Roma-Feyenoord, Mourinho: «Ora scriviamo la storia. Mkhitaryan è pronto»

I giallorossi sono arrivati a Tirana per la finale di Conference League

Roma-Feyenoord, Mourinho: «Sappiamo cosa fare per vincere. Mkhitaryan pronto a dare una mano»
di Gianluca Lengua
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Martedì 24 Maggio 2022, 17:44 - Ultimo aggiornamento: 25 Maggio, 00:28

José Mourinho allontana il mito dello Special One e lo fa alla vigilia della finale contro il Feyenoord che potrebbe consegnare un trofeo alla Roma dopo 14 anni: «La storia dello Special One lascia il tempo che trova, fa riferimento all’inizio della mia carriera e una volta che si diventa maturi si pensa più alla gente e meno a sé stessi. Sarà la squadra a scendere in campo, non è il momento di un individuo. Non c’è niente da fare di speciale, bisogna essere fedeli a noi stessi, conoscere le nostre qualità e i nostri limiti». 

Con quale consapevolezza arriva a Tirana?

«Siamo arrivati alla fine del percorso di questa stagione. Con due finali da giocare nello spazio di quattro giorni: la prima ci dava quello che meritavamo e che avevamo come target dal primo giorno, ossia giocare in Europa League. Siamo riusciti a vincere quella finale lì che per me era una finale dove non si poteva scrivere storia, ma si poteva solamente finire il lavoro di una stagione e raggiungere l’obiettivo. Per la Roma finire qualificata in Europa League è normale. Questa finale è storia già scritta, però, quando arrivi in finale devi fare il possibile per scrivere la vera storia e vincerla». 

È riuscito a recintare l’euforia della squadra? Come stanno i giocatori psicologicamente?

«Lo abbiamo fatto prima di Torino. È una partita difficile, era importate sapere che giocare una finale ha già un livello di tensione alto e non hai bisogno di sapere che giochi oltre la coppa la qualificazione in Europa League. Ora siamo qualificati e questo è stato il miglior modo di pensare solo a questa finale. Il mio staff ed io siamo insieme a Trigoria da venerdì sera, non potevo chiedere la stessa cosa ai giocatori, ma penso che stanno molto bene. Sono concentrati, hanno la gioia di giocare questa partita. Stiamo bene. Mkhitaryan si è allenato oggi per la prima volta con la squadra. Una sessione molto piccola, senza nessun significato, ma per è importante per avere la sensazione per dire se ci sarà o no. Sa interpretare bene le sue sensazioni e si sente bene per giocare». 

La sua leadership può fare la differenza?

«Penso di no. Credo che la gente sbagli nell’analisi perché l’unico motivo per cui esiste questo feeling pro-Roma è perché abbiamo un giocatore albanese. Se la Roma vince, un albanese alza la Coppa. Ho giocato la supercoppa europea Manchester United-Real Madrid ed è stato bellissimo. Un Paese e una città in festa, Tirana è lo stesso. Siamo arrivati e abbiamo capito che è un momento importante per loro, lo stadio è molto bello. È un peccato che la capacità non sia adeguata alla gioia di più tifosi e sono molto contento di venire a giocare qui. Di solito le finali sono l’ultima partita della stagione e quando ci arrivi il lavoro è fatto. La leadership non è una cosa che si può mettere sul tavolo e produrre in due o tre giorni. Domani sarà il giorno dei giocatori, io posso aiutare a leggere la partita, ma il lavoro è fatto. Domani sarà l’ultima partita e fortunatamente sarà una finale che giocheremo con l’atteggiamento giusto». 

Lei appare molto serio perché è una finale o perché c’è qualche pensiero in più?

«È una finale. Fino a domani non c’è nessun altra cosa nella mia testa. È il mio modo di essere e l’esperienza non aiuta. Pensavo potesse aiutare, ma non è così. Il mio modo di viverla è lo stesso di 20 anni fa. Se mi vedete più serio è concentrazione, un modo di preparare la partita». 

È un allenatore scaramantico?

«Sono una delle poche persone nel calcio che non è scaramantica. La passione dei tifosi può solo far bene e non male. Se la Roma ha perso nella storia una finale con la gente davanti al maxischermo sarà stata colpa della Roma e non della gente. Mi hanno anche chiesto domani con che maglia giocheremo e io ho risposto che non volevo sapere nulla.

Come sta la sua caviglia dopo l’impatto con Kumbulla? Lei se vince diventerebbe l’unico ad aver vinto tutte le coppe europee…

«Se…Marash mi ha fatto male. Di tutti i giocatori lui è il più pensante di tutti. Pensavo di andare alla partita in ciabatte, poi ho usato una 44. È un bravo giocatore, ha imparato tanto in questa stagione e il prossimo anno sarà con noi al 100% perché ha potenziale per fare meglio». 

Le piace il calcio olandese, ma noi non vinciamo mai delle finali. Perché?

L’Ajax ha vinto finale, il Psv e Feyenoord hanno vinto. Quindi il calcio olandese ha una storia incredibile. Non siete ingenui nel vostro modo di giocare»

Qual è la sua primissima impressione della città? Tanta gente qui ha chiesto di chiedere a lei cosa potrà fare lo Special One in una partita speciale?

«La storia dello Special One lascia il tempo che trova, fa riferimento all’inizio della mia carriera e una volta che si diventa maturi si pensa più alla gente e meno a sé stessi. Domani posso fare quello che può fare ogni allenatore: dare una mano alla squadra. Non credo alle formule magiche, quando si arriva in finale dopo più di 300 giorni di lavoro è il momento della squadra. Sono loro che scenderanno in campo, non è il momento di un individuo. Non c’è niente da fare di speciale, bisogna essere fedeli a noi stessi, conoscere le nostre qualità e i nostri limiti. Una buona squadra è quella capace di offuscare i propri limiti. È la prima volta che vengo qui, è uno dei pochi paesi in Europa che non avevo ancora visitato. Tirana è una bella città, mi piace conoscere il mondo. Non ho la possibilità di fare un giro in città, ma sono contento dell’aeroporto. Quando abbiamo giocato contro il Vitesse siamo rimasti due ore ad aspettare. Avevo la sensazione che ci davano dei criminali. L’albergo non lo abbiamo visto, ma è qui dietro, manto erboso bellissimo, si può criticare la Uefa per la capienza, ma non si può rimproverare la Uefa di portare il calcio in tutto mondo. Sono contento di essere qui e disputare questa finale albanese». 

È sorpreso dal rendimento di Zalewski? In futuro sarà sempre qui?

«Non sono d’accordo nel dire che ha avuto una cattiva prima parte della stagione. È stato il momento più importante della carriera. Un anno fa giocava ancora con la Primavera, adesso gioca con la prima squadra della Roma. Qui sei mesi sono stati importantissimi. Lui può fare tutto in campo, quando si hanno 20 anni e hai la possibilità di giocare difensore centrale o attaccante devi solo scendere in campo. Impara in fretta, ha una buona mentalità». 

Comunque vada la finale, sarà una stagione positiva?

«Per me sì, sarà una stagione positiva»

Ha ancora dubbi di formazione? Spinazzola ha concrete chance di giocare?

«È disponibile per domani. Dieci mesi fuori sono tanti, gli mancava tornare, avere sensazioni e quello che ha avuto contro il Torino cioè 75 minuti in campo. Quelle sensazioni sono state positive e sarà un’opzione per domani».

 

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