La Lazio è nelle mani del sergente Milinkovic: il dentro o fuori sposta gli equilibri di Inzaghi

Martedì 6 Agosto 2019 di Alberto Abbate
milinkovic, foto Rosi

 Siamo tutti nelle mani di Milinkovic, Inzaghi conta i secondi. Sa che più scorrono le lancette, più spariscono concorrenti. Sa benissimo che, con lui o senza di lui, possono cambiare i piani e gli equilibri. Il centrocampo della Lazio è ai suoi piedi, pende dalle sue giocate e ora pure dai suoi sorrisi. Perché è chiaro che, se dovesse restare, poi conteranno ancora di più le sue motivazioni. Ricordando la scorsa stagione, guai a ripetere i primi mesi. Si rialzò a dicembre, Milinkovic, a Marienfeld sembrano volare già ad agosto le sue lunghe leve. Altro che diesel. Sicuramente l’anno passato, con il mondiale, ci fu pure un problema di preparazione. Stavolta Sergej sembra già pronto a iniziare al top la stagione. Nonostante le voci, non è con la mente altrove, guarda la porta e lancia bombe. Si diverte a giocare a calcio tennis nelle sedute. Nell’ultimo test in Germania ha regalato grandi giocate: suo il lancio per Adekanye, che ha dato il via all’autogol impacciato che è valso il 3-0, ha salvato sulla linea di porta un gol praticamente fatto. Avete capito perché dipende troppo da lui il giudizio sul prossimo centrocampo della Lazio? Perché, oltre alla tecnica, lui garantisce centimetri e forza fisica che mancano al resto della rosa. Milinkovic vale tre giocatori in uno. E, a prescindere da lui, Inzaghi avrebbe bisogno di un altro centrocampista forte di testa ed esplosivo. 
LE SCOMMESSE 
Allo stato attuale Milinkovic c’è e lotta, con Luis Alberto e Leiva formerebbe senz’altro uno dei reparti titolari più forti della Serie A. Discorso diverso senza oppure sbirciando la panchina. Soprattutto dopo che la Lazio ha ceduto Badelj (ottimo playmaker nonostante l’ultima annata fallita) alla Fiorentina. Soprattutto perché Tare continua a ribadire (per strategia?) che sarà promosso Cataldi come vice in regia e non verrà fatto nessun altro innesto in mediana. Le mezzali alternative saranno il “vecchietto” Parolo a destra e il “baby” André Anderson a sinistra. L’italo-brasiliano, tornato dopo l’anno di prestito alla Salernitana, si sta mettendo in mostra, ha così convinto Inzaghi a dargli la sua opportunità. Sulle orme di Luiz Felipe e Strakosha, può fare anche lui il salto di qualità. Per colpa degli acciacchi fisici, invece, Berisha rappresenta la solita incognita. Lui giura però di essere tornato in forma e di poter rappresentare un nuovo acquisto per la mediana. 
IL JOLLY 
Doppia scommessa, anche se Inzaghi conta di avere in mano un’alternativa in casa, in estate non ancora testata. Lulic come mezz’ala: quando crescerà Jony, Senad potrà lasciare la fascia e diventare un jolly all’occorrenza. Per centrare la Champions non basterà però l’esperienza. Forse, come dice Lotito, l’anno scorso la rosa della Lazio non meritava di finire in campionato fuori dall’Europa, forse ha inciso nelle ultime giornate averla centrata tramite la Coppa. Fatto sta che la stessa squadra l’anno scorso è arrivata ottava e, solo sulle fasce e in difesa, si è in teoria puntellata. Perché si dovrebbe pensare che è migliorata sinora, quando si porta addosso pure un grande enigma? L’addio o la permanenza di Milinkovic faranno senz’altro pendere la bilancia, ma magari qualcosa di più può comunque ancora essere fatto se la Lazio vuole davvero arrivare quarta. 


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