Allegri fa strani esperimenti tattici per preparare la “remuntada”

Allegri fa strani esperimenti tattici per preparare la “remuntada”
di Gianfranco Teotino
3 Minuti di Lettura
Lunedì 25 Febbraio 2019, 12:30

Le grandi manovre per preparare la remuntada più complicata della storia della Juventus sono cominciate con un paio di mosse davvero poco convincenti. Strano che un allenatore pragmatico, per alcuni fin troppo, come Allegri abbia deciso, improvvisamente, a stagione inoltrata, di provare due giocatori importanti in un ruolo che non è mai stato il loro. L’esperimento Cancelo esterno offensivo è fragorosamente fallito, l’impiego di Bernardeschi interno di centrocampo ha trovato qualche consenso in più, ma soltanto per il maggiore eclettismo dell’azzurro, abituato dai tempi della Fiorentina a cambiare spesso posizione in campo. 
MAI UNA JOYA
In ogni caso, con questa formazione sghemba, i bianconeri sono stati tenuti in scacco dal coraggioso nuovo Bologna di Mihajlovic per più di un’ora, fino a che l’ingresso di Dybala ha rimesso le cose, cioè i giocatori, al loro posto. Il dibattito sul perché la Juventus stra-dominante in Italia soffra così tanto in Europa – va ricordato che la sconfitta di Madrid è la terza in sette partite di Champions in questa stagione – è più che mai aperto. Le posizioni dominanti sono due e possono essere sintetizzate con gli slogan “campionato non allenante” e “colpa di Allegri”. Fra gli juventini è maggioritaria la corrente dei critici nei confronti dell’allenatore, anche perché attribuire i problemi internazionali alla mancanza di competitività domestica significa sminuire i successi in Serie A. E’ difficile mettere in discussione un tecnico che ha vinto gli ultimi quattro campionati, le ultime quattro Coppa Italia e che ha comunque raggiunto due finali di Champions. Eppure, non c’è dubbio che la Juventus di oggi non abbia una fisionomia definita, al contrario delle grandi europee con cui si deve misurare. Non è né una squadra difensiva, né una squadra d’attacco. Non è né una squadra aggressiva, né una squadra ragnatela. Non ha una formazione titolare. Allegri si affida alle doti tecniche dei suoi, a un’organizzazione difensiva attenta e ad alcune intuizioni estemporanee. Due anni fa demolì il Barcellona con una formazione iper-offensiva: Dani Alves e Alex Sandro terzini bassi, due soli centrocampisti e di qualità come Pjanic e Khedira, il trio Cuadrado-Dybala-Mandzukic dietro Higuain. Poi, in finale avanzò Dani Alves all’ala, inserì Barzagli e fu travolto dal Real Madrid.
ENERGIE
Una delle poche certezze di Allegri è che più si risparmiano energie in campionato, meglio la squadra può esprimersi nelle sfide che contano in primavera. In realtà, la mancanza di abitudine a spingere fino alla fine è una delle cause del crollo di Madrid. “Allenante” non è solo la consistenza degli avversari settimanali, che pure conta, ma pure la predisposizione a non fermarti mai. La Juventus, nonostante abbia molti più punti di tutti, fra le capolista europee è la squadra che ha vinto il minor numero di partite con più di 2 gol di scarto. Questo tipo di intensità di gioco è difficile ritrovarla in due-tre settimane. Ecco perché per farcela Allegri dovrà ritrovare il Ronaldo di una volta, quello che le supersfide le vinceva anche da solo.

© RIPRODUZIONE RISERVATA