Leiva, frase choc a un dirigente disabile: «Seduto e zitto»

Martedì 16 Aprile 2019 di Alberto Abbate

Vilipendio biancoceleste. Anzi, ora il vergognoso gesto di Bakayoko e Kessie va oltre i colori e la fede. Anche il presidente della Figc Gravina, dopo due giorni, interviene: «L’esibizione della maglia d’Acerbi a fine gara a San Siro come scalpo sotto la curva è un atteggiamento irriguardoso e, come ha detto anche il sottosegretario Giorgetti, indegno, che va punito, denunciato e valutato secondo le violazioni delle norme e dei principi etici del nostro mondo». Né il contestato arbitro Rocchi né gli ispettori federali hanno però scritto nulla sul referto, quindi oggi si saprà se riuscirà a utilizzare la prova tv il giudice sportivo. Altrimenti scatteranno comunque ulteriori indagini del procuratore Pecoraro: «Partiranno le audizioni, ma non mi sento ancora di dire a cosa porteranno». In teoria, alla violazione dell’articolo 1 bis sulla lealtà sportiva. I due giocatori milanisti potrebbero cavarsela solo con un deferimento e un’ammenda, anche se resta forte la pressione di tutta Italia, che invoca un’esemplare pena per fare (in assenza di precedenti) giurisprudenza. Diversi sono i casi di provocazione di Simeone e Cristiano Ronaldo, giudicati dalla Uefa con clemenza.

IL RETROSCENA
Qui è stata oltraggiata la sportività, il rispetto, la bandiera. Tutti sono sulla stessa linea, poco importa che Bakayoko abbia chiesto scusa ad Acerbi con una telefonata. Ma ora la Lazio rischia pure la beffa perché gli ispettori di campo hanno annotato nel loro referto altri episodi della rissa. In particolare, una frase di Leiva a Ugo Allevi, ufficio stampa milanista in sedia a rotelle: «Stai seduto e zitto». Il tesserato ha reagito con un «testa di c...», ma ovviamente il comportamento peggiore è ritenuto quello del centrocampista biancoceleste. Che – stando a quanto trasmesso ieri alla Procura – rischia la stangata insieme soprattutto a Luiz Felipe (il primo a strattonare Suso) e Patric per la Lazio. Nel Milan segnalati i nomi di Bertolacci, Kessie e Musacchio. I procuratori aggiunti Berti, Della Ragione e Portera hanno ravvisato la violazione dell’articolo 35, non hanno visto invece il successivo sfregio di Kessie e Bakayoko, che ha ulteriormente fomentato l’odio.

 

LETTERA
Già, perché il 24 aprile, in Coppa Italia a San Siro contro il Milan, si giocherà la semifinale di ritorno e si spera che la reazione non sfoci in episodi di razzismo. Anche se la lettera inviata da alcuni tifosi laziali ieri al ministro Salvini («Non si esibiscono le maglie degli avversari sotto la Curva», la sua opinione) è già un anticipo: «Ci rivolgiamo a lei per ottenere che la maglia d’Acerbi sia restituita al legittimo proprietario». La replica del ministro, tifoso milanista, a Radio Radio: «La scena non mi è piaciuta, non si mostrano le maglie degli avversari sotto al curva». Ma vuole piuttosto vendicarsi sul campo, la Lazio. L’immagine di quello scempio è già impressa dentro lo spogliatoio, nessuno la pensa come la nota sbrigativa del club rossonero: «Nessuna finalità di scherno». Sminuito così l’accaduto, dopo che invece era stato il primo a scusarsi Gattuso. Nessuno lo ha fatto con Inzaghi, al quale – secondo il verbale degli ispettori federali - è pure arrivato dagli spalti uno sputo. A fine gara Simone è rimasto in silenzio, ha parlato Tare contro l’arbitro. Ora sarà Calvarese il prossimo a dirigere la sfida contro l’Udinese. Ironia del destino, il fischietto che – alla luce delle polemiche biancocelesti contro Giacomelli– l’anno scorso rifiutò il gagliardetto dalla Lazio. Minore vilipendio.

 

Ultimo aggiornamento: 14:27


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