Italia-Spagna, spganoli in maglia bianca per scaramanzia, ma hanno la memoria corta...

Alvaro Morata
di Romolo Buffoni
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Martedì 6 Luglio 2021, 07:30 - Ultimo aggiornamento: 19:50

Dimenticate le Furie Rosse e la Roja: la Spagna stasera indosserà l’abito bianco. Non si tratta né di una scelta dettata da un improvviso senso estetico, né di esigenze televisive giacché blu contro rossi è la base cromatica del football di ogni latitudine. Non è nemmeno un tentativo di riesumare i Blancos del Real Madrid, fatti fuori da Luis Enrique e clamorosamente assenti per la prima volta dopo 21 anni dalle quattro selezioni giunte in semifinale all’Europeo. La Spagna ha deciso così perché giocando con la seconda divisa in questo torneo si è espressa meglio: dopo i balbettanti pareggi contro la Svezia all’esordio (0-0) e la Polonia nella seconda partita del girone (1-1) è arrivata la manita (a zero) alla Slovacchia di bianco vestiti.

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Altra manita (a 3) alla Croazia nell’ottavo di finale risolto con uno scoppiettante supplementare, mentre il quarto di finale è stato scavalcato eliminando la Svizzera ai rigori dopo l’1-1 dei 120 minuti, sempre indossando la divisa bianca. Pura scaramanzia, quindi. Ma la cabala è una cosa dannatamente seria e chi ha poca memoria rischia autogol pazzeschi, il che sarebbe però in tema con questo Europeo dove è tornato di moda l’harakiri (10 fino a questo momento i traditori dei propri portieri, un record).

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RICORDI RIMOSSI
Così, forse, gli spagnoli non ricordano che nella storia dei 37 confronti con gli azzurri (11 vittorie per parte e 15 pareggi) vestendo di bianco hanno incassato le due delusioni più cocenti e recenti. A Euro2016, allo Stade de France, gli azzurri di Conte chiusero di fatto il ciclo d’oro della Spagna di Del Bosque campione di tutto, battendola 2-0 ed eliminandola agli ottavi di finale con i gol di Chiellini e Pellè. Erano i quarti di finale e dei Mondiali Usa, invece, quelli che Italia e Spagna disputarono a Boston il 9 luglio del 1994. Una partita che a Madrid ricordano ancora con l’amaro in bocca, avendola eletta a più atroce ingiustizia della storia calcistica del paese. Una sorta di Italia-Corea del Sud del 2002, quella dell’arbitro Moreno per intenderci.

L’unico con la maglia rossa in quel match fu proprio Luis Enrique, che sporcò la sua divisa bianca con il suo sangue in seguito alla terribile gomitata che gli rifilò Tassotti. L’arbitro, l’ungherese Sandor Puhl eletto quattro volte miglior fischietto del mondo e scomparso lo scorso 20 maggio a soli 65 anni d’età, e i guardalinee non videro ciò che il replay mostrò inequivocabilmente. Ma il Var era solo un’ipotesi remota all’epoca. L’Italia di Sacchi vinse 2-1 con i gol di Dino e Roby Baggio, intervallati dall’autorete di Benarrivo, e volò in semifinale (dove superò la Bulgaria prima di arrendersi in finale ai rigori contro il Brasile). Tassotti con la prova tv venne squalificato 8 giornate, la sua carriera in azzurro finì lì. Scaramantici ma con la memoria corta gli spagnoli che in rosso, invece, hanno rifilato agli azzurri la più sonora sconfitta mai rimediata in una finale: il 4-0 epilogo di Euro2012 a Kiev, con David Silva, Jordi Alba, el Nino Torres e Mata a fare scempio dell’Italia prandelliana e capitan Iker Casillas a invocare «respecto a Italia» ai suoi compagni. Furie Rosse, quella volta sì.

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