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Euro2020, allarme inglesi a Roma: l’obbligo di quarantena per la variante Delta ferma
l’esodo dal Regno Unito

Euro2020, allarme inglesi a Roma: l obbligo di quarantena per la variante Delta ferma l esodo dal Regno Unito
di Francesco Pacifico e Ugo Trani
5 Minuti di Lettura
Mercoledì 30 Giugno 2021, 07:30 - Ultimo aggiornamento: 1 Luglio, 08:26

L’Inghilterra sabato all’Olimpico. La variante Delta, se proprio bisogna allarmarsi, arriva però dal Regno Unito a Roma solo per andare in campo. È la Nazionale di Southgate che dovrà giocare il quarto contro l’Ucraina, ma senza tifosi al seguito. Dovendo fare 5 giorni di quarantena, anche presentandosi oggi, non potrebbero spostarsi allo stadio (nemmeno gli ucraini). Biglietti acquistabili solo per i residenti nel nostro paese. O da chi viaggia da paesi «liberi». Escamotage, con scalo intermedio o in auto, non sono comunque da escludere. Ma i controlli saranno rigidissimi a Fiumicino, a Ciampino e alla frontiera.

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Proprio guardando alle scappatoie, nella Capitale crescono i timori per l’evento, anche perché a Roma si sono riscontrati i primi casi di contagi da Covid con variante Delta. L’assessore alla Sanità del Lazio, Alessio D’Amato, ieri ne ha parlato con il ministro della Salute, Roberto Speranza e oggi i due faranno il punto con la titolare del Viminale, Luciana Lamorgese. Nel rispetto delle leggi vigenti, si sta studiando un meccanismo che prevede che gli inglesi arrivati all’Olimpico - oltre ad aver fatto il tampone 24 ore prima e a sottoporsi al termoscanner - potranno entrare allo stadio soltanto mostrando la carta d’imbarco: se sono arrivati in Italia da 5 giorni e hanno fatto la quarantena, possono assistere alla partita; altrimenti vengono rimandati indietro e rischiano anche una denuncia penale per epidemia colposa. 

SCONTRO APERTO
Visto da fuori Wembley, è intanto diventato improvvisamente insicuro. La variante Delta lo ha reso vulnerabile (ormai più di 20 mila contagi quotidiani). Lo pensano in Italia, con Mario Draghi che si è mosso con largo anticipo, e in Germania, con Angela Merkel che ha sposato la linea del nostro premier. E a Bruxelles dove ha preso posizione l’Ue. Visto da dentro, però, è lo stadio delle semifinali e della finale dell’Europeo (6,7 e 11 luglio). Il premier inglese Boris Johnson ha già dato l’ok per portare la partecipazione del pubblico (ieri già 44 mila per Inghilterra-Germania) a 60 mila spettatori (75 per cento della capienza dello stadio) nelle ultime tre partite. E l’Uefa, non curandosi delle pressioni politiche, va avanti come se niente fosse.

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Il presidente Aleksander Ceferin non ha alcuna intenzione di cambiare la sede. La conferma: messi in vendita i biglietti sul sito web dell’Uefa (quasi mille euro per la finale). «Le partite si svolgeranno dove previsto: con il governo britannico sono state concordate misure adeguate per mitigare i rischi» insistono da Nyon. Il paradosso: è stata ufficializzata la vendita dei tagliandi e l’aumento del pubblico proprio nel giorno in cui il tedesco Horst Seehofer, ministro dell’Interno e delle Sport, ha invitato il governo del Regno Unito a limitare gli ingressi: «Penso che sia irresponsabile permettere a decine di migliaia di persone di riunirsi in una piccola area, soprattutto in paesi in cui circola la variante Delta». Altrettanto decisa è stata Margaritis Schinas, vicepresidente della Commissione Europea, davanti ai media: «Non è una decisione che viene presa dalla Commissione Europea. Ma siccome la salute pubblica fa parte del mio mandato, ho condiviso con gli eurodeputati della commissione Envi la mia convinzione personale che l’Uefa deve analizzare molto attentamente la situazione delle semifinali e della finale a Wembley per due ragioni principali.

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Anzitutto ci saranno molte persone e l’idea di uno stadio pieno in un momento in cui siamo così preoccupati per la presenza della variante Delta dà il messaggio che serve una valutazione attenta. Poi questa idea del Regno Unito che impone restrizioni ai cittadini britannici che viaggiano verso l’Ue e contemporaneamente accetta una presenza massiccia di visitatori dall’Ue, è un’asimmetria che deve essere considerata». L’Uefa non sposterebbe a Budapest o San Pietroburgo le semifinali e finali: motivi politici. Da verificare i contagi. L’Italia e la Germania danno più garanzie di altri paesi coinvolti nell’Europeo. Lo stadio Olimpico di Roma e l’Allianz Arena di Monaco. Draghi e Merkel, dunque: Ceferin dovrebbe a scegliere uno dei suoi principali oppositori. Informalmente da Nyon fanno sapere che l’Italia non verrebbe mai presa in considerazione: è stata valutata ingombrante l’ingerenza del nostro premier.

 

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