ROMA

Roma, Nzonzi: «Ammiro De Rossi. Sono un vulcano e un pessimo perdente»

Domenica 10 Febbraio 2019 di Gianluca Lengua
Si è tenuto lontano dalle polemiche allenandosi con continuità e facendosi sempre trovare pronto nel momento del bisogno. Così Steven Nzonzi ha conquistato Di Francesco che lo ha utilizzato per 2183 minuti tra campionato Champions e Coppa Italia, rendendolo il quarto calciatore più utilizzato nella rosa dopo Olsen, Kolarov e Fazio. Il centrocampista francese è arrivato a Roma a metà agosto, ha avuto poco tempo per integrarsi con la rosa e conoscere i compagni prima che cominciasse il campionato, con il tempo, però, si è reso subito conto della dedizione al lavoro di Daniele De Rossi: «Lui gioca in una maniera molto intelligente. Ha esperienza, un ottimo tocco di palla, mi ha aiutato molto spiegandomi in inglese i dettami tattici. Ma soprattutto è un professionista. Ha passato tutta la sua carriera a Roma. Ci sono migliaia di calciatori che, al suo posto e dopo aver dato tanto al club, si allenerebbero camminando e senza andare mai in palestra. Ebbene no, non De Rossi, lui non è mai in ritardo, va in palestra, si impegna durante l’allenamento. Non puoi che ammirarlo. Al suo posto, se avessi trascorso tutto questo tempo in un club, forse sarei uno che verrebbe di tanto in tanto agli allenamenti, camminando e con dieci minuti di ritardo, sapendo che l’allenatore non mi direbbe niente», ha detto Nzonzi al magazine francese Sofoot. 

VULCANO -  La mente, poi, torna al Siviglia dove c’era anche Monchi che lo ha aiutato a lottare contro il suo aspetto: «Non immaginate quanto sia difficile giocare a mezzogiorno a Siviglia con 42 gradi  all’ombra. Ma sono riuscito a vincere anche questa sfida. Sono consapevole di trasmettere la sensazione di essere una persona flemmatica, tranquilla e disinvolta ma in fondo sono un vulcano. Nonostante sia migliorato con l’età, è un aspetto di me che ogni tanto esce fuori. Sono un pessimo perdente, non mi è mai piaciuto perdere, ma a causa del mio “body language” la gente pensa che non mi importi nulla». Quando non c’è De Rossi è Nzonzi a dettare i tempi del centrocampo romanista: «Sono molto esigente con me stesso, ecco perché spesso preferisco delle giocate più sicure, perché se perdessi due o tre palloni, so che mi innervosirei. Mi piace giocare a due tocchi, forse perché non ho un gran dribbling, il passaggio invece…Segnare un gol è un’emozione unica ma a me piace tanto il lato collettivo del gioco del calcio. Il tiki taka del Barcellona di Xavi è Iniesta è l’espressione assoluta di questo gioco».


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