Roma, ecco il fattore Mourinho

Roma, ecco il fattore Mourinho
di Stefano Carina
3 Minuti di Lettura
Martedì 14 Settembre 2021, 07:30

Special in campo e con le parole. Perché fotografare meglio la gioia provata domenica sera dopo il 2-1 di El Shaarawy da un tifoso della Roma, era effettivamente difficile. Mourinho c’è riuscito: «La mia è stata la corsa di un bambino, quella di uno di 12-13 anni che inizia a sognare con il mondo del calcio». In effetti a sprintare sotto la Curva Sud c’era anche chi si è ritrovato allo stadio 20 file più in basso, il papà che a casa urlando ha svegliato il figlio che dormiva o chi ascoltando la partita per radio in automobile ha iniziato a suonare il clacson impazzito. Uno slancio, quello del tecnico, che rappresenta sì la Roma prima in classifica ma soprattutto la sensazione di qualcosa di diverso che avverte la tifoseria giallorossa. Perché per ritrovare la Roma leader dopo i primi 270’ in campionato bisogna tornare indietro di otto anni. All’epoca Garcia ne vinse addirittura 10 di fila per poi terminare il torneo secondo a -17 dalla Juventus. Era una squadra che doveva reagire allo smacco del 26 maggio e che, senza il terribile infortunio di Strootman, sarebbe arrivata a ridosso dei bianconeri. 
RISCHI CALCOLATI
Senza scomodare paragoni antipatici, quella di oggi regala però una sensazione nuova. Più che per la carta d’identità, per un manico che porta in dote mille panchine e 25 trofei. Perché se non bastano tre partite per un bilancio, possono essere sufficienti per capire lo spartito, l’idea sulla quale si sta lavorando. E rispetto al recente passato, la Roma formato Mou sa essere ambiziosa, cinica, quadrata, unita, paziente e soprattutto caparbia. Al limite dell’harakiri. Tuttavia, in un lavoro di costruzione, serve anche rischiare. E allora dentro Shomurodov per Veretout a un quarto d’ora dalla fine, con la squadra stanca e metà Olimpico a chiedersi se non fosse una mossa eccessiva. E poteva realmente diventarlo se Rui Patricio non avesse detto di no a Boga, il palo non avesse respinto il tiro di Traoré e Scamacca fosse partito 10 centimetri prima. Ma «la vita è un gioco di centimetri e così è il football», raccontava Al Pacino in Ogni maledetta domenica. L’attore, nei panni del coach di Miami, li rapportava a quello americano ma rende ugualmente l’idea con il calcio nostrano. Serviva rischiare e sacrificarsi, pur di vincere. 
CAMBIO DI ROTTA 
Mou è il primo a sapere che non sempre andrà così. Ma nella metamorfosi in atto, il lavoro sulla mentalità della squadra è fondamentale. Il voler pensare ad una partita alla volta e volerla vincere, a costo di perderla, non è più uno slogan. E lo si vede da come Pellegrini e compagni si approcciano all’impegno. A volte concedendo troppo, non essendo magari ancora brillanti nel gioco collettivo, in ritardo in un paio di interpreti che dovrebbero regalare lo strappo e la giocata risolutiva (Zaniolo e Mkhitaryan). Ma non potrebbe essere altrimenti. Tolti Rui Patricio e Abraham, infatti, l’impalcatura è la stessa dell’ultimo biennio. «Serve tempo», il mantra sventolato da José. Che intanto si porta avanti con il lavoro vincendo. I risultati, soprattutto ottenuti come accaduto domenica sera, aiutano tra l’altro a dribblare i fantasmi del passato. In campo e fuori. Ieri nel consueto tam-tam radiofonico, si avvertiva da più parti la percezione che «lo scorso anno sarebbe andata a finire diversamente». E se questo sentore lo ha il tifoso, figuriamoci Pellegrini (tra oggi e domani nuovo contatto per il rinnovo) che con una serpentina supera mezzo Sassuolo, Rui Patricio che para l’impossibile, Shomurodov che confeziona l’assist vincente o El Shaarawy che disegna la parabola giusta. Si procede alla giornata. Prima del Verona, ci sarà il Cska Sofia. Una gara di secondo piano solo sulla carta: l’Olimpico viaggia verso un altro sold out legato alla capienza post-Covid. L’entusiasmo - aspettando gli inevitabili miglioramenti individuali e tattici - è il compagno di viaggio della nuova Roma. E in un campionato senza padroni, non è detto che alla fine non possa fare la differenza. Per quale obiettivo, sarà il tempo a stabilirlo.

© RIPRODUZIONE RISERVATA