Lazio, che succede: analisi dei problemi reparto per reparto

Lazio, che succede: analisi dei problemi reparto per reparto
di Daniele Magliocchetti
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Sabato 4 Dicembre 2021, 00:50

Era arrivato nella capitale con i migliori propositi (e sono tuttora immutati) e con una grande voglia di rimettersi in pista e in gioco dopo un anno di assenza. Era consapevole, Sarri che non sarebbe stata una passeggiata guidare una squadra che era stata cinque anni con lo stesso allenatore, ma era allo stesso tempo convinto che, dopo un periodo di assestamento, la squadra, almeno ad inizio novembre, in qualche modo avrebbe iniziato a girare o, quanto meno, a giocare come voleva lui. Almeno per quel che riguarda i principi base: linea difensiva allenata e sincronizzata, reparti compatti. Ma non sta andando come aveva previsto, anzi siamo quasi all’esatto opposto. Non è una questione di qualità o meno di giocatori o almeno non è l’aspetto più importante, quello che sta venendo fuori è forse più preoccupante, visto che si tratta della mentalità e della dedizione alle nuove idee e principi legati al pressing e nel rispettare determinati dettami e ordini in mezzo al campo. Come allenatore Sarri è come Guardiola, nel senso che pretende una certa disciplina tattica, allenandola quotidianamente ed esige che sia rispettata. Giocare ogni tre giorni non aiuta e alla lunga potrebbe essere un pericoloso alibi. Con la società c’è piena sintonia, tanto che a gennaio avrà due rinforzi (difensore e punta), mentre a luglio cinque-sei.

LA DIFESA

È il reparto che più sta soffrendo. Come evidenziano i numeri: 29 gol incassati in 15 partite, la terza peggior difesa della serie A dopo Spezia e Salernitana. E mai nella sua carriera Sarri era andato così male in questo reparto. Dove c’è una voragine al centro, visto che dietro Acerbi e Luiz Felipe non sembrano esserci calciatori all’altezza e adatti a quello che vuole l’allenatore. Patric, nonostante qualche discreta apparizione, sembra un esperimento andato a male, mentre Radu è considerato pochissimo dal tecnico. C’è da dire che in estate Sarri è sembrato appagato di quello che aveva a disposizione. E qui il tecnico ha forse avuto un “pizzico di presunzione”, perché credeva di compensare con le sue idee e il gioco le mancanze. Sui movimenti della linea difensiva ci ha lavorato tanto, anche con due sedute specifiche per i soli difensori, ma i risultati e i gol incassati stanno dicendo altro. Poi c’è il capitolo portieri e una gestione che non sta portando i suoi frutti. Reina è un grande campione, ma probabilmente, viste le recenti prestazioni, ha bisogno di tirare il fiato e fare spazio a Strakosha, sempre più vicino ad andare via a parametro zero. Sugli esterni, Lazzari a volte, sembra più un pesce fuor d’acqua non essendo un terzino vero e proprio. A gennaio sarà comunque tesserato Kamenovic, poi Sarri deciderà.

CENTROCAMPISTA

 Se la difesa piange, in mezzo al campo non ridono affatto. E pensare che sono i due reparti che dovrebbero girare alla perfezione nel modulo “sarriano” e fare la differenza. Invece, spesso sono scollegati e, per come si muovono in campo Milinkovic e Luis Alberto, con Leiva prima e ora Cataldi, a volte danno la sensazione di essere pure male assortiti. Il tecnico aveva strappato un sorriso perché soprattutto con Fiorentina, Atalanta e Marsiglia aveva intravisto attività, ritmo, abnegazione e compattezza, ma poi si è dovuto ricredere. Lo spagnolo è quello che dovrebbe dare l’elettricità nel movimento della palla, invece, con Juve e Udinese, nonostante si sia messo a totale servizio del tecnico, spesso la tiene più del dovuto e rallenta i movimenti degli altri. Cataldi ha trovato chi gli dà finalmente fiducia, ma in fase difensiva è troppo acerbo e chissà mai se crescerà e migliorerà da quel punto di vista. Un problema. Dovrebbe essere lui il collante con la difesa, quello che fa filtro e aiuta a mantenere le distanze col reparto arretrato. A parte i quattro gol segnati, è troppo altalenante Milinkovic. Da circa un mese Basic sembra essere il più in palla, ma trova poco spazio. Tutti però con Juve e Udinese correvano a vuoto, dando anche l’impressione di non saper bene cosa fare.

ATTACCO

Dovrebbe essere la punta di diamante del gioco di Maurizio Sarri, e in parte lo è perché, dati alla mano, è il reparto che funziona meglio. Dietro alle prime quattro della classifica, la Lazio è quella che ha segnato di più: 29 reti in 15 partite, quasi due a partita. Diciannove di questi 29 gol sono stati realizzati da tre soli calciatori: Immobile (11) Pedro (5) e Felipe Anderson (3) Tutto sommato non c’è da lamentarsi per la vena realizzativa e per il rendimento dei tre, anche se dal brasiliano ci si aspetta sempre quel qualcosa in più. Se non gira lui, con le sue accelerazioni, il reparto fatica. All’appello manca Zaccagni, ma è anche vero che ha avuto due infortuni pesanti e non è facile recuperare. Il problema è quasi come quello della difesa. Muriqi, a parte il rigore procurato a Torino nel finale, non ha inciso per niente, tanto è vero che quando il bomber biancoceleste è rimasto fuori per infortunio, la Lazio è andata ancora più in crisi. Il kosovaro è forse il giocatore che appare meno adatto rispetto agli altri, almeno per quelle che sono le idee d’attacco di Sarri. Poi il giocatore ci ha messo del suo, mollando completamente e sperando che a gennaio si trovi una soluzione. Raul Moro e Luka Romero completano il reparto, ma sono utilizzati poco. Forse si potrebbe osare di più. A gennaio, Sarri si aspetta una punta o un esterno d’attacco in più. O magari un giocatore che possa fare tutti e due i ruoli.

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