Acerbi, azzurro leader in cerca di posto fisso all'Europeo

Domenica 17 Novembre 2019 di Emiliano Bernardini
Ma che rumore ha la felicità? Per Francesco Acerbi ha quello del sibilo del pallone e della rete infranta. Ma soprattutto degli applausi dei tifosi. Giusti, meritati e mai regalati. Il 30 ottobre un missile contro il Torino manda in estati i laziali, venerdì sera si è vestito da bomber per la gioia del ct Mancini e degli italiani: finta secca e palla nell’angolino. I biancoceleste vira all’azzurro, cartoline di un momento da favola. Re della Lazio e nuovo principino d’Italia. A 31 anni, quando di solito in molti smettono di sognare. La faccia pulita e il sorriso vincente di chi ha scalato montagne da solo. Di chi ha superato limiti personali e sconfitto mali che fanno paura. Anni bui, duri. Anni di provincia che ti cresce ma ti “nasconde”. Che ti costringe a fare infiniti chilometri con il pullman per andare ad allenarti ma che al tempo stesso ti tempra molto più della città. Al diavolo la maglia del Milan indossata in un momento sbagliato. Il rossonero che si fa neroverde. 
NUOVA VITA
Alba di una rinascita. In tutti i sensi. Sportiva e umana. Sul campo di calcio si prende la rivincita dopo l’esperienza sbagliata a Milano. Poi il tumore che toglie il respiro e la terra sotto i piedi. L’operazione, la chemioterapia e «l’ingresso in un mondo parallelo, più vicino di quanto immaginassi e che non abbandoni più». I tatuaggi a nascondere le cicatrici dell’anima. Da quel giorno di sei anni fa, però, ha smesso di avere paura. Un lungo cammino per diventare uomo. Per diventare maturo. Un traguardo che definisce «il mio più grande orgoglio». Non è certo un personaggio semplice. Dietro quel sorriso che sfoggia sempre c’è un uomo solitario. Un uomo che non riesce ha trovare la giusta serenità. E non è colpa del male che lo ha colpito nel 2013. E’ l’inquietudine che lo accompagna da sempre, «un martello che mi batte sempre in testa». Con il tempo è migliorato molto. Prega due volte al giorno. A Roma ha trovato una nuova dimensione. Forse più giusta per lui. Lazio e Nazionale. La maglia azzurra se l’è ripresa con tutta la forza. Uno dei tanti traguardi che si pone. Perché per dare il meglio ha bisogno sempre di trovare un avversario da battere. Non ama le illusioni ma la realtà. Vuole giocare l’Europeo da titolare. 
DATE DA RICORDARE
La prima gara ufficiale l’ha giocata con Conte, 8 minuti contro l’Albania nel novembre 2014. Poi una partita da titolare nel 2016 contro la Germania sempre con Conte in panchina. Torna in azzurro nel 2018 grazie a Mancini e soprattutto alla Lazio. Ancora una volta a novembre, il 20 contro gli Stati Uniti. Il ko di Chiellini lo aiuta a trovare il posto fisso. Un posto meritato. Eccolo allora scavalcare Romagnoli nelle gerarchie e diventare compagno affidabile di Bonucci. Nelle ultime cinque gare gioca 3 volte da titolare. Segna anche il suo primo gol. Sempre a Novembre. «Sono felice» ha scritto su Instagram a corredo di una sua foto mentre corre subito dopo il gol. Corre verso quel futuro che gli appartiene con la Nazionale e con la Lazio. Uomo irrinunciabile per Inzaghi, ora lo sta diventando anche per Mancini. Vuole vincere con la maglia biancoceleste e confermarsi con quella azzurra. Ha le idee chiare. Vuole giocare fino a quaranta anni, poi farà l’allenatore. 



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