Juan Jesus insultato, razzista espulso dalla Roma. Il club: «la Lega non ci lasci soli»

Sabato 28 Settembre 2019

Stop al razzismo e ai ricatti degli ultras. La Roma e Juventus lanciano segnali importanti nella battaglia contro l'inciviltà. Messaggio forte e chiaro per tutti: bisogna denunciare. Ma c'è un tema ancor più importante che si sovrappone al primo: le squadre che denunciano hanno paura di restare sole. Ed è qui che si combatte la vera battaglia. Quali sono le vere tutele per i club? C'è unità d'intenti? Vertice e base vanno a braccetto? Di sicuro c'è da lavorare. Ed è in questa chiave che va letto lo scontro via Twitter tra la Roma e la Lega di A. Il retroscena racconta di diverse chiamate senza risposta del «chief revenue officer» Francesco Calvo, nel pomeriggio di ieri, agli uffici di via Rosellini.

Razzismo, la Roma attacca la Lega di A: «Affrontate il problema». La replica: «Aspettiamo il vostro Ambassador»
 

 


BOTTA E RISPOSTA
Non è un caso che, dopo la decisione di daspare a vita il tifoso che aveva insultato sui social Juan Jesus dandogli dello «Scimmione negro», la Roma abbia immediatamente puntato il mirino sulla Lega di Serie A: «State davvero pensando di affrontare seriamente il problema del razzismo nel calcio italiano, Serie A? Ora ci vuole tolleranza zero». Tweet recepito con un certo fastidio dalle parte di Via Rosellini a Milano, tanto che la risposta, piccata, non si è fatta attendere: «Cara Roma, siamo tutti dalla stessa parte, insieme stiamo costruendo la squadra della Serie A contro il razzismo: aspettiamo con ansia da 3 settimane il nome del vostro ambassador!». Il riferimento è all'iniziativa intrapresa dopo i cori dei tifosi del Cagliari contro l'attaccante dell'Inter, Romelu Lukaku, per cui si era chiesto alle squadre di Serie A di individuare un calciatore per far parte della Squadra contro il razzismo della Lega Serie A. In realtà la Roma è nei termini visto che la scadenza per il nome è fissata per il 30 settembre. Alla luce di quanto avvenuto il club giallorosso ha deciso di nominare proprio Juan Jesus come ambassador. A fine serata è arrivato il colloquio tra il vicepresidente Mauro Baldissoni e l'ad della Lega, Luigi De Siervo che ha sottolineato: «La battaglia contro il razzismo ci vede in prima linea insieme alle nostre società. Nei prossimi giorni presenteremo un progetto concreto insieme alle Forze dell'Ordine e a un grande partner internazionale per contrastare qualsiasi forma di discriminazione».

LE ISTITUZIONI
«Mi congratulo con la Roma per la decisa azione di contrasto alla discriminazione messa in atto di concerto con le forze di Polizia. Attività di questo tipo ci dimostrano come il calcio sia in grado di dare risposte concrete e di grande eticità nell'affrontare problematiche che interessano l'intera società civile. Siamo sulla strada giusta per allontanare i razzisti e i violenti dal nostro mondo» il commento del presidente della Figc, Gabriele Gravina, che poi ha rimarcato «La lotta contro il razzismo è la prima voce di impegno da parte della Federcalcio e di tutti i club». L'iniziativa della Roma, non poteva essere altrimenti, ha raccolto consensi unanimi. Immediato il tweet del presidente del Consiglio dei ministri Giuseppe Conte: «Chi ha insultato Juan Jesus non ha alcuna passione per lo sport: che stia fuori a vita dagli stadi». Subito dopo è stato il turno di Matteo Renzi: «Complimenti alla Roma, questa è la strada giusta!». Juan Jesus ha risposto pubblicando una storia su Instagram: «Grazie per la solidarietà. Queste sono battaglie di civiltà che dobbiamo vincere. Uniti e insieme».

PROVVEDIMENTI DURI A TORINO
Non solo la Roma, perché la prima a muoversi in questo senso è stata la Juventus che ha denunciato alcuni suoi ultrà. Estorsione, associazione a delinquere e autoriciclaggio, questi i capi d'accusa che hanno portato il Questore di Torino, Giuseppe De Matteis, a distribuire 38 daspo nell'ambito dell'inchiesta Last Banner. Per quattro di loro niente stadio addirittura fino al 2029. Mai c'erano stati provvedimenti così lunghi nel nostro calcio. A essere colpiti dal provvedimento al massimo della pena Dino Mocciola, il capo dei Drughi, con i suoi due luogotenenti Salvatore Cava e Domenico Scarano, e il capo di Tradizione, Umberto Toia. Un turno di squalifica alla curva per gli insulti razzisti a Miralem Pjanic durante la sfida di martedì sera contro la Juve. Pena però sospesa (in caso di nuovo episodio scatterebbe automatico lo stop per due gare) perché si tratta della prima volta per i sostenitori del Brescia.
E. B.
 

Ultimo aggiornamento: 13:25


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