Roma ad altà fedeltà

Roma ad altà fedeltà
di Stefano Carina
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Domenica 19 Settembre 2021, 07:30

Le «preghiere a San Pietro» (cit.) non hanno avuto l’effetto sperato. Ma nel tardo pomeriggio di oggi importa relativamente. La Roma non vuole fermarsi, sogna di restare in testa. A Verona serve vincere e non può essere il ko di Viña, rimasto a Trigoria per una leggera distorsione al ginocchio, a stravolgere i piani e i sogni dei giallorossi. E non può diventarlo nemmeno la probabile partenza dalla panchina di Mkhitaryan (problemi muscolari: provino in mattinata). Due contrattempi che possono accadere, in quella che rimane una «lunga maratona». 
I SUOI UOMINI
José ha deciso di affrontarla, almeno per ora, con una short-list di fedelissimi. In campionato, infatti, tra le big la Roma è sinora la squadra che ha utilizzato dal via meno uomini: appena 12. Con l’unica novità di Salerno (Perez), arrivata soltanto perché Zaniolo con la Fiorentina è stato espulso. Oggi Calafiori sarà il tredicesimo con El Shaarawy pronto ad accodarsi in extremis. Aspettando conferme, Lazio e Milan sono già arrivate a quota 14, il Napoli a 15, L’Inter a 16, l’Atalanta a 17, la Juventus addirittura a 19. Numeri che portano ad una sola considerazione: Mou ha scelto gli uomini sui quali puntare da qui sino a gennaio, quando riaprirà il mercato. Poi è chiaro: il Faraone, Shomurodov, Smalling e Perez - a seconda dello stato di forma - si alterneranno con i rispettivi compagni di reparto ma la demarcazione tra Roma A e Roma B è netta. 
DELUSIONE
Anche perché chi ha avuto la chance in Conference League non l’ha colta. A partire da Villar: «Perché Gonzalo giocava sempre e quest’anno no? Fonseca aveva una visione di calcio e opzioni diverse dalle mie, come capiterà al prossimo allenatore dopo di me. Il problema di Villar è che Cristante e Veretout stanno giocando molto bene. Ma non è un guaio, è una cosa positiva per il club e per la squadra». Una risposta edulcorata che non cambia la sostanza. Come quella su Mayoral: «È stato impiegato solo 16 minuti? Non gli manca nulla, il problema è che la Fifa non ci fa giocare in 12. Mi piace più oggi di due mesi fa, arriverà il suo momento. È un bravo giocatore, lavora tantissimo ma sarà importante per noi, ve lo assicuro al 100%». Nell’attesa, l’impressione è che valga di più quanto detto giovedì notte: «Abbiamo dei limiti, la differenza fra noi e le altre top squadre sta nelle opzioni in panchina, è una realtà». Che però oggi, per 90 minuti, va messa da parte. 
ROSA CORTA Anche perché i gialloblù sono ultimi in classifica e l’occasione è ghiotta: «È vero ma sarà una partita difficile per la loro qualità. Sono bravi in uscita e a far arrivare la palla in zona pericolosa, è una squadra che mi piace. Si salverà, non ho dubbi. Il problema è che non abbiamo riferimenti. È arrivato Tudor che magari si rifarà al gioco di Juric oppure cambierà, non lo so». Sarà questa incertezza che lo rende meno loquace e spigliato del solito a tal punto da dribblare una domanda sullo stadio: «Appelli? Sono solo un allenatore, non voglio essere niente di più». Tornando al campo, la mancanza di alternative, nonostante assicuri di «fidarsi di tutti», non lo fa sorridere: «Ibanez? Non è un terzino è ovvio. Può farlo in emergenza. La difesa a tre? Capiterà in futuro». Così oggi, non essendo contemplato il reintegro di Santon e con Reynolds che ha perso posizioni, in panchina siederà il giovanissimo Tripi: «È un ragazzino intelligente, ha poca esperienza ma ha un cuore super romanista». Fino a gennaio, per continuare a sognare, servirà anche quello. 

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