Nazionale, Mancini si sente tradito dai malati immaginari: via dal ritiro azzurro ma pronti in campionato

"Mancio" non ha digerito certi frettolosi ritiri per infortunio

Nazionale, Mancini si sente tradito dai malati immaginari: via dal ritiro azzurro ma pronti in campionato
di Andrea Sorrentino
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Venerdì 19 Novembre 2021, 09:04 - Ultimo aggiornamento: 16:17

Viva l'Italia, certo, come no. A Roberto Mancini e agli altri tecnici azzurri, da domani, scapperà da ridere come ogni volta, quando il campionato riparte dopo la pausa per le nazionali. E sarà un riso amaro, dolorosamente consapevole, del resto nello staff c'è gente che abita nel calcio da una vita, ne hanno viste tante. Come altre volte capiterà che diversi giocatori, non disponibili per la Nazionale fino a tre giorni prima, invece scenderanno in campo coi loro club, smaltendo d'incanto i problemi che avevano accusato in azzurro, o che li avevano costretti a rifiutare la convocazione. Mancini ha preso nota, valuta, riflette, non senza un pizzico, anzi, un bel po' di amarezza.

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Del resto, è sotto gli occhi di tutti, basta fare un minimo di attenzione, anche se quando ricomincia la serie A c'è un processo di rimozione collettiva e il ricordo della Nazionale sparisce di botto. Solo che, stavolta, c'era in palio la qualificazione diretta al Mondiale, dopo aver saltato l'ultimo. Non era un appuntamento banale, il Mancio mastica amaro perché a questo giro si aspettava un po' più di rispetto per la Nazionale campione d'Europa.

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UN LUNGO ELENCO
Ciò che è accaduto da settembre in poi fa riflettere, se ai recenti fatti sovrapponiamo le immagini delle feste per i campioni d'Europa dopo Wembley, le parate a Roma tra ali di folla, i discorsi al Quirinale e a Palazzo Chigi, e viva la Patria: in realtà poi nelle ultime tre convocazioni di Mancini, per 20 volte si sono registrati casi di giocatori che hanno lasciato il ritiro per affaticamenti, indurimenti, contratturine e influenzine varie, e la maggior parte di loro poi ha giocato nel successivo turno di campionato (la lista non contempla chi si è chiamato fuori già prima di essere convocato: Zaniolo in ottobre, ad esempio).

 

L'unico infortunato serio è stato Pessina, e anche Belotti, Chiesa e Verratti si sono trascinati diversi problemi anche nei club. A settembre la fuga dall'azzurro fu addirittura grottesca, ci fu persino chi come Sensi ebbe l'improntitudine o l'ingenuità di annunciare via social che avrebbe sicuramente giocato la domenica successiva con l'Inter. Altri, dopo, sono stati più discreti e furbi, poi hanno giocato lo stesso: presi tra Scilla e Cariddi, tra le esigenze del club e della Nazionale, hanno compiuto l'unica scelta possibile di sopravvivenza (ormai i calciatori sono totalmente ostaggio dei club: più vengono pagati, più devono obbedir tacendo).

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Pochi benemeriti, come Barella, hanno invece giocato in Nazionale pur essendo a rischio di infortunio, anche perché le alternative erano sparite. Per questo i tecnici azzurri da domani rideranno amaro alla lettura delle formazioni della A, mentre continueranno a seguire le partite nella vana speranza che spunti un talento buono per il futuro. Intanto si intravede solo l'autocandidatura del brasiliano Joao Pedro, attaccante del Cagliari, 30 anni il prossimo 9 marzo: è sposato con una siciliana, potrebbe diventare cittadino italiano e convocabile, a lui non dispiacerebbe.
SENZA FINESTRE
A proposito di uomini disillusi, in Nazionale pare che ridano sardonicamente anche quando sentono di immaginifiche proposte di rinviare il turno di campionato del 20 marzo 2022, per consentire all'Italia di preparare i playoff mondiali (mentre almeno lo stage di fine gennaio dovrebbe proprio esserci): evento possibile solo se a gennaio si avesse la certezza che le italiane nelle coppe fossero tutte eliminate, quindi non se ne parla. Poi allo stato delle cose, e per quello che si è visto da settembre in poi, agli azzurri sembra impossibile che di colpo i vertici del calcio siano presi per incantamento dalla Nazionale e modifichino il calendario in ossequio alla missione-Qatar: anzi già ci fanno sapere che nessun altro campionato delle nazioni coinvolte nei playoff cambierà qualcosa, perché dunque dovremmo noi?

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Magari perché la seconda assenza consecutiva dai Mondiali potrebbe essere un disastro epocale, segnerebbe forse la fine stessa del nostro sistema calcio. Ma chissà, forse c'è davvero qualcuno in Italia, o più d'uno, che non si straccerebbe il doppio petto per un'eliminazione della Nazionale (sarebbe invece un incubo per la Rai, che ha già speso oltre 150 milioni per i diritti di Qatar 2022). Infatti il problema è se siamo nel pieno di un'emergenza nazionale e se a qualcuno interessa affrontarla, oppure no. Per ora, non sembra: nessun dirigente o nessun politico, finora, ha tuonato sull'esigenza di sostenere la Nazionale. Si attendono ravvedimenti o precisazioni. Per ora, buon campionato a tutti: per quattro mesi, quei seccatori con la maglia azzurra non saranno un problema.
 

 

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