​Lazio, anniversario e sogno scudetto: Inzaghi festeggia il quarto anno in panchina

Venerdì 3 Aprile 2020 di Valerio Cassetta

Un anniversario da celebrare con un sogno nel cuore: tornare a giocare e vincere il tricolore. Simone Inzaghi festeggia oggi i quattro anni sulla panchina della Lazio. Era la sera del 3 aprile 2016 quando il presidente Claudio Lotito lo chiamò per sostituire Pioli, esonerato dopo il derby perso con la Roma per 4-1. Una promozione dalla Primavera alla guida della prima squadra. Una chance, concessa e meritata, che il tecnico piacentino ha sfruttato nel migliore dei modi. Un appuntamento col destino che Inzaghi non ha mai mancato da giocatore prima e allenatore poi. Campione d’Italia alla sua prima stagione con la Lazio di Eriksson nel 2000, bomber d’Europa e mister vincente in tutte le categorie. Quattro anni fa, ricevuto l’incarico da Lotito, stava per partire alla volta di Norcia per un ritiro punitivo con tutta la squadra. Oggi è in “quarantena” nella sua abitazione di Roma Nord per l’emergenza Coronavirus insieme alla moglie Gaia e al figlio Lorenzo. Insomma, un traguardo trascorso in maniera insolita e imprevedibile. Anche se il cammino di Simone in chiave biancoceleste è ricco di colpi scena. Su tutti il rifiuto di Bielsa nell’estate del 2016 che gli spalancò definitivamente le porte di Formello come allenatore. Simone era in viaggio verso Salerno, prescelto come guida tecnica della Salernitana. Fece inversione di marcia e tornò nella Capitale, dando inizio ad un ciclo virtuoso. Quattro finali di coppe giocate, di cui tre vinte (una Coppa Italia e due Supercoppe Italiane). Dati che incoronano la Lazio come il club italiano più vincente dopo la Juventus. E non è un caso che la squadra di Sarri si stia giocando (o meglio, si stava giocando) lo scudetto quest’anno proprio con la formazione biancoceleste. Aspettando novità sulla ripresa della Serie A, Simone studia l’operazione contro-sorpasso. Con 191 presenze in panchina  è al terzo posto nella classifica dei tecnici laziali: a 11 gare da Dino Zoff, primo con 202 apparizioni, e a sole tre da Juan Carlo Lorenzo, secondo nella speciale graduatoria. Record destinati ad essere battuti, che gli consentiranno di incidere, ancora una volta, il suo nome nella storia della Lazio.


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