L'Italia si inginocchia o no contro l'Austria? Quanto è fastidioso il rumore dell'indecisione

L'Italia si inginocchia o no contro l'Austria? Quanto è fastidioso il rumore dell'indecisione
di Alessandro Catapano
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Sabato 26 Giugno 2021, 12:20 - Ultimo aggiornamento: 18:05

Si inginocchiano, non si inginocchiano. Come è possibile che una questione tanto nobile e delicata, sia diventata come sfogliare la margherita? Va detto, senza voler giudicare nessuno, che questa storia dell’inginocchiamento sia scaduta anche, in realtà forse soprattutto, per un difetto di comunicazione: poche parole, e confuse sono arrivate dagli azzurri su un tema che invece avrebbe dovuto, potuto elevarli da buoni/ottimi calciatori a uomini che dimostrano di sapere dove vivono e cosa accade intorno a loro. Per carità, sono solo calciatori, e innanzitutto pensino a giocare e possibilmente a farci vivere altre notti magiche.

L'Italia: «Noi azzurri uniti contro il razzismo, anche chi non si inginocchia»

Euro2020, il fastidioso rumore dell'indecisione

Però, però: è un momento storico che va in tutt’altra direzione, è l’Europeo più politico che si ricordi, il cosiddetto movimentismo coinvolge anche superstar del pallone, dal rifiuto sdegnato dell’invadenza degli sponsor all’esibizione dei colori arcobaleno per lasciare un segno contro l’omofobia. Ecco perché i tentennamenti degli azzurri, quel temporeggiare di Bonucci, i silenzi degli altri, anche il generico appello alla libertà di Mancini (ci mancherebbe, mister), stridono, e tanto. Il rumore dell’indecisione è francamente fastidioso. Sarebbe stato più comprensibile, nel rispetto delle idee di tutti, prendere una posizione, anche spiacevole per chi a questa lotta non solo crede, ma le riserva un ruolo fondamentale, anche più del comportamento in campo. Sarebbe bastato restare su quei binari comodi scelti all’inizio, per andare sereni: noi combattiamo il razzismo nei modi che scegliamo noi. Punto. Come la multietnica Francia. E se gli altri si inginocchiano, contenti loro, noi li guardiamo.

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Cosa succederà al fischio d'inizio

Purtroppo, invece, non hanno scelto. Siamo alla quarta partita di questo Europeo e non sappiamo ancora nè come la pensino nè come - in cuor loro - vorrebbero regolarsi gli azzurri sulla lotta al razzismo. Siamo al «ci riuniamo, non abbiamo una linea, non abbiamo fatto richiesta, non lo facciamo, però se lo fanno gli altri, forse…», ma poi ovviamente arriva l’alert istituzionale che subito ci ricorda: «Nemmeno l’Austria ha fatto richiesta». Dunque, tutto rinviato al Belgio, ammesso che Lukaku e compagni passino il turno (ammesso che lo passiamo anche noi)? Nemmeno questo si può dire, perché nessuno sa se stasera, per dirne uno, David Alaba, stella austriaca di padre nigeriana e mamma filippina, resterà in piedi o si inginocchierà come sente di fare, magari trascinando con sè anche i compagni. E in quel caso, i nostri che faranno? Al fischio d’inizio la risposta. Però, che pena.

 

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