Roma-Fiorentina, José Mourinho in conferenza stampa: «Voglio solo i tre punti. La parola chiave è tempo»

Diretta. La conferenza stampa di José Mourinho prima di Roma-Fiorentina
di Gianluca Lengua
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Sabato 21 Agosto 2021, 12:31 - Ultimo aggiornamento: 22 Agosto, 10:30

A Trebisonda, in Turchia, è andato tutto come da piani (più o meno): José Mourinho al debutto sulla panchina della Roma ha portato a casa il risultato e ha ipotecato il passaggio alla fase a gironi della neonata Conference League. Ora, però, è tempo di pensare alla Serie A che, per i giallorossi, inizierà domenica 22 agosto alle 20:45 all'Olimpico contro la Fiorentina di Vincenzo Italiano. Ecco le parole in conferenza stampa del tecnico portoghese.

Come sta la squadra fisicamente? «Le vittorie aiutano a recuperare, quando si vince la stanchezza non è la stessa dopo una sconfitta. Non abbiamo avuto nessun infortunio in quella partita, neanche piccoli. Stiamo tutti bene e siamo preparati. Ovviamente abbiamo giocato 48 ore fa, ma il calcio di oggi è così. Puoi giocare ogni tre giorni e se hai una rosa che può aiutare in momenti di difficoltà è meglio. Abbiamo bisogno di giocare, contro il Trabzonspor, abbiamo sentito la differenza di una squadra che ha giocato tre partite ufficiali. Non farò tanti cambi, abbiamo quattro partite di fila, domani sarà la seconda poi il Trabzonspor e la Salernitana. Andremo partita dopo partita e non penseremo alla stanchezza».

Domani si va verso il tutto esaurito, quanto può aiutare la presenza dei tifosi? «I tifosi possono aiutare, ma possono anche giocare. Qualche volta solo lì per aiutare e altre per giocare, io spero che siano lì per giocare. La passione è tremenda, ho giocato a Roma come avversario e ho capito la passione che c’è. Mancano tanto le partite vere perché da un anno o più la gente non va allo stadio, perché se facessimo la formula passione più quello che manca, sono convinto che staranno lì per giocare. Se loro giocano con noi, sarà difficile per la Fiorentina andare a casa con un risultato positivo».

In ogni intervista dice che le manca qualcosa, perché? «Questo l’ho detto qualche giorno fa, oggi quello che mi manca sono i tre punti di domani. È questa l’unica cosa che mi manca. L’unica cosa che io voglio, Italiano vuole, i miei giocatori vogliono e i giocatori della Fiorentina vogliono sono i tre punti. Capisco la domanda, ma per finire la storia posso dire che il nostro mercato è stato reattivo perché abbiamo perso due giocatori che non ci aspettavamo di perdere e abbiamo dovuto reagire. Non abbiamo preso qualche giocatore che nella mia visione sarebbe un giocatore importante per riequilibrare la nostra rosa, ma se una società fa uno sforzo come quello che ha fatto per avere una reazione fantastica ai problemi, non ho diritto di mettere alcun tipo di pressione, non faccio nessuna richiesta in più e mi nascondo dietro a una parola chiave, che è tempo. Una parola chiave in questo progetto, che mi ha portato qui a Roma e mi nascondo dietro a questo tempo perché capisco che sarà difficile fare qualcosa in più e il mio lavoro adesso è lavorare con tutti i giocatori che abbiamo in rosa e avremo tempo per fare qualcosa in più. Se non si fa adesso si farà a gennaio, altrimenti la prossima estate. Vorrei che sia l’ultima volta che parlo di questo, anche se il mercato finirà il 31. Sono molto contento per il modo in cui la società sta con me in questo progetto e non ho il diritto di chiedere qualcosa in più. Lavoriamo con quello che abbiamo, andremo lì con il feeling che mi piacere avere e andremo lì per vincere. Come principio di vita, cercheremo di vincere in ogni partita. Anche in squadre che hanno più potenziale di noi».

Come la vede la Fiorentina di Italiano? «Prima hanno scelto Gattuso e poi Italiano, hanno sempre scelto bene. Io ho visto un po’ di tutto di Italiano, gli analisti guardano tutto. Abbiamo visto quello che ha fatto allo Spezia, abbiamo visto tutto quello che c’è da analizzare nella Fiorentina. Sarà difficile, hanno giocatori di qualità, Italiano è un bravo allenatore, io sono un bravo allenatore e le nostre squadre giocano già abbastanza bene per due squadre che lavorano da pochissimo tempo con noi».

