Lazio, ok i cambi sono giusti

Inzaghi
di Emiliano Bernardini
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Sabato 27 Ottobre 2018, 08:34 - Ultimo aggiornamento: 10:54

L’immagine più bella della settimana della Lazio è quella di Inzaghi che girandosi verso la panchina, con sicurezza, cambia la partita. È successo a Parma, si è ripetuto a Marsiglia. E sempre nel momento più delicato della gara. Berisha e Correa al Tardini hanno dato il cambio di marcia. Marusic, Cataldi e sempre Berisha hanno riequilibrato l’assetto tattico chiudendo il match. Il tecnico sorride perché, seppur partito con qualche leggero scetticismo, ora ha avuto la conferma di avere alternative valide. Lo scorso anno poteva contare su una rosa di 13 giocatori ora ne ha almeno 16 cui affidarsi. Prospettive ribaltate. Basta pensare che nella passata stagione proprio la mancanza di cambi è stato il veleno che ha ucciso lentamente i sogni di Champions. Certo non l’unico ma uno dei principali. 

TRE COMPETIZIONI
Arrivare praticamente in fondo a tre competizioni facendo giocare gli stesso uomini vuol dire sfidare la sorte. Non fa per la Lazio. O meglio non fa per nessuno. Basti pensare che la Juventus ha due squadre di alto livello per giocare sui tre fronti. Obiettivi e soprattutto budget diversi. È questo che fa tutta la differenza del mondo. I biancocelesti operano in maniera oculata. La campagna acquisti è stata mirata: andare a coprire i buchi. Impossibile farlo con tutti ma almeno nei ruoli fondamentali Inzaghi ha una, se non due, alternative di livello. Lo dimostrano le gare giocate a Parma e Marsiglia. Il tecnico ha potuto cambiare senza stravolgere o indebolire l’undici iniziale. Questo non vuol dire che è tutto perfetto perché si può e so deve sempre migliorare. Ma la strada è quella giusta. Vietato tornare indietro. E questo lo ha capito anche lo stesso tecnico che dalle lamentele estive è passato a giudizi più equilibrati. 

EQUIVOCI
Dove la coperta è corta giusto provare anche a sperimentare come fatto con Caceres. Resta un giocatore anarchico ma come esterno di centrocampo è assolutamente un buon “acquisto”. Wallace dopo un periodo di “riposo” è tornato con tanta voglia di dimostrare di non essere un rincalzo nel senso negativo del termine. E’ tornato addirittura al gol dopo due anni di digiuno. L’ultima rete porta la data del 20 novembre 2016. Ma l’emblema è sicuramente Caicedo. Da scarso ad eroe. Estremismi che solo la città di Roma sa regalare. Sull’attaccante va fatto un discorso a parte. Partiamo da un presupposto: Felipe non è il sostituto di Immobile. Bisogna uscire da questo equivoco tattico per darne un giudizio obiettivo. L’ecuadoriano è perfetto per giocare in coppia con Ciro. I due si completano. Nel senso che Caicedo è una punta centrale adatto a giocare con il fisico, a tenere palla e a fare la sponda. Vietato obbligarlo a fare il lavoro che fa Immobile. Verrebbe snaturato come più volte accaduto. Ha bisogno di sentire la fiducia dell’ambiente e dei compagni. Anche se ha dimostrato di essere uno che sa reagire bene alle critiche. L’obiettivo Champions trova maggiori certezze. Ora all’appello manca solo Luis Alberto, l’unico che in questa escalation collettiva sta avendo una involuzione. Mentale o fisica? Probabilmente più la seconda. La pubalgia c’è ma è una cosa che si porta dietro da tempo e che gli esami strumentali hanno confermato non essere un problema attualmente. Deve convincersene anche lui. Perché con un mago in più anche i giganti possono diventare nani. 

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