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Napoli-Inter, Ottavio Bianchi: «Le migliori del campionato. Mi sento partenopeo, la città è un pezzo del mio cuore»

Intervista all'allenatore campione d'Italia con gli azzurri nel 1987

Napoli-Inter, Ottavio Bianchi: «Le migliori del campionato. Mi sento partenopeo, la città è un pezzo del mio cuore»
di Stefano Boldrini
5 Minuti di Lettura
Venerdì 11 Febbraio 2022, 14:20

Una sciatalgia dolorosa non impedisce a Ottavio Bianchi di stare sempre “sul pezzo”. In sottofondo, il brusio della televisione. In onda, Atalanta-Fiorentina. Ottavio ha un sussulto quando segna Zappacosta “ma come gioca bene l’Atalanta!”. Vincerà la Viola, quando la chiacchierata sarà finita e l’ex allenatore del primo storico scudetto del Napoli, una stagione all’Inter (1994-95), 78 anni, originario di Brescia, ma casa a Bergamo, avrà riempito di azzurro la conversazione.

Nel cartellone del sabato calcistico c’è Napoli-Inter: la seconda contro la prima e un punto di differenza.

“Inquadrare la sfida è facile: sono le squadre migliori, anche se il successo nel derby ha riportato in corsa il Milan. Nel gruppo di Pioli è tornato l’entusiasmo, ma credo che Inter e Napoli abbiano qualcosina in più. L’Inter ha avuto una battuta d’arresto nel derby, ma ha tenuto bene il campo. Si è affossata in dieci minuti: può capitare quando non chiudi il match. Il Napoli ha ripreso a correre e il ritorno di Koulibaly, trionfatore con il Senegal in Coppa d’Africa, è un punto a favore. Aggiungo una considerazione di carattere generale: i cinque cambi sono importanti. Ormai si gioca in sedici. Le sostituzioni aiutano chi ha rose di maggior qualità”.

Cinque stagioni da giocatore, cinque da allenatore, una da dirigente: che cosa rappresenta Napoli per Ottavio Bianchi?

“Napoli per me è la mia vita. Mi ha insegnato tanto, malgrado fossi un pessimo alunno, come mi diceva Pesaola quando andavamo a cena. “Ottavio, con tutto quello che ti ho insegnato, ancora non hai imparato. Parla, prendi in giro, non aggredire i giornalisti”. Napoli mi ha dato gli amici più cari, mia figlia Camilla è nata a Napoli. Ora mangio napoletano, sono diventato persino superstizioso. Napoli è un pezzo del mio cuore”.

“E’ stata la mano di Dio” di Paolo Sorrentino è candidato all’Oscar per il miglior film in lingua straniera.

“Sorrentino mi ha invitato alla prima e ho visto un capolavoro. La genialità dei fuoriclasse come Sorrentino emerge sempre. Il film è un affresco in ogni inquadratura. Ci sono richiami felliniani, ma si vede la mano di Sorrentino. Napoli ci ha regalato uomini straordinari: Eduardo De Filippo, Massimo Troisi, Pino Daniele”.

Che cosa possiede Napoli di speciale?

“A Napoli non ti senti mai solo. Io a Bergamo sono solo. Se io fossi a Napoli o nella costiera amalfitana, ci sarebbe sempre qualcuno ad alleggerire la mia solitudine”.

Il Napoli di oggi ha un calciatore di straordinaria umanità come Kalidou Koulibaly: anche nel trionfo del Senegal in Coppa d’Africa ha mostrato, nel tributo agli egiziani sconfitti, uno spessore fuori dal comune.

“Koulibaly è uno dei migliori difensori del panorama internazionale e anche in lui scorre sangue napoletano. Non va mai fuori le righe. Napoli riesce a mettere tutti a loro agio, oltre i colori delle bandiere, della pelle e delle religioni. Diego, Careca, Inler, Mertens: chi è stato a Napoli è stato adottato come un figlio”.

L’addio di Insigne, dalla prossima estate al Toronto, non ha creato problemi.

“La questione Insigne è una grande lezione. La vicenda è stata assorbita molto bene. Se non fosse Napoli, si potrebbe pensare che sia Londra. Napoli riesce sempre a sorprenderti”.

Osimhen è la nuova star.

“Osimhen sta mostrando qualità importanti. Ha ancora margini di miglioramento. Spalletti è un maestro importante per un calciatore come lui”.

Gli addii di Conte, Lukaku e Hakimi sembravano aver smantellato l’Inter, invece guarda tutti dall’alto in basso.

“I dirigenti hanno lavorato bene sul mercato. Avere manager di primo livello è un punto di forza per i club. Il discorso riguarda anche il Napoli: la società è solida, i conti sono in ordine. Dzeko è stato una grande scelta. E’ un attaccante di esperienza, è integro, vuole vincere ed è fondamentale per lo spartito dell’Inter. Poi c’è Barella: un centrocampista di spessore internazionale”.

Dzeko viaggia verso i 36 anni, ma è già a quota 13 gol in 31 presenze.

“Oggi i calciatori sono longevi. Ai miei tempi, a 30 anni dovevi ritirarti. Le preparazioni fisiche più accurate, l’alimentazione e i progressi nella chirurgia hanno allungato le carriere”.

Simone Inzaghi aveva un compito difficile: sostituire Conte.

“Mi piace perché mi pare una persona equilibrata che non fa propaganda. Non sono mai stato per i modaioli. Come diceva il vecchio Nereo Rocco “quelli che parlano non hanno mai sentito l’odore di canfora”. Un buon allenatore pilota l’auto al massimo. Se non hai una macchina sicura e le gomme non sono in buono stato, non vai lontano. Un tecnico deve essere in grado di insegnare tutti i sistemi, poi sceglie il migliore per ottenere i risultati. Guardate Guardiola: il suo calcio è in continua evoluzione”.

Bergamo è uno dei luoghi simboli del Covid, nonostante messaggi negazionisti sui social come quelli del giornalista Tommaso Montesano: com’è la situazione?

“Da un po’ di tempo c’è più luce, ma abbiamo vissuto momenti drammatici. Mi sembrava impossibile alla mia età rivivere queste scene dopo gli orrori della guerra: il suono delle sirene nella maledetta primavera del 2020 era incessante. La città è rimasta profondamente segnata. Non voglio neppure commentare chi offende la memoria di Bergamo”.

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