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Roma, Dybala: «Non ho giocato con l'Atalanta per evitare un mese di stop. Alla Juve ho passato anni difficili»

La Joya si racconta dal ritiro con l’Argentina negli Stati Uniti

Roma, Dybala: «Non ho giocato con l'Atalanta per evitare un mese di stop. Alla Juve ho passato anni difficili»
di Gianluca Lengua
3 Minuti di Lettura
Mercoledì 21 Settembre 2022, 21:54

Paulo Dybala si racconta dal ritiro con l’Argentina negli Stati Uniti. Ha risposto alla convocazione pur restando in tribuna nella gara contro l’Atalanta, un problema flessore sinistro rischiava di pregiudicare le sue condizioni: «Domenica avevo un affaticamento, sentivo che non ero al 100% e i medici lo sapevano. Era necessario saltare una partita per non rischiare di saltare un mese. I medici lo hanno capito, per fortuna, poi i risultati degli esami sono andati bene».

Paulo, dunque, è abile e arruolato del tecnico Scaloni che premierà la sua abnegazione con la convocazione al Mondiale in Qatar: «Quando si avvicina il Mondiale si vuole sempre andare in nazionale, non volevo mancare. Tutti lavoriamo per andare al Mondiale, poi sarà il ct che farà la lista. Da argentino c’è sempre l’illusione di voler andare al Mondiale. Personalmente lavorerò nello stesso modo: dando tutto col mio club per il ct mi veda e possa contare su di me».

Il suo club, adesso, è la Roma con il quale ha ritrovato la felicità dopo alcuni anni bui alla Juventus: «Non sono stati facili, cambiare aria mi ha fatto bene. Mourinho mi ha chiamato e in pochi minuti ho deciso. Lui come anche il ds mi hanno parlato del progetto e della voglia di continuare a vincere come hanno fatto lo scorso anno. Essere protagonista in una squadra così mi aiuta tanto». Mourinho è stato l’uomo che lo ha convinto a vestire giallorosso: «Un allenatore come lui dice poche cose, ma in modo diretto. Abbiamo parlato molto del club, della città e delle sue idee. Avevamo giocatori incredibili con molta esperienza, oltre a un gruppo giovane che stava già lavorando e che ha vinto un titolo l'anno scorso».

L'aneddoto con Mourinho

Poi, l’aneddoto: «A Roma con la Juve stavamo vincendo 4-3 e l’allenatore mi ha tolto. Mourinho si è avvicinato alla panchina per salutarmi e mi dice: 'Sei un fenomeno'. Questo episodio mi è rimasto in testa, ma non potevo sapere poi cosa sarebbe successo con il rinnovo alla Juve. Quando poi mi ha chiamato la prima volta, lui mi ha chiesto se mi ricordassi di quel momento. E io: 'Certo, come potrei scordarmene. È stato un onore'. Poi mi ha detto: 'Bene, ora devi farlo per me'. Mi ha chiamato anche nei giorni successivi ed è stato facile decidere. Lavorare con lui è facile. Con lui parlo di tutto, conosce tutti i giocatori, da quelli di élite alla terza categoria. Ha un gruppo di persone che lavora benissimo. Di Mourinho mi ha sorpreso l’umiltà che ha, tratta tutti allo stesso modo».

 

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