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Euro 2020, il pagellone della fase a gironi: 10 e lode alla Danimarca, pieni voti anche per gli azzurri. Insufficienti Germania e Spagna

Euro 2020, il pagellone della fase a gironi: 10 e lode alla Danimarca, pieni voti anche per gli azzurri. Insufficienti Germania e Spagna
di Romolo Buffoni
7 Minuti di Lettura
Giovedì 24 Giugno 2021, 07:30 - Ultimo aggiornamento: 26 Giugno, 11:47

Trentasei partite per eliminare solo 8 squadre: le ultime dei 6 gironi e le peggiori due terze. Colpa della formula allargata a dismisura per un Europeo: 24 squadre. Questo il pagellone dopo la fase a gironi.

10 e lode Se lo meritano la Danimarca e il suo 10, Christian Eriksen. Il dramma e il suo lieto fine lo conosciamo tutti, anche se quello dell'uomo sopravvissuto inevitabilmente continuerà con un ritiro dall'attività agonistica che sembra purtroppo inevitabile. Il cuore di Eriksen ha battuto dei colpi a vuoto, ma quello dei suoi compagni è stato enorme e tale da conquistare una qualificazione che dopo lo 0-1 nella partita da dimenticare contro la Finlandia sembrava impossibile. E il Galles non sembra un ostacolo insormontabile, anzi.

10 Se lo merita, incredibile ma vero, l'Italia. La Nazionale di Mancini ha vinto il girone A a punteggio pieno, con 7 gol segnati e nessuno subito. Un unicum nella storia della nostra rappresentativa, storicamente condannata a vivere psicodrammi memorabili nelle prime fasi di Mondiali e/o Europei. Tutto liscio stavolta. Clamoroso.

9 Sulle spalle ha il numero 7, ma l'anima è del 9. Del bomber. Cristiano Ronaldo, quello "finito", la palla al piede della Juve che lo sta pagando una tombola (31 milioni a stagione) senza riuscire a vincere la Champions. Andatelo a raccontare al Portogallo. Doppiette a Ungheria e Francia; gol alla Germania. In totale cinque gol in tre partite, non male per uno prossimo al ritiro... Ok, tre dei cinque gol sono arrivati su rigore. Ma segnateli voi, soprattutto i due ai francesi quando, sotto al dischetto, c'erano le carte d'imbarco pronte del volo verso Lisbona. E 9 se lo merita un'altra nazionale trascinata dal suo 9, ovvero il Belgio di Big Rom Lukaku. Sarà tra questi due colossi la sfida agli ottavi più ingombrante e chi vince troverà, forse, l'Italia.

8 A questo Europeo di rinascita per l'umanità dopo la pandemia è mancata la Favola, stile Islanda 2016. Forse di favoloso c'è il ritorno sugli spalti del pubblico. O, forse, la storia da libro Cuore è l'Ungheria del ct Marco Rossi, uno cresciuto a pane e calcioni nella sana provincia italiana e salito fino a un passo dalla Gloria calcistica. La sua nazionale, vaso di coccio nel girone di ferro, ha fatto tremare la Grande Germania a casa sua, a Monaco di Baviera: due volte in vantaggio con tali Adam Salazai e Andras Schafer, operai della pedata rispettivamente al Mainz (Bundesliga) e al DAC Dunajska Streda (serie A slovacca), e quindi agli ottavi di finale fino al minuto 86, quando Goretzka ha chiuso il libro dei sogni e salvato Loew da un congedo umiliante.

7 Dal 2017 non riusciamo più a guardarli con occhio benevolo, impossibile negarlo. Resterà una brutta ferita lo spareggio per i Mondiali di Russia 2018 in cui ci fecero fuori. Gli svedesi, però, continuano a dimostrare di saper fare calcio, anche senza un monumento come Ibrahimovic. Zitta zitta la Svezia di Jan Andersson, look da impiegato del catasto a cui noi probabilmente non affideremmo nemmeno la panchina della più modesta delle provinciali, ha vinto il girone E resistendo con un catenaccione d'altri tempi agli asssalti della Spagna all'esordio; battendo con un golletto su rigore la Slovacchia e stendendo la Polonia ben più pretenziosa alla vigilia e rimandata a casa. Sul piedistallo Emil Forsberg, il numero 10 che durante l'anno fa le fortune del Lipsia. E ora, agli ottavi, l'Ucraina. Sognare a Stoccolma non è per niente vietato.

