Messi, l'addio in lacrime al Barcellona dopo 21 anni: «Ero convinto di restare, mi ero tagliato lo stipendio del 50%»

Messi, l'addio in lacrime al Barcellona dopo 21 anni: «Avrei voluto lasciare davanti ai tifosi»
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Domenica 8 Agosto 2021, 12:20 - Ultimo aggiornamento: 19:29

Ventuno anni, quattro Champions League, tre Coppe del mondo e tre Supercoppa Uefa, dieci Lighe, sette Copa del Rey e otto Supercoppe spagnole più tardi, Lionel Messi, la Pulce, il fenomeno, lascia il Barcellona. Il suo Barcellona. Le lacrime, nella conferenza stampa al Camp Nou, lo stadio che lo ha visto crescere e trionfare, si sprecano. E forse non saranno mai troppe. Come anche gli applausi e i ringraziamenti per un campione che ha legato la sua vita ai colori blaugrana e che ora, a trentaquattro anni, non vestirà più quella maglia numero dieci. Ma sì, resta nella storia.

 

Messi: «Avrei voluto lasciare davanti ai tifosi»

«Buongiorno. Non so se sarò in grado di parlare - inizia Messi -. In questi ultimi giorni ho pensato tanto, ma sono ancora bloccato. È tutto molto difficile per me, non ero pronto. L’anno scorso, quando è successo il caos del Burofax sapevo cosa dire, ma oggi no. Eravamo convinti di continuare, era quello che volevamo di più. E invece no».

Eh sì perché se l'anno scorso era lui che titubava, quest'anno la volontà sembrava essere cambiata: «È stato bellissimo, ora devo dire addio a tutto questo. Ho trascorso così tanti anni qui, sono arrivato che ero giovane e dopo 21 anni vado via con mia moglie, 3 bambini catalano-argentini e con tutto quello che ho vissuto in questa città. Ho promesso ai miei figli che sarei tornato, quindi è un arrivederci», racconta ancora l'argentino che è un fiume in piena.

«Ho ringraziato tutti i miei compagni, tutte le persone che sono state qui con me per così tanto tempo. Questo club è stato molto buono con me, mi ha dato tantissimo e ho avuto la fortuna di vivere tante cose belle con questo club. Sono successe tantissime cose belle e brutte. Mi hanno fatto crescere, migliorare e diventare la persona che sono ora». 

E poi il rammarico per come è andata: «Ho dato tutto per questa maglia dal primo giorno e sono grato per tutto l'affetto ricevuto dalla gente. Non ho mai immaginato questo addio. Non sapevo che sarebbe andata così perché avrei voluto farlo in campo e avere un'ultima ovazione. Mi ritiro da questo club senza vedere i tifosi. Mi immaginavo di andare via con lo stadio pieno, salutando tutti. Però è andata così e ringrazio tutti per l'affetto di questi ultimi anni. Abbiamo passato anche momenti meno buoni ultimamente, ma i tifosi sono sempre stati vicini e ne ho sentito sempre l'amore. Semplicemente grazie a tutti per questi anni passati insieme».

 

Sul futuro un grosso punto interrogativo, sia il suo, sia quello del Barcellona. «Il Psg è una destinazione possibile? Sì, lo è», risponde la Pulce. «Dopo il comunicato del Barcellona molti club si sono informati sulla mia situazione. Al momento non c'è nulla di chiuso ma stiamo parlando. Non so fino a quando giocherò a calcio, dipende anche dal fisico. Per fortuna non ho avuto infortuni gravi in carriera. Spero quindi di continuare ancora a lungo.». Sui culé: «Come ha detto Laporta, il club è più importante del singolo giocatore. All’inizio sarà strano, ma poi si abitueranno. Il club ha una rosa importante con calciatori forti».

Il tema rinnovo. «Avevo abbassato del 50% il mio stipendio ma non è stato sufficiente. Qualcuno ha detto che è stata richiesto un altro taglio del 30% ma non è così. Come ha già detto il presidente Laporta, in quel momento per i motivi della Liga la cosa non è stata chiusa, non si poteva fare» È stato fatto «tutto il possibile è stato fatto, sia da parte del club, sia di Laporta». «Ho sentito tantissime cose, riguardo il fatto che non avrei continuato. Ma io volevo rimanere, questa era la volontà comune ma non è stato possibile - continua il campione, a cui il contratto scaduto garantiva circa 70 milioni di euro -. L'unica cosa che posso dire è che ci sono delle regole della Liga che il club ha potuto seguire fino a un certo punto. Non ho nulla da dire a Tebas, quando ci siamo incrociati in passato abbiamo avuto saluti cordiali, non ho alcun problema con lui».

Il Paris Saint-Germain, però, rimane un pensiero ricorrente, specie perché giorni fa è arrivata una foto con qualche gloria dei parigini, scattata a Ibiza: «Stavo per incontrarmi con Di Maria e Paredes. Poi mi ha chiamato Neymar. È stata una casualità, una semplice foto tra amici», si giustifica.

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