ROMA

Roma, Petrachi: «Ho messo l’anima nel mercato. Baldini? È stato al posto suo»

Martedì 10 Settembre 2019 di Gianluca Lengua
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Gianluca Petrachi

Gianluca Petrachi fa il punto sul mercato della Roma in occasione della conferenza stampa di Mkhitaryan. Il direttore sportivo spiega: «Tutti hanno capito che non possono venire a Roma a dettare legge, a prendersi i calciatori come vogliono e fare i “prepotenti”». Ecco la conferenza stampa integrale.
 
Gli acquisti in prestito. «A volte ci si deve adattare alle esigenze. Per Smalling e Mkhitaryan era difficile impostare un certo tipo di discorso a 48 ore dalla fine del mercato. Nelle esperienze passate sono stati investiti soldi importanti per giocatori che conveniva prendere in prestito. In questo mercato dovevamo fare delle scelte. Parliamo di un top player con ingaggio altissimo e dobbiamo stare attenti al bilancio. Per venire alla Roma lui ha rinunciato a dei soldi. Si sono create delle opportunità per fare operazioni furbe e parlo di Smalling e Mkhitaryan. L’obiettivo a lungo termine è aumentare la qualità».
 
Le trattative Hguain-Icardi. «Non è che ha funzionato nulla. Ho sempre detto che avrei voluto tenere Dzeko, a volte si fanno strategie per arrivare ad altri obiettivi. Io ho sempre sperato di tenere Dzeko, quello che è successo lo scorso anno ha pesato nel suo umore e gli ho fatto capire che il vento stava cambiando. Le lusinghe dell’Inter hanno messo in testa al giocatore delle cose che ho cercato di smontare giorno dopo giorno. Il prezzo posto all’Inter non è mai stato offerto. Sono felicissimo che lui abbia capito, il suo agente è stato fondamentale e ha fatto riflettere il ragazzo».
 
Gli infortuni. «Sicuramente sono valutazioni che sto facendo. Lo scorso anno nel mio Torino ho avuto pochi infortuni muscolari, ne conto pochi. Quando sei in un nuovo ambiente devi capire le metodologie. Nelle grandi squadre i giocatori hanno un personal trainer, io sto cercando di capire chi lo fa e cosa fa. Molto spesso c’entra la casualità. Spinazzola ha una storia che parla per sé, così come per Pastore. Mi ha stupito un po’ Zappacosta che si è fatto male nel riscaldamento. Under è uno esplosivo, deve sapersi gestire in alcuni tipi di situazione. Si è stirato con uno scatto. Cercheremo di annientare gli alibi, stiamo ristrutturando il campo principale perché qualcuno si era lamentato della durezza. È anche questo un alibi che voglio togliere e spero che le cose migliorino».
 
 
Il mercato. «Ho messo l’anima nel mercato. Ho messo tutto ciò che era dentro di me, ho cercato di fare una piccola rivoluzione perché era necessario farla. A tutti ho chiesto un po’ di pazienza perché quando si parla di anno zero non si può pensare di avere poco tempo, sono convinto che insieme a tutta la società ho creato qualcosa su cui far rinascere quell’orgoglio romanista. Sono convinto di aver creato un gruppo importante. Molti calciatori non felici qui sono andati via, abbiamo fatto il rinnovo di ragazzi che erano il nostro fiore all’occhiello come Under e Zaniolo. Abbiamo rinnovato a cifre congrue, anche perché qui a volte si è esagerato sulle valutazioni economiche. Sto cercando di amalgamare una squadra con delle basi importanti. C’è un allenatore che sta cercando di portare la propria mentalità e cultura di lavoro. Non voglio più parlare di mercato, ma del Sassuolo che sarà difficile da affrontare. A Mkhitaryangli ho detto che lo volevo presentare subito per focalizzarci sul campionato. Alla Roma manca qualche punto perché contro il Genoa potevamo portare a casa tre punti e quando non arrivano subito i risultati ci può stare un po’ di sconforto. Vedo i ragazzi che hanno voglia di stare insieme, quando sono arrivato c’era tanta disgregazione e quando fai le cose nella maniera giusta e saggia i risultati arrivano. Non posso dire se la Roma è da Champions perché non faccio il veggente e i tarocchi. Abbiamo costruito una squadra tosta che dimostrerà il proprio valore». 
 
 
Il monte ingaggi. «Ho visto il nostro monte ingaggi e non so se siamo terzi nella lista perché poi gli ingaggi veri non vengono riportati in tutta la loro naturalezza. Il fatturato di una squadra di calcio relativo al proprio monte ingaggi ha sempre determinato una vittoria del campionato o un posto di prestigio. Il monte ingaggi della Roma è molto in su, quando dicevo che bisogna tornare ad avere valore equi mi riferivo a questo. Il fuoriclasse deve saper portare anche la croce portando qualità e aiuto alla squadra. La Roma dovrà migliorare nel corso del tempo, oggi è un livello un po’ sfalsato, voglio ricalibrare il tutto tenendo un tasso qualitativo altissimo».
 
