ROMA

Roma, Fonseca alla prova dell'abbondanza

Martedì 19 Novembre 2019 di Stefano Carina
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Alla luce delle due sconfitte che hanno preceduto la pausa (Moenchegladbach e Parma) e che hanno proiettato al momento la Roma fuori dalla zona Champions (è sesta) e a rincorrere nel girone di Europa League (dov’è terza a due gare dal termine), sarebbe ingiusto dimenticare il lavoro di Fonseca nell’emergenza. Poche mosse ma efficaci per la riqualificazione del gruppo, evidenti nel trittico Milan-Udinese-Napoli. A partire dalla scelta di impiegare un terzino più fisico a destra (Spinazzola o Santon), passando per Mancini mediano nel 4-1-4-1 in proiezione difensiva e rispolverando Pastore che ai più sembrava ormai un calciatore destinato a campionati esotici. Ora, però, il momento del bisogno è finito ed è quantomeno curioso capire come si comporterà il tecnico. Non tanto nel turnover che ha dimostrato, prima dell’ecatombe d’infortuni in serie che ha colpito la rosa, di saper e voler attuare (5 o 6 cambi nelle prime due gare con Basaksehir e Wolfsberger tra Europa e campionato). Quanto invece nel modulo e soprattutto nell’atteggiamento tattico. 
TEMPO DI SCELTE 
La Roma nell’emergenza s’è riscoperta più guardinga, meno spettacolare e ha dato il meglio di sé quando ha incontrato squadre che hanno accettato di fare la partita e non chiudersi. Cosa accadrà adesso che avrà di nuovo la qualità a disposizione? La mossa che viene scontata pensare è arretrare Mancini (al posto del titubante Fazio) vicino a Smalling e spostare Pellegrini di nuovo a centrocampo, per non perdere il momento-sì del Flaco. Ma Lorenzo, dopo esser stato schierato nelle prime due gare di campionato proprio in quel ruolo, è esploso come trequartista, regalando alla Roma un’impronta più aggressiva e spavalda (con tanto di assist a ripetizione ai compagni: 4 in 7 partite) di quanto sia riuscito all’argentino. L’idea che ha di Mkhitaryan, il tecnico l’ha invece confessata nelle poche battute rilasciate qualche giorno fa a Nyon: «Il ritorno di Miki può aiutare molto Dzeko». In effetti a pagare il ko dell’armeno (e di Pellegrini) è stato soprattutto Edin. Il bosniaco, dopo il Lecce (quando sono usciti di scena il nazionale azzurro e l’ex Arsenal), ha segnato soltanto al Milan. Un’inversione di tendenza preoccupante: 6 gol nelle prime 7 gare stagionali, 7 su 9 fino alla trasferta in Salento, appena 1 su 9 (considerando che all’andata col Wolfsberger non è entrato) sino all’attuale pausa. Mkhitaryan è però un calciatore diverso da Kluivert, meno propenso a cercare la profondità rispetto all’olandese. Senza contare che sul versante opposto Under, titolare prima dell’infortunio, ora è dietro a Zaniolo. 
PARADOSSI
Può apparire un paradosso ma Fonseca dovrà esser bravo - oltre a mantenere l’equilibrio tattico raggiunto - anche a controllare quello nello spogliatoio. Perché è più facile gestire una rosa dove i titolari sono riconosciuti e le riserve sono consapevoli del loro status. Chi nell’emergenza è riuscito ora a ritagliarsi un posto al sole, difficilmente accetterà di fare un passo indietro. Si chiama «abbondanza» che per ogni tecnico - dalla serie A ai dilettanti - viene sempre considerata «un bene, un vantaggio». Ma che come tutti gli eccessi (passare di colpo dalla penuria alla possibilità di scegliere, scontentando inevitabilmente qualcuno), va maneggiata con cautela.


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