Nell’ultima amichevole all’Olimpico, il campo non era il massimo. Lei che viene dall’Inghilterra in cui i campi sono perfetti, è preoccupato del campo del’Olimpico e delle strutture italiane? «Il clima aiuta tanto per la qualità dei campi. L’organizzazione del calcio in Inghilterra è difficile da paragonare con altri paesi. Dire che ci siano rapporti tra l’infortunio di Smalling e il campo sarebbe molto cattivo da parte mia e rifiuto questa connessione. Il campo non stava bene, ma ho fiducia nella professionalità e nell’orgoglio della gente e spero che sia in condizioni più accettabili. Sicuramente la settimana prossima quando la Lazio giocherà in casa, sarà ancora meglio. Un pochino più di pressione da tutti, non solo dal mio Instagram che è un account cattivo in cui dico tutto quello che mi passa per la testa. Con un po’ di pressione da tutti noi, possiamo arrivare a giocare a un buon livello». 

Come sta Abraham? È pronto a giocare? «Domani sarà convocato, non si è allenato con la squadra. Le regole ci hanno imposto di farlo allenare da solo, ha giocato partite amichevoli di livello alto a Londra contro Chelsea, Arsenal e Tottenham. È stata una settimana difficile per lui, abbiamo tre attaccanti e siamo contentissimi di averli».

Quali sono le condizione di Reynolds? «Siamo insieme solo da cinque settimane, è impossibile parlare di evoluzione. Fisicamente ha delle condizioni fantastiche per essere un terzino, tecnicamente e tatticamente è arrivato da una realtà completamente diversa e che deve migliorare. È giovane, non ha mai giocato in Europa».

Cosa è successo con Florenzi? «Il modo migliore per rispondere è di fargli gli auguri di fare una buona stagione e che possa essere felice a Milano. Ho parlato con lui solo una volta e nella testa aveva chiaro quello che voleva e non voleva fare. E quello che voleva fare era andare al Milan».

 

Ha parlato spesso di tempo e ha detto che si nasconde dietro al concetto di tempo, ma nella sua carriera il concetto di tempo era sempre adesso. Il concetto di tempo è cambiato per la Roma o è cambiato Mourinho? «La Roma è club gigante, ma questa è la dimensione del club come tifosi, storia e città. Un’altra cosa è la natura dei progetti: quando sono arrivato al Chelsea, all’Inter, al Real Madrid, i progetti erano assolutamente ovvi e si doveva vincere subito. Alla Roma è diverso, è finita 16 punti dietro il quarto posto e 29 dallo scudetto, è ovvio che servirà tempo. Il tempo nel calcio è una cosa importante, la realtà è il pragmatismo dei numeri: noi non vinciamo da tanti anni, abbiamo finito la scorsa stagione settimi. Questo è il pragmatismo dei numeri. Ci vuole tempo, organizzazione, lavoro invisibile e con il tempo i risultati arriveranno. Però ioò sempre sia prima della Salernitana che della Juve o dell’Inter che bisogna vincere».

La spinta dei terzini nella sue squadre è costante? Perché tanti cross sbagliati contro il Trabzonspor?
«Quando ero in Inghilterra dicevo sempre ai miei che mi mancavano le conferenze stampe italiane in cui si parla di calcio. Adesso che sono in Italia io non voglio parlare di tattica perché voi siete bravi. Siamo arrivati a tante situazioni di cross contro il Trabzonspor e abbiamo sbagliato tanto. Possiamo spingere con due terzini, con uno o con nessuno. Un tempo c’era un modulo di gioco, adesso si fa diversamente perché è più difficile per l’avversario preparare la partita contro di te. Ci sono diversi modi per arrivare a un diverso obiettivo, per segnare gol devi avere diverse posizioni nell’ultimo terzo offensivo. La qualità del cross dipende dal giocatore e altre volte dipende dal momento. Karsdorp, Vina e Calafiori hanno una buona qualità di cross, ma contro il Trab il primo cross lo ha fatto Mkhitaryan che non è un giocatore di fascia».

Quali sono le squadre più attrezzate rispetto alla Roma? «È una domanda facile perché sapete la risposta. È il pragmatismo della classifica, guardate lì e non è difficile capire le distanze. Quando sono 3/4 punti siamo tutti nella stessa tasca, quando la differenza è di 29, 25, 16, 17 è diverso. Lasciateci tranquilli e alla fine si vedrà. Il mio discorso non cambia: la prossima partita la vogliamo vincere. Quando giochiamo contro Inter, Juve, Milan, Atalanta e tutte quelle squadre che sono state più forti di noi comunque non cambieremo il nostro discorso».

 

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