Mai aveva coltivato così tanto quel sogno. A stretto giro, Lotito lo ripete di nuovo, pur non nominando la parola scudetto: «Dopo la Juve, la Lazio è la squadra che, sotto la mia gestione, ha vinto più di chiunque altro. Manca la cosa più importante. Non ne parliamo, ci lavoriamo. Ci stiamo impegnando per raggiungere tutti gli obiettivi, anche quello. Non sempre però fare una buona programmazione porta necessariamente al risultato. Ci vuole il tocco della Divina Provvidenza, un po' di Fato». Nella sala della Protomoteca in Campidoglio, si celebra il centenario del Maestro, un mito che si è spinto oltre l'inimmaginabile e si è cucito il tricolore sul petto insieme alla banda del 74. Può essere un bel presagio: «Con Sarri stiamo cercando di creare lo stesso valore empatico dentro lo spogliatoio. Le imprese infatti non sono legate solo agli investimenti economici, ma sono il frutto di un'alchimia di gruppo, attraverso un credo e il motto tutti per uno e uno per tutti. Quando scatta quel meccanismo, si arriva primi al traguardo. Tommaso Maestrelli era un padre, un maestro, un simbolo, era tutto. È riuscito a plasmare un gruppo di persone con caratteri particolari sottolinea il presidente - e a convogliarli verso un unico scopo».
LA SIMILITUDINE
Il percorso del Maestro è tracciato.
NODO STADIO
È un simbolo anche il Flaminio, la vecchia casa della Lazio, un fiore appassito: «Sono stato io a lanciare l'idea di riprenderlo spiega Lotito - quando siamo venuti in Campidoglio a festeggiare la promozione in Serie A della Lazio Women. Io posso sembrare una persona poco romantica, poco legata ai sentimenti e al pathos, ma in realtà questa è una forma di professionalità. Io ci tengo tanto al fatto che la Lazio giochi al Flaminio, rievoca le nostre radici, ma poi vanno toccati anche gli aspetti pratici, funzionali e di rinnovamento. Nel 2023 parliamo della copertura, del parcheggio, dei posti sugli spalti e tanto altro». L'assessore allo Sport, Alessandro Onorato, lo mette alle strette, chiede un tavolo tecnico immediato. Scintille, perché Lotito rivendica i suoi tempi, uno studio approfondito. Pretende precise garanzie dal Comune prima di sedersi e presentare un progetto: «Non può rimanere uno stadio da 12 mila posti, né ci si può andare con l'ombrello». Si può scavare, alzare, ampliare la capienza o ci saranno vincoli all'infinito? «Io sto programmando qualcosa che non vale solo per domani, ma per il futuro. Voglio creare una struttura che sia il fiore all'occhiello per il nostro popolo. Come Formello, il presidente Fifa Gianni Infantino è rimasto sbalordito e ci ha detto di aver visto pochi centri sportivi così al mondo». Dopo 18 anni Lotito pensa davvero in grande, non sogna più solo lo scudetto del bilancio.
Profilo Abbonamenti Interessi e notifiche Newsletter Utilità Contattaci
Logout