Lazio, Signori sul derby: «Fidatevi di Sarri e siate sfacciati»

Lazio, Signori sul derby: «Fidatevi di Sarri e siate sfacciati»
di Alberto Abbate
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Sabato 25 Settembre 2021, 07:30

Tornerà a stupirvi, Signori: «Laziali, credete in Sarri, può vincere il derby». A 53 anni Beppe-gol confida nella sua rivoluzione. La storia lo insegna oggi come ieri, guai a fermarsi ai primi risultati. Due vittorie iniziali, un ko a San Siro col Milan e due pareggi: Zeman nel 1994/95 trovò gli stessi ostacoli prima di portare al secondo posto i biancocelesti. Signori finì il campionato da capocannoniere con 17 reti. Il transito dal 3-5-2 di Zoff al 4-3-3 a lungo termine regalò i suoi frutti.
E allora cosa non sta funzionando nel passaggio da Inzaghi a Sarri?
«Cinque anni di meccanismi rodati e fissati nelle menti. Ci vuole tempo per far cambiare abitudini e pensieri ai giocatori. Non è come il tennis, non vedi subito i risultati. È ovvio ci siano difficoltà, ma le idee di Maurizio sono giuste e vanno portate avanti».
E perché Immobile intravede paura negli occhi dei compagni?
«È normale che, quando non arriva la vittoria e non si riesce a fare ciò che vuole l’allenatore, subentra un’ansia da prestazione che condiziona tutti. Ma è una situazione provvisoria, cambierà non appena torneranno i tre punti».
E se il nuovo tecnico non fosse già più così seguito dai giocatori?
«Io non ho mai visto nessuno giocare contro un allenatore, figuriamoci dopo sei partite e 8 punti. Anche perché poi a rimetterci non sarebbe Sarri, ma l’intero gruppo che fa male, si becca critiche feroci e non raggiunge traguardi e premi».
Insomma, se la Lazio tornerà al successo, si sbloccheranno la testa e le gambe?
«La vittoria nel derby può far scoccare la scintilla, ti dà le energie e l’entusiasmo per affrontare il resto del campionato con tutt’altro spirito. Sarri può risolvere tutti i problemi apparenti in un sol colpo con un’euforia, che non ti dà nessun’altra gara al mondo. Adrenalina a rilascio prolungato».
Eppure i biancocelesti partono contro i favori del pronostico.
«Banale dirlo, ma il derby è sempre una gara a sé stante. È molto sentito, a maggior ragione quest’anno con Mourinho. È fondamentale che non subentri la paura o lo smarrimento, bisogna essere sfacciati allo scontro».
Nel 1994/95 la Lazio perse all’andata 0-3 il 27 novembre, poi ribaltò i giallorossi 2-0 con gol di Casiraghi e Signori al ritorno.
«Già, Zeman mi disse che prima di battere il rigore me l’ero fatta sotto. Non dovevo nemmeno giocare perché avevo male al ginocchio. La mattina feci un provino col preparatore Ferola e scesi comunque in campo. Volevo riscattare l’andata in cui avevamo preso una legnata, che ci servì da insegnamento per essere più furbi al ritorno. E fu l’inizio del trionfo perché poi scalammo posizioni sino ad arrivare dietro la Juve al primo posto».
Cosa hanno in comune Zdenek e Sarri?
«Solo la tipologia di gioco. Perché, ad esempio, con Zeman il possesso palla era quasi nullo. Questo dimostra come i moduli contino sino a un certo punto, i numeri dipendono dagli interpreti e dal gioco. Quello di Sarri non è stato ancora visto».
Ma questa rosa è adatta al 4-3-3 di Maurizio oppure serve qualche aggiustamento?
«Lo vedremo, io sono fiducioso. Sarri in tutte le sue squadre non ha mai trovato all’inizio la quadratura del cerchio e non resta fermo sulle sue posizioni all’infinito. La Lazio non ha un mancino come me, ma ha Pedro sulla fascia che ha caratteristiche simili alle mie, anche se con un piede diverso. L’ex giallorosso mi piace molto e il mister ha fatto bene a trascinarlo a Formello».
E a centrocampo cosa sta succedendo a Milinkovic e Luis Alberto?
«Sergej ha un fisico imponente, non entra subito in condizione, ma ormai è un campione pronto. Lo spagnolo invece è sempre marcato a uomo e forse fatica di più nel 4-3-3 a spingersi all’attacco. Oltretutto con Sarri, se non corrono tutti a mille a centrocampo, si rischia di subire troppo dietro».
Uomo-derby?
«Sicuramente Ciro. È già a quota 6 gol, supererà i miei 17 del 1995. Con Sarri farà pure la corsa sul suo personale record e dimostrerà a tutta l’Italia che il suo valore è assoluto. Purtroppo, lo dico anche per la mia esperienza, in Nazionale è più difficile confermarlo, viene cercato meno nello spazio, ma criticare ancora Immobile è assurdo. Parlano la Scarpa d’oro e l’Europeo vinto».

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