La Juventus è tornata: bianconeri di nuovo Allegri e vincenti

Lunedì 4 Dicembre 2017 di Alberto Mauro
Tre anni fa l’Olympiacos, due anni fa il Sassuolo, la scorsa stagione la Lazio. Quest’anno il popolo juventino si augura che la partita della svolta sia stata quella di venerdì contro il Napoli, un primo verdetto arriverà presto, entro Natale, dopo Inter e Roma. C’è ancora parecchia strada da fare da qui alla fine, ma la prima vittoria stagionale in uno scontro diretto - al San Paolo - ha rilanciato di prepotenza le ambizioni di una Juve a caccia di quello che 8 anni fa sembrava utopia, e invece oggi è in archivio per sei/settimi.
 
TRAGUARDO RECORD
L’ultimo record ancora in piedi è quello dei i 7 scudetti consecutivi del Lione (anni 2000), roba che nemmeno la Juve Campione del Mondo di Lippi aveva osato immaginare. L’intuizione è partita da Andrea Agnelli, Conte ha imbastito il progetto, Allegri lo ha trasformato in realtà, lanciando la sfida all’Europa con due finali (perse) in tre anni. Il settimo scudetto consecutivo rischia di diventare a tutti gli effetti anche uno spartiacque della recente storia juventina, con la vecchia guardia (Buffon e Barzagli su tutti) pronta a cedere il passo alle nuove leve, il possibile addio di Max Allegri a giugno e magari qualche altra cessione illustre, sulla scia di Vidal, Tevez, Pogba e Bonucci. Lo scudetto è ancora tutto da conquistare, ma a Napoli la Juve ha dato segnali forti e un avviso ai naviganti: la Vecchia Signora non muore mai. Magari sonnecchia e va in letargo – vedi la Supercoppa contro la Lazio e il tonfo a Marassi contro la Samp – ma nei momenti decisivi si riaccende e il gruppo si ricompatta; l’abbraccio collettivo sul terreno di gioco del San Paolo e i festeggiamenti negli spogliatoi dicono che a Vinovo hanno ancora tutti fame. Se c’è una costante nelle quattro stagioni di Allegri è la partenza soft, con accelerazione nel finale quando i punti iniziano a pesare. «Il campionato si decide in primavera» il ritornello del tecnico bianconero, e proprio da febbraio in poi la Juve non ma hai mancato l’appuntamento con lo scudetto. L’altra costante è la svolta tattica: quando capisce che la squadra ha esaurito gli stimoli con il sistema di gioco di riferimento, l’allenatore non ha paura di sperimentare e cambiare, riuscendo quasi sempre a trovare la soluzione che più si addice ai giocatori: nessun dogma, ma tanta esperienza sul campo. Hanno detto che non gioca bene, prende troppi gol e contro il Napoli si è difesa per tutto il secondo tempo? Può darsi, ma intanto dopo 15 giornate è la miglior Juve di Allegri in campionato. Lo dicono le statistiche e la classifica. In testa c’è l’Inter ma i bianconeri sono lì a 37 punti. Uno in più dell’anno scorso e della stagione 2014-2015, ben 10 in più di due anni fa. E’ vero, la difesa ha concesso più gol (14 contro i 13 dell’anno scorso) ma l’attacco sta viaggiando alla media di 2,7 reti a partita con 41 i gol segnati, l’anno scorso erano 32, 22 due anni fa, 31 nel 2014-2015. La serenità di Allegri - dispensata anche sotto forma di sorrisi e battute alla vigilia del Napoli – deriva dalla consapevolezza dei suoi mezzi.

PARTENZE LENTE
E se le partenze non sono mai state il suo forte, evidentemente le sue intuizioni tattiche hanno sempre rimesso la squadra in carreggiata. Bene l’avvio in campionato nella prima stagione, 2014-’15, meno nel girone di Champions: proprio contro l’Olympiacos - dopo le sconfitte ad Atene e a Madrid nel mese di ottobre -, Allegri si inventò il 4-3-1-2 con Vidal alle spalle di Morata e Tevez, la Juve cadde solo a Berlino. L’anno successivo rischio’ l’esonero dopo la sconfitta contro il Sassuolo a fine ottobre, con 12 punti alla decima giornata. La scossa di Buffon ed Evra nello spogliatoio e la vittoria nel derby all’ultimo minuto segnò la svolta e la rimonta scudetto. L’anno scorso la sconfitta contro la Fiorentina a metà gennaio suggerì ad Allegri di mettere in cantina il 3-5-2 per il più moderno 4-3-1-2, mossa vincente che spalancò ai bianconeri le porte di Cardiff, con sesto scudetto consecutivo. Quest’anno c’è chi ha visto la svolta tattica decisiva nel 4-3-2-1 del San Paolo, presto per dirlo, vedremo se sarà riconfermato anche ad Atene, ultima chiamata per gli ottavi. Un punto di vantaggio sullo Sporting da gestire, Mandzukic ancora in dubbio (polpaccio sinistro), Dybala e Douglas Costa in crescita e Higuain ritrovato. L’Europa chiama, serve una risposta decisa, proprio come contro il Napoli. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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