6 La sufficienza va a chi l'ha applicata nel suo girone. Ovvero soprattutto a Francia, Croazia e Inghilterra. I primi, campioni del mondo in carica, hanno trascorso più tempo a litigare fra di loro in ritiro, con Mbappè visto con occhio torvo da Giroud che lo ha accusato di prodigarsi negli assist per il solo Benzema. Risultato: vittoria su autogol con la Germania all'esordio e due pareggiotti contro gli scatenati ungheresi e con il Portogallo del quale si sarebbero voluti vendicare (leggi finale di Euro 2016). La Croazia, che della Francia è vice, alla fine una strada l'ha trovata per mettere la testa agli ottavi, ma ci ha dovuto pensare Modric con uno splendido gol ammazza-Scozia, ha riaccendere una squadra seduta e vecchia come lo sono tutte quelle della "riconoscenza". Infine l'Inghilterra: alla vigilia di ogni manifestazione basta leggerne la formazione per catalogarla fra i favoriti.Poi, puntuale, la delusione. Capello, che ne fu il ct, attribuì la cosa al fatto che la stagione degli inglesi (che giocano tutti in patria) è infinita: due coppe nazionali lunghissime, il campionato, le coppe europee, i giocatori arrivano a giugno con la lingua di fuori. Stra succedendo anche stavolta? Sembra proprio di sì. Harry Kane ha la lingua di fuori, le mani sui fianchi e ancora nessun gol all'attivo.

5 Tenetevi forte: la prima insufficienza va all'Olanda, che vorrebbe farsi chiamare Paesi Bassi ma a noi proprio non viene di accontentarli. Ma come? la selezione di Frankie de Boer ha vinto il gruppo C a punteggio pieno, con 8 gol segnati e solo 2 subiti ed è insufficiente? Per noi sì che ci schieriamo con chi gli ha srotolato lo striscione "esiste solo il 4-3-3". Gli arancioni sono sinonimo di Calcio Totale, ognuno ha il suo ruolo e le sue responsabilità. Come ci si può difendere a tre con quei colori? Sembrava la Pistoiese, con tutto il rispetto per i toscani. Adesso ci sarà la prova della Repubblica Ceca del rinato Schick (voto 9 per quel gol da metà campo alla Scozia) a dire se questa Olanda merita voti ben più alti.

4 Dice Gary Lineker: "Il calcio è uno sport che si gioca undici contro undici e alla fine vincono i tedeschi". L'ex centravanti inglese ha coniato un aforisma straordinario, che però sembra aver fatto il suo tempo. La figuraccia in Nations League per poco non veniva bissata da Joachim Loew, ct in uscita e forse già superato dai tempi. Agli ottavi i tedeschi ci sono arrivati con l'orgoglio che gli ha consentito di acciuffare per i capelli l'Ungheria, ma stavolta è arduo immaginare che vincano loro. Oppure varrà un altro adagio anonimo, coniato dalla saggezza tifosa: "Se la Germania non la elimini subito te la ritrovi in finale". La parola va all'Inghilterra.

3 Ma la Russia ci fa o ci è? Sarà che tutti credono di rileggere nei cognomi della selezioni di Mosca l'Armata Rosa che fu l'Urss, ma ogni volta è una delusione. Golovin, Dzyuba, Miranchuk... sono tornati a casa senza lasciare tracce se non nei ricordi degli attaccanti rivali: 7 gol incassati in tre partite.

2 La Spagna può dividersi questo "impreparato" con il portiere della Slovacchia Martin Dubravka. Il "goalkeeper" del Newcastle ha fatto (rigore parato a Morata) e disfatto: l'autogol grottesco che ha dato la stura alla manita spagnola. Ringrazia Luis Enrique che ha visto l'eliminazione in faccia, anche per l'ostinazione (tipica dell'hombre vertical) nel puntare su Morata in evidente crisi nel suo rapporto con il gol che è (sarebbe) il suo mestiere. Ma il calcio si sa com'è fatto: questo 5-0 può essere l'onda che riporta le Furie Rosse all'altezza della loro fama. Vedremo cosa ne pensa la Croazia.

1 Come l'unico punto conquistato dalla Polonia. Il ct Paulo Sosa aveva a disposizione il bomber più bomber, ovvero Robert Lewandowski al quale, si dice, la pandemia ha tolto un Pallone d'oro che nel 2020 avrebbe vinto a mani basse (se France Football non lo avesse cancellato). Al tecnico portoghese, a cui dopo quel girone di andata con la Fiorentina di sei stagioni fa non ne va più bene una, non può bastare l'infortunio alla vigilia di Milik per giustificare un Europeo così gramo.

0  E' un periodo storico un po' così per la Uefa: prima il golpe Superlega respinto per ora duramente soltanto a parole dal presidente Ceferin; poi le polemiche sugli inginocchiamenti da Black Lives Matter e sugli arcobaleni del movimento Lgbt. Polemiche che la federcalcio europea invece di spegnere ha alimentato con scelte discutibili. Urge assumere a Nyon un consulente degli affari pubblici per non far sembrare la Uefa un circolo di bambinoni a loro agio soltanto con un pallone tra i piedi.

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