Roma, Nzonzi mezzala: Di Francesco studia la formazione anti Chievo

Giovedì 13 Settembre 2018 di Ugo Trani
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Di Francesco, ora che i nazionali sono di nuovo a Trigoria, si prepara a riaccendere la Roma, dopo la frenata nelle ultime 2 partite di campionato. Il lavoro, più che tattico, sarà psicologico. Lo ha spiegato ai calciatori, nel breve discorso fatto al gruppo per guardare oltre la sconfitta di Milano e soprattutto per archiviare la sosta che ha passato senza metà della rosa. Ha accennato alla serenità da ritrovare, buttandosi alle spalle le prestazioni e i giudizi, cioè le scorie delle gare andate male e non solo con la maglia giallorossa. Quando ha invece chiamato in causa l’equilibrio, non si è certo riferito a quello tattico. Da ex giocatore di questa squadra e quindi da buon conoscitore dell’ambiente, ha consigliato ai giocatori di non dar ascolto alle chiacchiere e ad altro. Eusebio lo ha spiegato ai nuovi e, vi sembrerà strano, anche ai più esperti: meglio non distrarsi o farsi influenzare. Il discorso vale in assoluto, pure quando si vince. Figuriamoci, però, se si perde. Salire sull’altalena, nella Capitale, fa girare la testa.

ASSETTO COLLAUDATO
La Roma, insomma, non deve ricominciare da zero. Nè tornare al passato. Di Francesco non cancella nemmeno la notte buia vissuta a San Siro e accentuata dalla sconfitta arrivata al minuto 95. Probabilmente, se avesse la possibilità di rigiocare la partita con il Milan, non rifarebbe la difesa a 3. L’errore, a posteriori, c’è stato e l’ha ammesso lui stesso a fine gara. Ma, dopo il black out anche fisico avuto nel match con l’Atalanta, l’allenatore ha cambiato solo per ridare sicurezza alla squadra. Per andare incontro ai giocatori e non fargli pensare ai 3 gol incassati all’Olimpico contro i nerazzurri. La formula non è andata bene e, attenendoci alla nuova (si fa per dire) virata tattica a cui assisteremo domenica contro il Chievo, ecco che i giallorossi ripartiranno dal via. Dal 4-3-3 che, senza Pastore (infortunato) e Strootman (ceduto), non potrà essere quello del primo turno di campionato, vittoria in trasferta contro il Torino. Ma Eusebio crede in quel sistema di gioco. Con De Rossi o Nzonzi nel ruolo di play, con Cristante e Pellegrini da intermedi, anche se li ha sostituiti, in coppia, proprio nell’intervallo della gara contro l’Atalanta. Mancini lo ha copiato in Nazionale, togliendo Pellegrini dopo il 1° tempo contro la Polonia e avendo più pazienza con Cristante, fuori al minuto 34 della ripresa contro il Portogallo. In quella zona del campo la rosa della Roma, anche per l’imprevisto a Pastore, è diventata improvvisamente corta. La carta che il tecnico è pronto a giocarsi è Zaniolo che purtroppo il ct azzurro ha convocato sul più bello (solo tribuna per il classe ‘99). E’ lui il 1° cambio, più di Coric, cosiderato al momento più bravo da esterno alto a sinistra.

ULTIMA TENTAZIONE
L’idea di queste ore è, invece, sul ruolo di Nzonzi. Eusebio, per non abbandonare il 4-3-3, è pronto a schierare il centrocampista da mezzala. E, pur sapendo di perdere qualcosa negli inserimenti, l’allenatore è convinto di acquistare solidità, aggressività e gamba. E personalità. La Roma ne ha bisogno e Nzonzi, con Cristante e Pellegrini fiacchi e disorientati (quindi da alternare), la garantisce: provato sul centro sinistra con De Rossi e Cristante o Pellegrini. Per il resto, andrà sul classico. Con la linea a 4, dove Karsdorp è davanti a Florenzi che punta a essere disponibile per la trasferta di Madrid. Manolas prova a recuperare per allinearsi a Fazio e Kolarov. E il tridente, con Perotti che finalmente è a disposizione, sarà quello dell’unica vittoria in campionato: Under, Dzeko ed El Shaarawy.
 

Ultimo aggiornamento: 13:48 © RIPRODUZIONE RISERVATA