolino per rilanciare la carriera. È un’occasione per lavorare duro, affinare il mio talento, che è quello che conta di più». 

Come immagina il tifo casalingo? Pensa sia diverso da quello portoghese?

«Non so se è una tifoseria diversa, anche quella del Benfica è straordinaria. Non vedo l’ora di vederli, l’ho visti sui social è c’è un’atmosfera incredibile allo stadio. Non vedo l’ora di vivere dal vivo questo ambiente». 

Il blasone europeo della Roma l’ha convinta a scegliere questo progetto?

«Quando ero bambino avevo una maglia della Roma. Non credo che il blasone internazionale della Roma sia un fatto degli ultimi anni, la Roma è sempre stata un club di caratura internazionale. La Roma mi ha sempre parlato di questo club, dei progetti e delle aspettativa». 

Cosa le ha insegnato suo papà che era un portiere?

«All’inizio mi ha insegnato tutto. Fino 12 anni, era sempre dietro la porta, mi dava consigli e suggerimenti. Mi diceva quello che avevo fatto bene e no. Poi ho avuto un grande allenatore dei portieri, che ha affinato quello che mi ha insegnato mio papà. Per riassumere in una parola: mi ha insegnato moltissimo». 

Qual è la sua idea sul calcio italiano?

«Vincere una competizione europea è straordinario ed enorme. La Serie A l’ho sempre seguita con attenzione e non vedo l’ora di cominciare». 

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