Nazionale donne, Guagni: «Stiamo bene, con la Giamaica non sarà una partita facile»

Martedì 11 Giugno 2019
«Stiamo bene, è stato un inizio importante: abbiamo giocato una partita bellissima e siamo molto contente. Con la Giamaica non sarà una gara facile, è una squadra molto preparata sotto il profilo atletico, corrono davvero tanto e ci daranno del filo da torcere». Così in conferenza stampa Alia Guagni, difensore della nazionale e della Fiorentina. Dopo il successo all'esordio con l'Australia, le azzurre hanno raggiunto ieri Reims, la città dello champagne, dove venerdì sperano di brindare alla qualificazione agli ottavi di finale. Contro la Giamaica, che ha iniziato il suo mondiale incassando tre gol dal Brasile, le ragazze avranno a disposizione il primo match point per il passaggio del turno: con un'altra vittoria l'Italia ipotecherebbe gli ottavi e, se l'Australia non riuscisse a battere il Brasile, sarebbe sicura di chiudere il girone nelle prime due posizioni. Nel pomeriggio la squadra sosterrà il primo allenamento allo stadio 'Jean Bucton' di Reims e torneranno a lavorare sul campo anche le ragazze che hanno giocato con l'Australia. Un match, quello con le 'Matildas', che ha confermato tutte le qualità del difensore viola: dalla spinta continua che riesce a garantire alla duttilità che le consente di spostarsi da una fascia all'altra. Dall'estate 2013 all'estate 2015, Alia è stata a Seattle, dove ha giocato in Seconda divisione scoprendo una nuova realtà. Poi è tornata in Italia, nella sua Firenze, e due anni fa si è tolta la soddisfazione di vincere il primo scudetto della storia delle Viola: «Lì una bambina che inizia a giocare a calcio è ben vista -racconta- se in un impianto sportivo ci sono dieci campi, su nove giocano delle bambine. È una realtà che in Italia stiamo iniziando a intraprendere adesso e ci vorranno anni per raggiungere quel livello. L'obbligo imposto alle società professionistiche maschili di dotarsi di squadre femminili, i risultati raggiunti dalla nazionale e gli investimenti fatti dalla Federazione sono la dimostrazione che questo è un periodo di svolta».

Laureata in scienze motorie, per ora pensa solo a godersi questo mondiale: «Non siamo abituate a tutto questo clamore, a fare interviste e conferenze stampa ogni giorno. È bello perché ti fa capire che il movimento sta crescendo, ma non dobbiamo mai perdere di vista ciò che più conta: il rettangolo di gioco. Era un sogno poter raggiungere questi obiettivi e lo stiamo realizzando». Milena Bertolini alla vigilia dell'esordio con l'Australia aveva chiesto 'compattezzà, una qualità che l'Italia ha mostrato di avere: «La nostra arma vincente è il gruppo, siamo molto unite e dove non riesce ad arrivare una singolarmente arrivano le altre. Negli ultimi due anni siano cresciute tantissimo a livello fisico, anche se i nostri punti di forza restano tattica e tecnica». Difensore solo sulla carta, aiutata da una falcata da centometrista impiega solo pochi secondi ad arrivare da un'area di rigore all'altra: «Ho iniziato come centrale di difesa, sono diventata terzino e poi a Firenze ho iniziato a giocare anche avanti: quando vedo lo spazio attacco». Non è un caso quindi che il suo modello sia Samuel Etòo, un attaccante di ruolo sempre pronto a sacrificarsi: «È il tipo di giocatore che più mi si avvicina: veloce, di spinta, poi è un dettaglio che lui sia un attaccante e io un difensore. Perché un modello maschile e non femminile? Quando ho iniziato io non si vedevano le partite delle donne in tv, era difficile avere un'icona femminile. Ora le cose stanno cambiando, magari nelle nuove generazioni ci sarà una bambina che vorrà diventare come Bonansea o Giugliano o come Alia Guagni, perché no?» conclude l'azzurra.



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