Ranieri e Pioli, un pronto intervento per due missioni (quasi) impossibili

Martedì 15 Ottobre 2019 di Gianfranco Teotino
Claudio Ranieri e Massimo Ferrero
Professione: risolvono problemi. Cognome e nome: Pioli Stefano e Ranieri Claudio. Sono i Mr. Wolf del calcio italiano. Come nell’indimenticabile scena del Pulp Fiction di Tarantino: se qualcuno li chiama, accorrono con una rapidità persino sorprendente e a tempo di record sistemano situazioni estremamente critiche. Sono diventati, volenti o magari anche un po’ nolenti, specialisti del pronto intervento in panchina. Forse non è solo per banale coincidenza che stavolta, da Milan e Sampdoria, siano stati precettati contemporaneamente. Fra di loro ci sono 14 anni di differenza (Ranieri ne ha 68, Pioli 54), ma sono entrambi nati il 20 ottobre: neppure questo può essere soltanto un caso ed è ancor più curioso che tutti e due debuttino alla guida delle nuove squadre domenica prossima che è il 20 ottobre. Doppio compleanno con vista su un futuro che si presenta piuttosto complesso.

I RIMEDI
Pioli è il decimo allenatore del Milan in meno di sette anni e basta questo dato per capire in che razza di ginepraio si è infilato. Ranieri per la seconda stagione consecutiva viene convocato al capezzale di una squadra ultima in classifica: al Fulham non andò bene niente, eppure, una volta esonerato da quell’impegno disperato, ripreparò subito la valigetta dell’allenatore di emergenza per accorrere a salvare l’Europa della Roma. Altro segno del destino è che proprio affrontando la Roma debba ripartire. Se vogliamo restare alle similitudini cinematografiche, si dovrebbe parlare di doppia Mission Impossible. Ma poi impossible non lo sono neppure nei film. A prima vista, sembrerebbe più complicato rilanciare il Milan al livello delle sue storiche ambizioni che non evitare la retrocessione della Sampdoria, se questi sono gli obiettivi. Ma sarà poi davvero così? Giampaolo ha pagato la convinzione di adeguare i giocatori a disposizione a un’idea di gioco; Pioli è invece ispirato da un pragmatismo che potrebbe consentirgli di rilanciare anche chi, come Rebic, tanto per fare un nome, tuttora titolare della nazionale vice-campione del mondo, a Milanello era finito nel dimenticatoio. L’errore di Di Francesco è stato invece accettare di rimettersi in discussione in una società in vendita, o altrimenti destinata, lo si è capito in estate, a un certo ridimensionamento; Ranieri ripartirà dalle fondamenta, ma nemmeno lui avrà Andersen, Praet, Defrel e il Quagliarella in anno di grazia. Pioli ha qualche risorsa in più in casa, Ranieri le potrà avere solo dal mercato di gennaio. In bocca al lupo.
 


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