L'addio di Santon: «Ho chiuso da fuori rosa per scelta del club. Pellegrini si è speso per farmi reintegrare»

Il difensore ha chiuso con il calcio a 31 anni: «Forse sono l’unico che ha iniziato e concluso la carriera con Mourinho, ma non è stato lui ad escludermi dalla squadra»

L'addio di Santon: «Ho chiuso da fuori rosa per scelta del club. Pellegrini si è speso per farmi reintegrare»
di Stefano Carina
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Lunedì 26 Settembre 2022, 12:05

Il bambino (cit.) si è fatto uomo. E come tale ha dovuto decidere. Scelta ardua, difficile, per certi versi drammatica. Perché per Davide Santon abbandonare il calcio giocato a 31 anni, dopo avergli dedicato infanzia, adolescenza e giovinezza, è stato come chiudere un capitolo della propria vita.

Santon, quanto è stato difficile dire basta?
«È stata molto dura. Ad un certo punto si è spenta la luce e ho avuto molto tempo per pensarci. L’ultimo anno a Roma è stato da fuori rosa e ho maturato la decisione che era arrivato il momento di smettere. Ci siamo così visti con la Roma e abbiamo deciso insieme di chiudere il nostro rapporto. Avrei potuto anche strappare qualche contratto a presenza ma non mi divertivo più. E così ho smesso».

In questo anno e mezzo non l’ha cercata nessuno?
«Le proposte non mi sono mai mancate. Fulham, Fiorentina, Sampdoria, un paio di club in Spagna, in Turchia e io non ho mai detto di no. Il problema è che poi arrivavano le visite mediche. Un giorno dissi a Pinto: “Direttore non è che non voglio andare, ma se vado mi rimandano indietro”».

Anche Ranocchia ha deciso di smettere in anticipo.
«In questo mondo quando la scintilla non c’è più, è difficile andare avanti. Andrea è un caro amico, lo conosco bene e se ha deciso di smettere è perché non ne ha più».

In questo periodo difficile, Mourinho le è stato vicino?
«Sì, soprattutto all’inizio. Quando sono finito fuori rosa è venuto spesso a vedere i miei allenamenti. Abbiamo parlato, gli ho detto che nello spogliatoio avrei potuto dargli una mano ma non potevo garantirgli poi un impiego stabile in campo. Non sapevo quante partite potevo reggere».

Da questo, però, a finire fuori rosa ce ne corre, non trova?
«Non penso sia stato lui a decidere. Perché parlando con i miei compagni, sapendo come si era speso Pellegrini per farmi reintegrare, probabilmente anche Mourinho lo scorso anno mi voleva in rosa. La decisione è stata del club. Poi dopo una stagione fermo, non mi sono più ripreso».

Come è cambiato José da quello che lei conobbe a 18 anni?
«Mi chiamava il bambino (sorride). No, non è cambiato. È chiaro che gli anni passano per tutti e quindi anche per lui. Però quando lo vedo in panchina, ha la stessa passione, lo stesso amore di quando era all’Inter. È contento di essere qui a Roma».

Un aneddoto sullo Special?
«Ora che ci penso, potrei essere l’unico calciatore che ha iniziato e concluso la carriera con lui...Aneddoti... Ah, certamente. Mi lancia in Champions, contro lo United in marcatura su Ronaldo all’Old Trafford. Finisce 0-0 e gioco un’ottima partita, esaltata dai giornali. Torniamo alla Pinetina e il giorno dopo, durante il defaticante, si avvicina e mi fa: “Davide, lo sai che ieri hai giocato di merda? Ti ricordi cosa ti avevo chiesto o no?”. Serissimo. Io inizio a pensare, a provare a ricordarmi e abbozzo un timido “Mister ma come?”. Lui, fa finta di arrabbiarsi, “Mister cosa? Non hai fatto la gara che dovevi fare”. Rimane a parlottare con i miei compagni, poi mentre sta andando via mi guarda. E vedo che prima abbozza un sorriso, poi inizia a ridere come non lo avevo mai visto fare. Lui è fatto così. Sembra sempre serio ma sa scherzare come pochi».

Una scelta che non rifarebbe?
«Quando mi feci male al ginocchio destro per la prima volta con l’Under 21. L’allenava Casiraghi, giocavamo contro il Lussemburgo. Dopo una brutta entrata di un avversario capisco che il ginocchio si è rotto ma rimango in campo. Nell’intervallo riferisco il problema. Mi chiedono di provare, mi danno un antidolorifico e torno in campo. Gioco quindi tutta la ripresa con il ginocchio rotto. Da una piccola frattura, quando mi operano mi tolgono tutto il menisco esterno. Quei 45 minuti in più hanno condizionato la mia carriera».

Lei ha giocato vicino a tanti campioni. Uno in particolare?
«Sa che sceglierne uno è impossibile? Ho giocato con gente del calibro di Eto’o, Milito, Vieira, Stankovic, Cambiasso, Samuel... Per un periodo la coppia d’attacco dell’Inter era Adriano-Ibrahimovic! Ho giocato con un certo Luis Figo, pallone d’oro. Ma anche nella Roma, arrivai l’anno dopo l’addio di Totti. Ho giocato con Dzeko, De Rossi con il quale siamo rimasti amici».

«Devo ancora rendermi conto di aver smesso»

Sabato c’è Inter-Roma, la sua partita.
«Che gara. Vengono entrambe da una brutta sconfitta, giocheranno per vincere. La differenza la farà la giocata del campione. Due nomi? Dybala e Lukaku».

Quale deve essere l’obiettivo stagionale della Roma?
«Ha fatto un ottimo mercato, ma manca ancora qualcosa per lo scudetto. Penso che debba puntare a tornare in Champions, sono troppi anni che manca».

E Santon ha deciso cosa farà da grande?
«Mi piacerebbe allenare i bambini piccoli, rimettermi in gioco. Ora, però, è ancora troppo presto. Devo ancora rendermi conto di aver smesso».

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