Lazio, indietro tutta: la difesa fatica a ingranare

Lazio, indietro tutta: la difesa fatica a ingranare
di Alberto Abbate
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Mercoledì 6 Ottobre 2021, 00:00 - Ultimo aggiornamento: 7 Ottobre, 10:31

Chi mastica calcio giura che, con la marcatura a uomo e la nuova linea a quattro, i conti sulla difesa andranno fatti solo a fine campionato. Eppure spesso anche i numeri parziali non mentono. Nelle ultime sei stagioni, infatti, alla settima giornata solo in quella scorsa erano stati subiti più gol (13) e c’erano comunque gli stessi punti (11) di adesso. Dal 2016, prima partenza di Inzaghi alla Lazio, mai si era toccata sino a quel momento la doppia cifra (9 reti incassate, al massimo) in negativo. E allora, sicuramente vanno ancora recepiti e oleati i meccanismi del 4-3-3 lì dietro, ma la verità è che prima Simone e ora soprattutto Sarri devono inserire pure l’anagrafe nel calcolo. Nel saldo passivo di 12 centri di questo torneo, va per forza considerato un anno in più del reparto, mai svecchiato. La linea titolare di Bologna era formata da Marusic (28), Luiz Felipe (24), Acerbi (33) e Hysaj (27), davanti a Reina (39), corresponsabile su ogni gol preso: la media fa 30,2, e inserendo Lazzari (27) non muta di una virgola il risultato. Un cambiamento ci sarebbe con Strakosha (26) fra i pali, ma l’albanese è ormai stato relegato a secondo: il nodo in porta non è mai più stato sciolto e anche questo sta contribuendo al caos.

PATRIC-RADU 
Al rientro dalla sosta mancherà Acerbi contro l’Inter all’Olimpico. Il giudice sportivo si pronuncia con due turni di stop e l’ammonizione per gli «epiteti insultati e offensivi rivolti all’arbitro». Massa aveva estratto il rosso diretto perché il centrale gli avrebbe urlato tre volte: «Sei ridicolo». Fuori dunque anche col Verona, perché il ricorso appare complicato e lo stesso Acerbi è ancora pentito: «Mi dispiace non poter aiutare il mister e miei compagni - le sue parole ieri sera in un nuovo video - ma il gesto non è da me, non è un buon esempio per i bambini e per chi ama il calcio. Per questo motivo ho deciso di automultarmi devolvendo in beneficienza una somma di denaro». Paga anche Sarri, che deve già pensare come sostituirlo. Ora il “vecchio” Radu (34 anni) è un mistero: in 9 partite, ancora nemmeno un minuto giocato, dopo aver rifiutato a fine giugno proprio un biennale nerazzurro pur di restare il simbolo della Lazio. Nelle gerarchie di Sarri, il 28enne Patric lo ha già scavalcato: lo si è capito ancora una volta al Dall’Ara, dopo il rosso ad Acerbi, e anche col trasloco di Marusic sul lato sinistro.

NON C’È SCHERMO
Va trovato un rimedio. La difesa imbarca acqua anche perché non regge il centrocampo, Leiva non copre da due anni come un tempo. Le 34 primavere pesano, Lucas gira a vuoto e spesso è in ritardo. La Lazio in estate non ha voluto puntare su un sostituto vero sul mercato(Torreira) per non turbarlo, ma la scelta rischia di diventare un autogol. Anche perché il discorso è solo rimandato a giugno, quando sarà addio: il brasiliano vorrebbe chiudere in America la carriera, ricoperto d’oro. Leiva sembra esausto di correre da solo, Milinkovic e Luis Alberto nel 4-3-3 faticano ancora di più ad aiutarlo. E Sarri da Bologna sembra avvelenato: «Non sono ancora centrocampisti totali, sono poco portati alla fase difensiva e al sacrificio. Però dipende da loro». Dieci dei dodici gol subiti dalla Lazio col trio titolare in campo. Anche questo non è un dettaglio.

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