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Lazio, caso tamponi: tutte le accuse al club biancoceleste

Lazio, caso tamponi: tutte le accuse al club biancoceleste
di Alberto Abbate
4 Minuti di Lettura
Giovedì 25 Marzo 2021, 07:30 - Ultimo aggiornamento: 16:40

Quattrocentosessantotto pagine, tre ispezioni (22, 28 e 31 ottobre) a Formello, interrogatori a raffica alla Synlab di Calenzano, scambio di e-mail col dirigente De Rosa dell’Asl Roma Uno, solo dopo gli esami effettuati al Biocampus Medico. Ancora: inserti di giornali e siti web, richieste d’acquisizione d’immagini a Sky sugli allenamenti, i verbali di Lotito e dei dottori Rodia e Pulcini (indisponibile alla prima convocazione per una “grave crisi renale”) e tutti i referti dei tamponi di giocatori e tesserati biancocelesti. Sono questi gli atti con cui la Procura Federale domani accuserà la Lazio sino a chiedere davanti al Tribunale Federale l’inibizione di Lotito e almeno sei punti di penalizzazione. Anche perché ancora mancano gli atti dell’indagine penale richiesti il 16 novembre e – si legge a pagina 4 – non ancora corrisposti «per motivate esigenze investigative».

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La Procura di Avellino potrebbe aggravare – secondo via Campania - ulteriormente la posizione biancoceleste, ma già nella relazioneredatta dal pm Chinè e dagli 007 Scarpa e Ricciardi, a pagina 17, si leggono conclusioni pesanti: «Dalle positivita emerse, sia il 26 ottobre (tamponi Synlab pre-Brugge) sia il 30 ottobre 2020 (test “Futura diagnostica”, 48 ore prima della gara di campionato a Torino) non risultano adempiute le procedure di comunicazione alle competenti Asl, eccezion fatta per una e-mail di contenuto generico, priva di qualsiasi identificazione di positivi e di qualsivoglia prova documentale, sia dell’avvenuto reale invio, sia della ricezione. Non risultano attuate le prescritte misure di isolamento e quarantena prescritte dai Protocolli sanitari per contenere il contagio del Covid 19, non avendo i positivi rispettato il termine minimo di isolamento fissato dalle Circolari del Ministero della Salute, né avendo i soggetti che con i primi avevano avuto contatti stretti (tutto il gruppo squadra) tenuto una condotta rispettosa della prescritta quarantena».

SEDUTA

Fino al 6 novembre, secondo la Procura Federale, mancano tutte le comunicazioni alle Asl e sui tamponi del 30 ottobre prima del Torino (c’è l’esposto del club granata nelle carte) emergono delle contraddizioni nei verbali: «Il dottor Rodia ha dichiarato che gli esiti erano tutti negativi nel gruppo squadra, Lotito invece l’accertata positività di tre tesserati ovvero Vavro, Escalante e Djavan Anderson». Torna inoltre prepotentemente sotto accusa il famoso allenamento mattutino del 3 novembre, prima della partenza per San Pietroburgo: «È emerso dai filmati che Immobile, Strakosha e Leiva hanno svolto l’intera seduta (iniziata intorno alle 9.30), sebbene fossero risultati positivi ai tamponi Synlab del 2 novembre e nonostante il dottor Rodia ne fosse venuto a conoscenza dai rappresentati Synlab tra le ore 9.11 e le 10.49 del 3 novembre, giorno dell’allenamento». Questo si evince dall’interrogatorio del P.O.C (point of contact) di Synlab Franchin: «Ho verificato la presenza di 4 contatti telefonici intercorsi con il dott. Rodia, rispettivamente alle ore 09.11, 09.15, 10.04 e 10.34 del 3 novembre 2020, in cui ho preannunciato il riscontro delle positività̀e alle 10.49 ho inviato al dott. Rodia un messaggio whatsapp con la lista dei calciatori positivi già inseriti anche sulla piattaforma “plasma”». La Procura specifica che è stata richiesta alla Lazio poi copia delle risultanze degli esami Synlab pre-Zenit: «Ma tale richiesta è rimasta disattesa».

NORMA UEFA

Nell’audizione il dottor Rodia dichiara: «Non ho nessun rapporto con le Asl. È il laboratorio Synlab che deve comunicare alle autorità e ai singoli calciatori la positivita». Ma in questo caso interviene il responsabile del laboratorio di Calenzano Degl’Innocenti: «La Synlab provvede a comunicare le riscontrate positività alla Regione Toscana, ma non sappiamo se tale ultimo ente provveda, poi, a darne comunicazione alle regioni competenti. I protocolli Uefa prevedono che sia il medico della società ad adempiere alle comunicazioni di rito agli enti interessati anche in considerazione del fatto che l’accesso alla piattaforma “plasma” è riservato solo al medico della squadra che ne ha le credenziali» Si tratta del Mlo del club, ovvero il dottor Rodia. Non a caso, la Procura Federale si fa inviare pure la Norma dalla Uefa e in particolare il punto 7.6 del Protocollo che – in inglese – specifica come sia il medico dalla società a dover informare sia i suoi giocatori positivi che le Asl. Le prime comunicazioni della Lazio invece – inoltrate dall’avvocato Gentile – iniziano il 6 novembre dove entra in scena anche il dirigente dell’Asl Roma Uno De Rosa prima della sfida alla Juve, finita per la positività in panchina di Djavan Anderson sotto accusa.

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