La strategia delle ultime 48 ore. «Il fatto che il campionato inglese chiudesse prima è stato un vantaggio. Un mese fa mi era stata prospettata l’idea di prenderlo a cifre importante. Poi  ho fatto anche altre valutazioni come quelle del ragazzo brasiliano (Vital ndc) ma andava preso alle nostre condizioni non a quelle del suo club. Poi ho sentito Raiola e gli ho detto che non avrei preso più l’esterno, gli ho chiesto di prendere Mkhitaryan in prestito e lui mi ha detto che sarebbe stato difficile ma che ci avrebbe provato. Gli ho detto che sarebbe stato più adatto al campionato italiano piuttosto che a quello inglese, l’idea di puntare su di lui era di metterlo nella condizione tecnico-tattica di esprimere le proprie caratteristiche. L’attesa per gli acquisto di Smalling e di Mkhitaryan è stata voluta».
 
Rimpianti. «Non ho rimpianti, ho fatto tutto ciò che avevo in testa. Non sono state fatte due uscite per scelte dei calciatori, potevano andare a giocare con continuità ma non hanno accettato di andare a giocare in prestito. Siccome abbiamo tante partite magari questi due giocatori che sono rimasti avranno modo e maniera di farmi contraddire. Tutto ciò che ho fatto è stato sincronizzato con la società, Fienga rappresenta l’ad che in Italia decide. Il tutto fatto con l’approvazione del presidente Pallotta che quando volevo un obiettivo me lo ha fatto arrivare».  
 
 
Lo stile di gioco di Fonseca.
«Ieri ho avuto un confronto con il mister e ho parlato di questo argomento. Deve continuare a portare avanti il proprio credo e mentalità. Deve destrutturare una mentalità italiana del chiudersi dietro e ripartire in contropiede. Deve insistere su quello che sta portando avanti, senza dubbi e perplessità. Quando arriverà qualche risultato i calciatori saranno i primi a convincersi che quel modo di attaccare gli avversari porti i suoi frutti. Questa mentalità porterà ad avere quel coraggio che porterà dei risultati importanti. Io confido molto nella struttura e forza della squadra che in qualsiasi campo può dominare e fare il proprio calcio». 
 
 
Gestire gli esuberi. «È stato uno dei più grandi problemi. Su ogni singola entrata dovevo pensare alla singola uscita. Non è stato semplice perché alcuni calciatori forti della ricchezza del proprio contratto tendono a fare resistenza, poi quando vengono a Roma con una tifoseria calda e accogliente ci pensano due volte prima di lasciarla. Alla fine il fatto di essere coerente e dire le cose in faccia a calciatori e agenti ti aiuta, gli ho fatto capire a quelli in uscita che era meglio andare via piuttosto che fare le comparse. All’80% ci sono riuscito, è rimasto qualche residuo ma credo ci sia nel contesto di una rosa così ampia». 
 
Paratici e Marotta. «Sono orgoglioso di aver mantenuto la promessa data a tutti quanti i tifosi quando ho detto che la Roma non sarebbe stata la succursale di nessuna squadra. Questa forza d’urto è stata compresa da tutti. Tutti hanno capito che non possono venire a Roma a dettare legge, a prendersi i calciatori come vogliono e fare i “prepotenti”. Abbiamo dato un segnale, per prendere un calciatore ci sono tempi e modi e spero che questa cosa venga rispettata»
 
Baldini. «Non ha mai intralciato il mio lavoro, gli ho chiesto il rispetto dei ruoli. Circa un mese fa mi ha detto che c’era qualche problema nell’Arsenal e mi ha detto che Mkhitaryan avrebbe potuto spostarsi. Io non potevo acquistarlo e lui mi ha detto che era solo una notizia. Questa è la forma di collaborazione di cui parlavo. Gli ho detto che non potevo, ma poi mi sono sentito con Raiola. Quando lavori con un certo tipo di agenti ci vuole anche la forza di non far uscire certe notizie, il suo acquisto è uscito la sera di domenica e Raiola voleva che non si sapesse fino al mattino. Baldini è stato al suo posto e sono contento di come è stato bilanciato il lavoro. Che poi Franco si confidi con Pallotta ben venga, ad esempio dell’operazione Smalling non ne era conoscenza ma non per altro perché è stata un’operazione last minute».
 
Schick. «A volte ci sono cose che funzionano e altre meno. Le aspettative e la forza d’urto con cui era arrivato aveva creato dei sogni nella testa della tifoseria: pagato 40 milioni, soffiato alla Juve ha creato troppe aspettative. Poi ha infranto i sogni dei tifosi e qualora avesse fatto cose strabilianti sarebbe stato macchiato e aveva la necessità di fare un’esperienza diversa con la speranza che la sua capacità tecnica possa venire fuori. Mi auguro che si ritrovi, non era un ambiente giusto per farlo e metta in mostra quella che spesso in Nazionale riesce a fare. Poi vedremo a fine campionato. Rimane un patrimonio della Roma, la formula è un prestito con diritto di riscatto, qualche variazione c’è stata».

Ultimo aggiornamento: 15:42


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