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Euro2020, Italia più forte di tutto: Mancini sfida l'Austria a Wembley con i migliori

Mancini
di Ugo Trani
4 Minuti di Lettura
Sabato 26 Giugno 2021, 07:30 - Ultimo aggiornamento: 18:14

«Giocare a Wembley deve essere un piacere», Lo spirito dell’Italia è nella frase di Mancini che, introducendo l’ottavo contro l’Austria (stasera, ore 21), chiama in causa il mitico teatro del calcio inglese. È il suo modo di chiedere la prestazione migliore agli azzurri. Superiore alle altre che hanno permesso di allungare la striscia dei risultati utili fino ai 30 di Pozzo. Insiste, da esteta, sul calcio propositivo: la chance è presentarlo sul palcoscenico ideale. Così si lascia trasportare dal fascino dello stadio londinese. «I miei giocatori devono essere felici di scendere in campo. C’è chi lo sogna per una vita senza avere mai l’occasione che capita a loro. Devono aver rispetto di questo tempio. Sono sicuro che si comporteranno bene come hanno fatto finora» garantisce il ct.

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Senza veleno

Wembley è sold out solo perché in tempi di pandemia si dice così. Capienza al completo, anche se è ammesso appena il 25 per cento del pubblico, meno di 22 mila spettatori. Saranno solo 1200 i tifosi azzurri, ovviamente residenti in Inghilterra. Il premier Johnson ha promesso il pienone, con 60 mila presenze, per le semifinali e la finale. Mancini guarda solo alla «bellezza» e non al resto. «Siamo stati benissimo all’Olimpico. A Roma si era creato qualcosa di speciale ma è un Europeo itinerante. Questo è uno stadio fantastico e ci sarà una bell’atmosfera». Non si volta indietro, pensando alla finale di Champions persa con la Sampdoria nel 1992. Lui in campo, come altri del suo staff, a cominciare dal capodelegazione Vialli. L’attualità si divora il passato. «Dovremo fare la nostra partita. Nell’ottavo e anche nelle altre: fino alla quarta, se saremo così bravi. Insisteremo con il nostro calcio, questo dobbiamo fare. Adesso viene il bello del torneo». Con le gare da dentro o fuori. «Devi vincere per forza. L’Austria, tra l’altro, è un’ottima squadra, non dobbiamo sbagliare nulla. Loro sono aggressivi e hanno qualità». Si sbilancia, dando appuntamento alla possibile big da incrociare nei quarti, il Belgio di Lukaku o il Portogallo di Ronaldo. «La più difficile è la prima, cioè questa. La seconda diventerebbe più facile». Non dedica, con eleganza, nemmeno un passaggio all’arbitro che è l’inglese Taylor. E, con una battuta, usa il sorriso per rispondere a chi cerca di agitarlo con la variante Delta che non dà tregua alla popolazione inglese. «Abbiamo fatto tutti la seconda dose del vaccino: siamo tranquilli». Va subito oltre. «Pressappoco ci siamo». Il riferimento è alla formazione. «La mia fortuna è avere calciatori che entrando possono risolvere la partita». Verratti sembra davanti a Locatelli per fare il play di scorta accanto a Jorginho e garantire libertà a Barella. Con Chiellini il ct ha parlato prima di lasciare Coverciano. La tentazione c’è, ma senza rischiare. Tornano i titolari delle prime gare: i terzini Di Lorenzo e Spianazzola e i centrali difensivi Bonuucci e Acerbi. Tocca a loro proteggere Donnarumma: l’Italia non prende gol da più di 10 partite, da 1055 minuti. Il record di Zoff è 1143’. Davanti, invece, riappare il tridente del Sud con Berardi e Insigne ad accompagnare Immobile. «Ringrazio questi ragazzi che mi hanno fatto divertire, vorrei continuare a farlo», chiarisce Mancini. Il collega Foda, invece, riflette sulla difesa a 3 per l’Austria che è al 23° posto nel ranking Fifa.

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