Tra Roma e Lazio vincono gli errori dei portieri: 1-1, la serie biancoceleste si ferma a 11 vittorie di fila

Domenica 26 Gennaio 2020 di Ugo Trani
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Il derby finisce come all'andata: 1-1. Ma è completamente diverso da quello del 1° settembre. Al ritorno è la Roma che si avvicina al successo, padrona del match dall'inizio alla fine, senza però riuscire a piazzare il tiro per il ko. La Lazio si accontenta e, anche rischiando, riesce a non cadere: stop, comunque, alla striscia di successi consecutivi (11). Gli obiettivi, insomma, restano gli stessi per Inzaghi e Fonseca. Entrambi sono in zona Champions, rispettivamente al 3° e al 4° posto. I biancocelesti, avanti di 7 punti in classifica, devono però recuperare la gara casalinga con il Verona il 5 febbraio: hanno la chance di sorpassare l'Inter seconda e di tentare la rimonta sulla Juve capolista.

DOPPIA PAPERA
La Lazio, dunque, è ancora in corsa per lo scudetto. Ma la prestazione del derby non è all'altezza di chi gioca per il titolo. Inzaghi sceglie l'attesa con il 3-5-2, senza riuscire mai a ribaltare l'azione. La rete del pari, nel 1° tempo, è il tocco sulla linea di Acerbi dopo la gaffe di Pau Lopez sul corner di Luis Alberto. Nessun tiro, prima e dopo, nello specchio della porta. Anche la Roma segna sfruttando l'uscita a vuoto di Strakosha sul lancio di Cristante: gol di testa di Dzeko per il momentaneo vantaggio. Ma il portiere biancoceleste si riscatterà nella ripresa con l'intervento, di faccia, su Dzeko. L'esibizione giallorossa è invece convincente e coinvolgente, con la superiorità del possesso palla del 68 per cento e la continuità nell'assalto al fortino. Pellegrini ha l'occasione più evidente, quando prende il palo calciando da fuori area. Ma anche Cristante, Under, Dzeko e Veretout spaventano Strakosha.

CORAGGIO CONTRO TIMIDEZZA
Fonseca vince il duello nella preparazione del match, anche se il risultato non lo premia: fuori i terzini titolari Florenzi e Kolarov, dentro Santon e Spinazzola. Sulle fasce comanda la Roma: bene anche Under e Kluivert che si accentrano accanto a Dzeko. Funzionano anche le marcature su misura: Pellegrini su Leiva, Cristante su Milinkovic e Veretout su Luis Alberto. Inzaghi è come se fosse sorpreso dalla spavalderia del collega: Lazzari e Lulic si abbassano accanto a Luiz Felipe, Acerbi e Radu. Non partecipano se non per sparare il pallone verso Immobile e Correa che soffrono la fisicità di Smalling e Mancini. Le sostituzioni non incidono poi sul comportamento di squadra: Patric per Luiz Felipe, Parolo per Luis Alberto e Caicedo per Correa. La Lazio è ferma. Anche nei cambi c'è la storia del match: entrano Perotti per Kluivert, Kolarov per Santon e pastore per Veretout. Osa fino in fondo il portoghese. Che si illude per il rigore concesso dall'arbitro Calvarese, pronto a sanzionare il fallo Patric in area su Kluivert. Il Var Mazzoleni lo invita a ribaltare la decisione: l'attaccante è da punire per la spinta precedente, assolto di difensore. Come Acerbi, gomito sulla punizione di Kolarov.  
 

Ultimo aggiornamento: 4 Febbraio, 16:01


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