Roma, con il bilancio a -126 milioni è allarme giallorosso

Roma, con il bilancio a -126 milioni è allarme giallorosso
di Stefano Carina
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Domenica 7 Giugno 2020, 07:00
Il paradosso è che più dei numeri (rosso di bilancio a -126,4 milioni e indebitamento complessivo salito a 280,5 milioni) già di loro preoccupanti, sono le parole utilizzate nella conclusione della relazione del Cda giallorosso a lasciare un senso di profonda inquietudine sul futuro della Roma: «Gli amministratori valutano che gli eventi e le circostanze descritte possano far sorgere dubbi significativi sulla capacità della società di continuare ad operare come un’entità in funzionamento e ritengono che, in considerazione del contesto considerato, sussistano incertezze significative». Il documento è stato redatto in vista dell’Assemblea dei soci del 29, resa necessaria perché la perdita dell’esercizio attuale ha determinato una situazione di riduzione del patrimonio netto del club per perdite che integra la fattispecie di legge prevista dall’art. 2447 del Codice Civile (riduzione del capitale sociale per perdite d’esercizio di oltre un terzo). Proprio per ovviare a questa situazione, Pallotta nei giorni scorsi ha effettuato un'operazione di factoring dove la Neep (controllante dei giallorossi), supportata dalle banche, ha anticipato in prestito circa 26 milioni al club (30 milioni è l’importo lordo) riservandosi poi di rivalersi sui flussi di cassa futuri legati al botteghino.

PERICOLO RIDIMENSIONAMENTO
Tecnicismi finanziari a parte, il discorso si sposta sulla squadra e sul ridimensionamento che rischia qualora Fonseca non dovesse centrare il quarto posto (che porta in dote 50-60 milioni). «Una società come la nostra può sopportare un anno senza la Champions. L’importante è che sia un anno e non una costante», sentenziò nell'aprile del 2019 il Coo Calvo. Ora purtroppo l'ipotesi può trasformarsi in realtà, con l'aggravante dovuta alla pandemia che non ha nemmeno permesso operazioni (leggi Pastore in Cina) che avrebbero alleggerito i conti a gennaio. Nella relazione - anche grazie all'impatto della rinegoziazione degli stipendi - vengono indicate le strade percorribili «per garantire un riequilibrio della situazione patrimoniale» che la società ritiene di poter finalizzare: 1) Flussi finanziari derivati da un prosieguo dell’Europa League 2) Il completamento dell’aumento di capitale già deliberato 3) L’apporto di risorse di nuovi investitori 4) La cessione di «asset aziendali disponibili», ossia calciatori. Al momento proprio questa sembra essere la via più percorribile. In primis perché Pallotta e i soci che lo affiancano (come evidenzia l'ultima operazione finanziaria, un prestito) non intendono più immettere capitali a fondo perduto. Riguardo invece ai flussi finanziari derivanti dall'Europa League, potrebbero regalare 25 milioni soltanto in caso di vittoria della competizione, non proprio un proforma. Trovare infine nuovi soci che non ragionino con la logica dei rider, come fa ad esempio DaGrosa, ma con quella dell'imprenditore alla Friedkin appare difficile. Ergo, vendere calciatori rimane la strada più semplice. Il pensiero corre subito a Pellegrini e Zaniolo, visto che i dati previsionali per il quarto trimestre finanziario indicano «un significativo deterioramento della situazione». Se a Trigoria garantiscono che la cessione dei due gioielli va considerata una sorta di extrema-ratio che l'attuale dirigenza è convinta di poter evitare con la partenza di altri elementi (Kluivert, Under, Cristante, Schick, Florenzi, Riccardi, oltre agli esuberi) è inevitabile che alla mente tornino le considerazioni di Pallotta riguardo l'incedibilità di Alisson, Salah e tanti altri. Il paracadu
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