La Juventus risponde a Totti:
«Siamo noi i più forti»

La Juventus risponde a Totti: «Siamo noi i più forti»
di Luca Pasquaretta
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Sabato 4 Gennaio 2014, 02:20 - Ultimo aggiornamento: 19 Febbraio, 12:51

​La dialettica del calcio funziona un po’ come uno dei principi riconducibili alla fisica quantistica di Newton. Ad ogni azione corrisponde una reazione pari e contraria. La lunga intervista rilasciata da Francesco Totti a noi de «Il Messaggero» ha lasciato il segno in casa bianconera. In particolare un paio di passaggi, («La Roma è più forte della Juve») e («La Juve ha ancora gli aiutini»), hanno pungolato l’orgoglio di Chiellini (per lui 300 presenze in bianconero domani) e Bonucci. Generando appunto una risposta. La famosa reazione. Scintille insomma. Verbali, sane. Che riaccendono una rivalità storica, che fanno discutere. Chiacchierare. Un po’ il bello del calcio.

GIORGIO RINGHIA

«Ognuno ha il proprio parere, ma stiamo dimostrando sul campo negli ultimi due anni e mezzo di essere i più forti - ha detto il difensore della nazionale ai microfoni di Mediaset - lo dimostriamo ogni partita e vorremmo dimostrarlo anche domenica. La Roma sta facendo un grandissimo campionato, bisogna dare loro merito di un inizio strepitoso, che rimarrà nella storia. Non credo sia così facile avere la continuità per tutta la stagione. Sono imbattuti, c’è tanta voglia di confrontarsi con loro e vedere se saranno così bravi anche domenica sera». Il guanto di sfida è stato lanciato. Sarà singolar tenzone. «Credo che sia per noi che per la Roma la sosta poteva aspettare un pochino, perché venivamo comunque da un periodo molto positivo - ha continuato Chiellini - Gli ultimi risultati dimostrano che eravamo in ottima condizione. Credo che abbiamo lavorato bene in questi giorni e che arriveremo pronti per disputare una partita da Juve». Sulla stessa lunghezza d’onda Leonardo Bonucci. «Negli ultimi due anni allo Stadium ci siamo divertiti contro la Roma - ha continuato il compagno di reparto di Chiellini - sarà una grandissima partita, ma noi vogliamo vincere e mettere le mani sul 32esimo scudetto». Non ha voluto fare polemiche Llorente, che affiancherà Tevez in attacco. «La Roma è una squadra che ha fatto un inizio strepitoso, è stato magnifico, noi ci abbiamo messo un po’ di più a carburare - ha detto lo spagnolo a Sky - però credo che adesso abbiamo preso continuità e stiamo dimostrando una grande voglia di vincere il campionato».

OCCHIO AL GUERRIERO

Parole insomma. Che dividono, ma che possono trovare pure convergenze, come l’apprezzamento di Totti verso Vidal, bollato come «uno dei centrocampisti più forti d’Europa». Il cileno, fresco di rinnovo di contratto, è l’uomo che ha fatto cambiare idea a Conte. Poche settimane dopo il suo arrivo dal Bayer Leverkusen, Vidal aveva già “costretto” il tecnico ad accantonare il suo cavallo di battaglia (il 4-2-4) per passare prima al 4-3-3 e poi al 3-5-2, l’abito del campionato, quello che gli ha permesso di vincere. Come Tevez, Vidal fino ad ora ha messo a referto 12 gol (tutti festeggiati mimando il cuore). Tanta roba per un centrocampista. Il suo percorso di vita è stato burrascoso. Difficile. Come il quartiere, San Joaquin, a Santiago, in Cile, dove è nato e cresciuto senza un padre, che lo ha abbandonato quando era un bambino. Lì ha temprato il suo carattere. È diventato il Guerriero. Una parola che racchiude tutto il suo mondo, una parola tatuata sul braccio, come il nome del figlio Alonsino, i due scudetti della Juve e le tre stelle tanto care ad Andrea Agnelli. Dalle sue parti lo chiamano anche Celia Punk, come la sua cantante preferita, Celia Cruz. Porta la cresta. Come Balotelli. Per i tifosi bianconeri è un’icona. Il 18 agosto 2011 negli spogliatoi del San Nicola, a margine del Trofeo Tim, dopo aver segnato il suo primo gol in bianconero all’esordio contro il Milan, lasciò a bocca a aperta i suoi compagni, gridando nella sua lingua: «Vinciamo lo scudetto». È stato l’urlo del Guerriero. L’urlo di Vidal. L’unico a cui Conte non rinuncerebbe mai: «Se dovessi andare in guerra, porterei con me Arturo».

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