La Lazio è appesa ad un Filip: Keita non è stato perdonato dal gruppo, Inzaghi costretto a puntare su Djordjevic

Venerdì 23 Settembre 2016 di Alberto Abbate
Filip Djordjevic in Milan-Lazio (foto ROSI)
L'apparenza inganna. Non lasciatevi abbindolare da baci, abbracci o altri segnali di pace, c'è ancora un caso Keita nascosto nello spogliatoio. Pubblicamente non esiste più, tutti l'hanno perdonato, ma dentro Formello mugugnano appena lo intravedono in campo: «Perché sto fuori? Io giocherei sempre - risponde all'uscita dal centro sportivo a un tifoso - e quindi dove chiedere al mister». Eccolo forse il reale motivo per cui Inzaghi continua a preferirgli Djordjevic. Da una parte, è vero, c'è la scelta tattica: Filip fa a sportellate per Immobile, si danna l'anima. Ma la potenza è nulla senza una condizione e un controllo. Così il serbo non segna né fa paura agli avversari. Eppure il gruppo e Inzaghi fanno notare il suo aiuto per la squadra. Poi denunciano invece, fra le righe, l'egoismo di Keita, persino sotto porta. Balde entra e spacca le partite, ma lo fa da solo e questo non va giù soprattutto quando la Lazio non vince. Poco importa che Keita salga sul podio dei tifosi. Sopravvalutata la riconciliazione lampo, dopo le vicende estive e il ritorno del figliol prodigo. L'impressione è che il pieno reintegro del senegalese sia molto più complicato del previsto. Sebbene all'esterno la soluzione per il bene della Lazio possa sembrare così scontata, almeno a livello tecnico. Lotito ha lasciato a Inzaghi la patata bollente. Il dt Peruzzi, pure avendo chiarito con Keita, è dalla parte dei senatori, mai davvero misericordiosi col fratellino impertinente. Adesso diventa tosta per il tecnico dimenarsi fra i fuochi senza bruciarsi.
 
BALLOTTAGGIO
Non può e non vuole dire tutta la verità, Inzaghi. Ha le mani legate: da una parte vorrebbe finalmente rilanciare Keita nel suo ideale 4-3-3. Dall'altra teme di mettersi contro l'anima del gruppo e vuole mantenere l'equilibrio dello spogliatoio. Ci sono big che continuano a fargli notare atteggiamenti sbagliati nelle sedute e chi ha avuto già nuove frizioni col senegalese. Contro il Milan in tanti erano convinti che la scelta di Simoncino alla fine ricadesse sull'ex canterano. Invece, nulla. Piuttosto in campo ancora uno spento Djordjevic. Un palo fulminato a San Siro, offuscato subito dalla luce di Keita nella ripresa. E contro l'Empoli? Il ballottaggio si ripropone. E, comunque finirà, sarà staffetta.

RISCHIO
Inzaghi ha intenzione di portare avanti così il processo di rappacificazione: Keita part-time, dall'inizio o in corsa. Difficilmente in campo per 90' per cronometrare la sopportazione della squadra. E pensare cha la Lazio lavora sul rinnovo a 1,5 milioni, ora anche Keita è di nuovo irritato dalla situazione. Inzaghi e Lotito gli avevano spiegato che avrebbe dovuto riconquistare pian piano tutti i compagni. Lui l'aveva addolciti con un buffet, poi con due assist in 78'. Deve pazientare, Keita, nonostante tema di non riuscire a essere mai più davvero riaccettato. Il precedente d'altronde non lo conforta: Candreva non era mai rientrato nelle grazie, alla fine è andato via. Il senegalese rischia ancora di fare la stessa fine a gennaio, ma Inzaghi proverà a invertire il presagio. A far sì che la forza (e non la formazione) la faccia il gruppo. Tutti per la Lazio, non tutti contro Keita.
 

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