Roma: Schick, un guizzo per urlare «ci sono anch'io»

Roma: Schick, un guizzo per urlare «ci sono anch'io»
di Alessandro Angeloni
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Domenica 11 Novembre 2018, 17:25 - Ultimo aggiornamento: 19:07
Schick, che però non è quello Schick che ci aspettavamo, c’è e dà segni di vita. Insomma, il gol è la prova dell’esistenza di Schick, perché prima di quella rete il ragazzo ceco ha combattuto contro i suoi fantasmi, contro i suoi limiti, non tecnici per carità, ma solo caratteriali. Sembrava il giocatore che era Dzeko all’inizio avventura con la Roma: molle. 

Ma andiamo alla partita di Patrik: la palla non arrivava con una certa costanza ed efficacia, le sue giocate tentate non erano granché, insomma, sembrava una di quelle occasioni sfumate, polverizzate dalla voglia di strafare e finite nel nulla. Perso ancora una volta nel buio, goffo. Invece al momento giusto sa diventare un altro. E qualcosa sta cambiando, oltre al vento: arriva l’occasione, finalmente. E lui, Schick, non se la lascia scappare. Patrik segue l’azione di ElSha-Kolarov, fa il movimento da centravanti e la palla miracolosamente arriva a un passo da Audero: gol. Poi un dolorino al flessore e via, di nuovo in panchina. La rete festeggiata con tutti i compagni, gli applausi di Dzeko dalla panchina, eccolo il sorriso di Patrik. Basta poco per risentirsi un calciatore attivo. Per esistere. Per ritrovare un po’ di verve, di carattere, che gli sono mancati più dei gol.   
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